JAUME CABR.
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LE VOCI DEL FIUME.
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Parte 4.
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Titolo originale: Les veus del Panamo.
Traduzione di: Stefania Maria Ciminelli.
2007. Editrice La nuova frontiera, ROMA.
Collezione Liberamente. 
ISBN 978-88-8373-101-3. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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54.
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Il colonnello Silvn scese dall'auto nera di aspetto severo, si calc il berretto militare e prese
possesso della Plaa Major di Torena con lo stesso gesto che piaceva fare al sindaco Targa: con le due
mani sui fianchi, guardando tutt'intorno, girando su se stesso, alzando leggermente tre o quattro volte i
talloni, con la punta dei piedi a terra. Gesto da padrone. Nonostante il suo metro e sessanta, era il
padrone. Nonostante i capelli bianchi e la voce in falsetto, era il padrone. Il sindaco, con l'uniforme
falangista completa, come i suoi uomini l presenti, lo stava aspettando sulla scalinata del comune. Il
colonnello entr nell'edificio seguito dal suo assistente e da Valent Targa. Nell'ufficio del sindaco, il
militare si ferm all'improvviso, sorpreso. Il ritratto di Targa. Stese una mano indietro e l'assistente gli
diede un sigaro e da accendere. Scrut in silenzio quello sguardo vivo del Targa del ritratto mentre
dava le prime boccate. Senza alcun commento, avanz fino in mezzo alla sala, si tolse il berretto, che
gli raccolse l'assistente, e si sporse sulle cartine stese sul tavolo delle riunioni, intorno al quale due
tenenti cartografi e il maestro falangista Fontelles, anch'egli in uniforme, erano sull'attenti in attesa di
ordini. Senza guardarli, il colonnello Silvn fece loro un segno di riposo, poi fece un gesto che voleva
dire che succede qui.
Due pastori hanno avvisato il comune della presenza di individui sospetti sulla vecchia via dei
contrabbandieri.
E i pastori come sono? battendo a terra impaziente con la suola della scarpa.
Sostenitori del regime.
Qual  la via dei contrabbandieri?
Quella che segue la linea di crinale della catena di Altars e va verso nord indic uno dei
cartografi. Fece due croci con una matita rossa accanto al picco del Montsent.
Ma la via dei contrabbandieri  quella del passo di Salau.
Dopo la guerra le cose sono cambiate intervenne Targa Salau  molto sorvegliato.
Non c' niente di sorvegliato.
Dandosi un po' d'importanza, il colonnello confid a loro e alla spia del maquis falangista
Fontelles come cazzo pretende l'alto comando che possiamo sorvegliare tutto questo fottuto confine
pieno di neve, vento e bufere. Non ci sono abbastanza soldati n guardie civil e nessun maquis pu
permettersi di giocare a fare il...
E gli individui sospetti? interveniva Giuda Fontelles, per evitare di essere ricordato come uno
che sta sempre zitto. Qualcuno li ha visti, no?
Manderemo delle pattuglie sul luogo in cui sono stati avvistati. Setacceranno fino a Sant
Maurici. Guard attentamente la carta:  una strada lunghissima! Perch entrano di l? Girandosi
verso l'assistente: Quindici giorni di pattuglie. Ai presenti: Non possiamo assolutamente abbassare
la guardia a Salau. Passiamo tutto il santo giorno a setacciare la montagna, come mugnai.
Certo, certo detto a bassa voce, dai comprensivi presenti.
Che ci consiglia di fare, colonnello? Targa, ansioso di rendere un servizio alla Patria, al
Caudillo, all'esercito e al colonnello Silvn, che era uno dei pochi militari di alto grado amico dei
falangisti e quindi lo poteva promuovere dentro la Falange grazie anche al fatto che era fratello
dell'eroico camerata Silvn, presente, e del camerata Silvn capozona della provincia di Lleida e,
soprattutto, figlio del camerata Silvn, il non so che cosa di Jos Antonio.
Niente. I facinorosi devono sentirsi sicuri. L'esercito setaccer la zona fino a fine mese. Perch
poi dobbiamo...
L'esercito si ritira dal Pallars?
Se sei una spia professionale che ha seguito dei corsi intensivi all'emmaifaiv britannico o
almeno un ciclo di istruzioni d'uso ben dettagliate da una persona con esperienza, la prima cosa che ti
dicono  che quando ti trovi nel tuo ruolo segreto non puoi assolutamente fare domande dirette e
importanti, perch tutti i presenti taceranno e in quei momenti di pesante silenzio ti guarderanno e, a
seconda dei riflessi, estrarranno la pistola dal fodero, e non sapete quanta fatica si fa a trovare nuovi
agenti.
Tutti i presenti: Valent Targa, sindaco di Torena, il colonnello Silvn, comandante in capo del
distaccamento dell'esercito nel Pallars, sorto dal primo raggruppamento della sessantaduesima
divisione del Corpo dell'Esercito di Navarra, il caporale Benicio Fuentes, assistente del colonnello
Silvn, e i due tenenti cartografi destinati al secondo raggruppamento della sessantaduesima in servizio
speciale su richiesta del comando del primo raggruppamento dello stesso Corpo dell'Esercito tacquero
e, in mezzo a un pesante silenzio, guardarono il falangista Giuda Fontelles e le parole avvelenate che
gli erano appena uscite di bocca. Per il momento, non sfoderarono.
Perch lo chiede... camerata...
 il maestro Fontelles, un...
Lo so, lo so. A Oriol: Perch? Un'altra boccata al sigaro, ormai cortissimo.
Per... Si immagin di essere Viriato e che gli altri fossero i romani e, a voce alta e con
orgoglio, disse per prepararmi nell'evenienza, signore, a infondere lo spirito combattivo in tutto il corpo
dei maestri della zona. Credo di poterne fare degli ottimi informatori, colonnello.
Il colonnello butt il sigaro per terra e lo schiacci col piede:
Sa, camerata Fontelles, che quella che ha detto non  una fesseria?
Stese la mano indietro e l'assistente gli restitu il berretto. Poi usc dall'edificio del comune con
la stessa fretta con cui ci era entrato. Come era fama tra coloro che gli erano pi vicini, la riunione
presieduta dal colonnello Silvn era durata appena il tempo di un sigaro Faria.
Valent Targa era euforico perch, al momento di congedarsi, il colonnello gli aveva poggiato
amichevolmente la mano sulla spalla, gesto che si poteva interpretare molto positivamente. Molto.
Quando torn nella sala, dove il falangista Fontelles stava osservando attentamente le carte
geografiche, aveva voglia di chiacchierare. Con il dito, indic Torena sulla carta stesa sul tavolo.
Qui disse.
Che cosa, qui?
Mi faccio una casa qui. Mi sono rotto di stare a pensione.
Perch non vivi ad Altron?
Non parlo con quelli di casa.
Valent Targa non spieg al camerata Fontelles il sistema che aveva usato per comprare il
terreno perch non voleva mettersi a discutere con il maestro. Era un invitante terreno pianeggiante
vicino ad Arbess, con vista su tutta la Vall d'ssua, e sognava di costruirci una dimora come casa
Gravat, con domestiche silenziose, il suo quadro appeso al muro in salotto, un orologio da parete di
legno nobile, che quando avesse suonato le ore sarebbe sembrato una cattedrale. Ci avrebbe fatto venire
il suo Fiorellino a occuparla e a farci la signora di casa, se riusciva a convincerla ad andare a vivere in
un paese cos lontano da Plaa d'Urquinaona. E, come a casa Gravat, dei graffiti sulla facciata, un
disegno molto raffinato: a destra, Dio Padre Onnipotente e la Falange, una donna che tiene uno scudo
con l'effigie di Jos Antonio; a sinistra, il Caudillo, la Madonna del Pilar, patrona dell'Esercito, e dei
valorosi soldati. E tu mi farai i disegni preparatori. A proposito, se hai intenzione di rimanere per molto
tempo a Torena, adesso  il momento di pensare a farti una casa. L'ho detto e non voglio insistere.
Alle undici di sera, dalla finestra della casa del maestro Oriol fece dei segnali di luce che
dicevano al faro chiedo colloquio campo neutro urgente pericolo. E si augur che al faro ci fosse
qualcuno disposto a prendersi una polmonite per la resistenza. Nessuno, assolutamente nessuno deve
passare per la catena di Altars, nessuno deve venire a scuola per quindici o venti giorni. Aprite nuove
vie.  probabile che l'esercito si ritiri quest'estate dal Pallars.
Sei sicuro?
Il tenente Marc si freg la barba e lo guard con gli occhi arrossati per le poche ore di sonno.
No. Ma se ne parla.
Dai, che ti spieghiamo come funziona questa radio.
Due uomini silenziosi aprirono il pacco che portavano e lo appoggiarono con molta attenzione
sul pavimento della soffitta della scuola. Una scatola di ferro, delle lancette, degli auricolari e un
pericolo in pi.
55
La lasci proprio sulla porta, dopo averle dato un bacio che lei consider troppo breve, forse
perch dietro a loro il frate portinaio faceva finta di interessarsi allo schermo del suo computer pieno di
misteri monacali. Arnau chiuse delicatamente la porta e lei scese i quattro gradini desolata, privata di
suo figlio, me l'hanno cambiato, me l'hanno trasformato in un uomo discreto, rassegnato. Per  felice.
E si chiama ancora Arnau. Non si chiama neanche Arni. Sulla spianata della basilica si lasci
abbagliare dalla ridicola luce del pomeriggio e tutta la sua pena le cadde addosso come se avesse
aspettato, raggomitolata sulla porta del monastero, che lei uscisse per avventarcisi contro senza piet.
Durante l'ora abbondante del colloquio, era riuscita ad allontanare la visione ossessiva di quella cagna
bastarda di Joana e di quel figlio di puttana di Jordi che le mentivano e la umiliavano. Per un'ora si era
dedicata a cercare di scoprire se Arnau era veramente un uomo felice o se fingeva di esserlo. Persino
con l'abito da novizio era bello. I capelli pi corti, senza la barbetta, ma con gli stessi occhi e lo stesso
modo di parlare a voce non troppo alta, con un'autorit che gli veniva da non si sa dove.
Sei triste.
Non ho ancora accettato l'idea di perderti.
Non mi hai perso. Sono qui. Puoi venire a trovarmi ogni tanto.
Ti ho perso.
E se fossi andato a studiare a Boston o a Cambridge?
Saresti pi vicino. Adesso c' una barriera che...
Indic le sedie di legno nero, quel tavolo inutile, il piccolo parlatorio dove si trovavano,
l'imitazione grossolana di un Mir, che poteva rappresentare qualsiasi angolo di Montserrat, appesa
davanti a lei. Non sapeva bene che cosa volesse esprimere, ma era chiaro che quello non era un posto in
cui sentirsi come a casa. Era andata a trovare suo figlio e si trovava a fare una visita.
Arnau le prese le mani e la guard negli occhi:
Mamma, non c' nessuna barriera.
Sicuramente preghi perch mi converta.
Lo disse con acidit e se ne pent subito. Ma lui cominci un sorriso, lo lasci a met mentre
pensava e rispose, con quella sicurezza che lei non aveva mai avuto, io non sono nessuno per volerti far
cambiare il modo di vedere le cose. Se prego per te  perch continui a essere la brava persona di
sempre.
Maledetto monaco, che aveva sempre pronte tutte le risposte pi liberali, tolleranti, intelligenti,
coerenti e tranquillizzanti, come se avesse studiato e soppesato prima ogni situazione. Come se avesse
la vita intera disegnata sulla piantina della Verit e dovesse solo aprirne una parte per consultarla in
caso di dubbio. E sempre una risposta, sempre una risposta, mai un dubbio, perch giocava nella
squadra di Dio.
Mi piacerebbe, sai, credere in Dio. Che pace, se ci potessi credere...
Arnau era troppo intelligente per rispondere. Tacque, probabilmente perch la capiva. Lei
continu:
Ma Dio  un enigma irrisolvibile.
Per me, no. Enigma vuol dire prove, cercare la soluzione, risolvere il problema... Per me Dio 
un mistero e lo posso affrontare solo con la fede.
Non hai bisogno di prove?
La fede si alimenta di fede, non di prove.
E tu sei figlio mio?
A quanto ne so, s.
Tacque perch non sapeva davvero che dire. Ma il silenzio la metteva a disagio. E le diede
ancora pi fastidio rendersi conto che ad Arnau infondeva calma. Lo volle rompere in qualche modo:
Hai freddo, qui?
No.
Ma hai bisogno di vestiti? Mangiate decentemente?
Che fa Jordi?
Tuo padre non sa che sono venuta.
E perch non lo deve sapere?
Perch non vengo da casa. Con un'irritazione che non seppe trattenere: Non pensare cose
strane. Sai che  stato eletto assessore al comune?
S. Ho ricevuto una lettera qualche giorno fa.
Certo, non vedeva l'ora di raccontarlo. Non ti ha detto nient'altro? Ti ha detto che mi mette le
corna?
Per le dimissioni di Porta; lui era il sesto della lista, ed eccolo l.
Gli fa piacere?
Credo di s. Adesso lo vedo poco. Per cambiare argomento: Mangiate bene?
Benissimo. Non ti preoccupare per questo.
Mi preoccupo per la tua salute.
Nella comunit ci sono otto monaci di oltre ottant'anni.
Vuoi passare tutta la vita tra queste mura? Fino a ottant'anni? Finch non morirai? Sapendo di
giocare sporco: E il mondo? E le scoperte, il progresso, il paesaggio, i film, i bisogni dei poveri, il tuo
progresso personale? Dopo una pausa malevola: E le donne?
Arnau le prese di nuovo le mani e le disse mamma, non  un sacrificio: sono felice, sono
tranquillo e vorrei che non penassi pi cos tanto per me: hai un figlio felice, accidenti. Non tutte le
madri possono dire lo stesso.
Sono venuta in un brutto momento?
Ma no. Ci mancherebbe altro. Tra tre settimane ci sar una festa per... se volete venire...
Una festa di che tipo?
Beh... Una celebrazione dell'Eucarestia per i familiari dei monaci della Comunit. Lo so
che...
Tra tre settimane sar in ospedale, mi staranno strappando dalle grinfie della morte a base di
chemioterapia o qualcosa del genere.
Riceveremo un invito?
Se non volete venire, no...
Tina guard la parodia del Mir sulla parete. Poi, con gli occhi fissi sul quadro:
Chi ha detto che non vogliamo venire?
Per la Messa, e tutto il resto...
Ho paura, Arnau. Ho paura di morire.
Siamo in grado di comportarci bene. Non ti preoccupare.
Perch sei triste?
L'autorit morale del figlio. Adesso  tuo figlio che comanda su di te e che vuole sapere perch
sei triste. E tu, come un figlio, non gli dirai che hai un problema con tuo marito e un altro al seno, non
sai ancora bene in quale ordine. E in testa, l'identit di un maestro maquis legata a diverse menzogne
che vuoi smascherare, non sai neanche perch, probabilmente per salvarti, per sentirti meno colpevole.
La vita  complicata, perch ho voglia di dirti che sono malata e che ho paura di esserlo. Per non te lo
voglio dire perch non voglio che preghi per me, non voglio che si confondano le preghiere con la
chemioterapia; per coerenza, Arnau, mi capisci? Per quella coerenza che Jordi improvvisamente non
ha. Il silenzio mi uccide perch in realt vorrei proprio dirti e ripeterti che sono malata, che mi devono
estirpare il seno destro e che spero non ci siano sequele; la dottoressa dice di no, che non ce ne saranno,
che sono stata fortunata e io mi chiedo se farsi estirpare un seno vuol dire essere fortunati.
Cose.
Tina si avvicin ad Arnau e gli accarezz la nuca. Lo guard. Non le faceva affatto piacere
vederlo vestito di nero, con l'abito da novizio. Per niente. Anzi, le dava una sensazione di sconfitta ma
non disse niente perch non lo voleva ferire.
Quando aveva chiesto di lui al frate portinaio, questi si era stupito a nome della Comunit
perch a quanto pare non  orario di visita e lei aveva detto che era di fuori, che stupidaggine, sono tutti
di fuori, a Montserrat. E che doveva parlare di una cosa urgente con suo figlio, che le facessero il
favore. Il frate portinaio allora era sparito in modo discreto ed era tornato in modo ancora pi discreto,
e senza dire niente l'aveva fatta entrare in una stanzetta spersonalizzata arredata con un inutile spirito
personalizzante. Sulla parete, un angolo sconosciuto della montagna, con tonalit ocra e verdi, che
imitava un Mir ma che era firmata da un certo Cusc. O Cusso. In quel posto si sentiva un odore
particolare, impreciso, che non sapeva definire. Aveva aspettato cinque minuti da sola, pensando chiss
dove sono dovuti andare a cercarlo, con una casa cos immensa. Nell'orto, in sacrestia, in biblioteca, in
cucina, tutto a mille chilometri di distanza. A quel punto si era aperta la porta che dava sui parlatori e
dei passi si erano avvicinati alla sua stanzetta. Un monaco... No, Arnau. Arnau con un abito nero e i
capelli corti, sani, forti, ma corti. Senza barbetta. Il fuggitivo rifugiato in un monastero. Arnau
mascherato da monaco. Dio mio. E le mani bianchissime come due uccelli dell'alba che si
nascondevano tra tante vesti nere, un sorriso riposato e diceva mamma, che fai,  successo qualcosa?
Allora lei l'aveva abbracciato senza dire niente perch la visione di Arnau vestito da monaco era troppo
dura. E non ne poteva parlare con Jordi. Tante cose dentro alla fine fanno male.
Non sono triste. Forse stanca. Sai che sto finendo il libro?
Su cosa era?
Delusione. Non se ne ricorda. Non vive pi per niente la mia vita.
Sulle case, i paesi e i cimiteri del Pallars.
Ah, bello. Ne porterai uno per il Monastero?
Lo porter per te. Mi sta costando pi fatica di quanto pensassi... I testi, le didascalie... e varie
cose che scopro a poco a poco. Ma me la cavo.
In quel momento nel convento suon una campana il cui suono quasi non si percepiva dai
parlatori. Ma lei not che Arnau si era messo in guardia; venti secondi dopo, con grande abilit, l'aveva
gi fatta alzare e l'accompagnava verso quella specie di ingresso dov'erano il frate portinaio, il suo
computer, i suoi segreti, i suoi occhiali e il suo sorriso molto simile a quello di Arnau. Quando era gi
sulla scale, sconcertata, sent la voce di Arnau che diceva che fa Juri Andreevic? nello stesso tono con
cui prima le aveva chiesto che fa Jordi. Allora cap che Arnau era irrecuperabile per la sua vita e che in
un sol colpo stava perdendo figlio, marito, gatto e, con un pizzico di sfortuna, seno e vita. Le scale
grigie, il freddo della spianata, la luce della sera e la sua desolazione. Fece una fotografia a quella luce
per fissare da qualche parte quella specie di tristezza che non si poteva descrivere a parole.
Il treno per Saragozza era alle dieci. Aveva tutto il tempo per andare a piangere in un angolo e
considerarsi la donna pi disgraziata del mondo. Era da cos tanto che non entrava in una chiesa che si
sorprese nel vedersi cercare l'acqua benedetta. L'odore di cera bruciata, i resti dell'incenso liturgico, la
penombra e il silenzio. And a sedersi all'estremit discreta di un banco delle prime file. Quattro
distratti contemplavano alcuni altari laterali. Un'ombra scura collocava un cartello che avvisava che
erano terminate le visite all'edicola della Madonna e, in modo del tutto inatteso, l'altare cominci a
riempirsi di piccoli cantori senza mani che, senza pensarci su troppo, intonarono il Virolai. Tina, che
pure era stanca, li ascolt con attenzione: cantavano con convinzione, con una perfezione un po'
monotona, senza nei, senza titubanze, non come lei. Pens che, dopo tanti anni in cui non aveva pi
messo piede in una chiesa, c'era poi tornata regolarmente per assistere a concerti e vi aveva ritrovato
segni, simboli, slogan, loghi, immagini e odori che la chiamavano da molto lontano e a cui poteva
rispondere con una certa indifferenza. Ma quella sera non si sentiva affatto indifferente, perch vedeva
di nuovo la chiesa come il nemico che le aveva rubato il figlio che non aveva pi. Questa volta ci
entrava in veste di nemica. Dio, tu ed io abbiamo dei conti in sospeso. Per questo non parlo con te,
come la Ventura.
Quando si svegli la basilica era al buio e sent un brivido di freddo. Con la coda dell'occhio, si
guard intorno agitata. Era sola, si era addormentata in quell'angolo e... Si alz di scatto e and verso la
porta. Era chiusa. Panico. Che si fa quando si rimane chiusi dentro una chiesa? Si poteva mettere a
gridare, perch la sua paura risuonasse nelle volte e si moltiplicasse; Arnau si sarebbe sentito ridicolo
per un momento, quando gli avrebbero detto tua madre  una sciagura, acciderba, guarda che ce ne
vuole a farsi chiudere dentro. Guard l'orologio. Erano gi le nove e lei era l'unico segno di vita in
quella navata. Allora prese il cellulare e chiam automaticamente al numero di casa. Ma si riscosse
quando sent la voce di Jordi che diceva pronto, pronto, Tina? Sei tu? e riattacc. Non voleva che Jordi
sapesse che era andata a trovare Arnau. Non voleva che la sua voce risuonasse in quella navata buia; le
avrebbe fatto paura. Non voleva che Jordi sapesse che si era fatta chiudere in una chiesa, non voleva
che Jordi sapesse che era entrata in una chiesa. Non voleva che Jordi l'aiutasse. Non voleva Jordi per
nessun motivo.
Le poche lampadine accese, con una luce smorta, rendevano ancora pi evidenti le ombre. Si
sedette su un banco, inquieta per il buio che si lasciava dietro, ma rassegnata ad aspettare ancora non
sapeva cosa. Dopo un bel po' si accorse che stava piangendo, non perch le bruciassero gli occhi, ma
per pura desolazione. Le venne in mente che forse poteva mettersi a pregare, chiedere aiuto a Dio, ma
cap subito che una preghiera in quel momento difficile sarebbe stata un'invocazione oscena.
Sicuramente i credenti vivevano molto meglio di lei. I credenti in qualsiasi cosa, anche solo in un'idea
politica. Lei faceva solo lezioni e fotografie e credeva in quello che poteva essere impressionato su una
pellicola, fosse materia, ricordo o sentimento. Ma non credeva in molte altre cose. Nell'educazione
come concetto astratto, forse. E da qualche mese non credeva neanche in Jordi, nel suo grande amore
che era diventato d'improvviso il suo grande odio. Oppure no: la sua grande indifferenza. No,
indifferenza, no: il suo grande disprezzo.
Renderti conto di aver perso la fiducia in qualcuno che hai amato senza riserve  come se questa
persona decidesse di morire tra le tue braccia senza il tuo consenso. Quindi non poteva pregare, non
poteva approfittare del tempo in quella chiesa basilicale che adesso aveva a sua disposizione. Poteva
solo riconoscere, sfinita per la pena, che suo figlio e suo marito avevano scelto altri amori, rifiutando il
suo.
Era da mesi che Tina non stava in silenzio cos a lungo, pensandosi. Mesi. Esattamente dal
momento in cui Renom le aveva detto di aver visto Jordi a Lleida quando doveva essere alla Seu,
chiuso in riunione, a lavorare. Dal giorno in cui aveva saputo che Jordi le mentiva, era stata incapace di
rimanere ferma a lungo perch allora le ombre le affollavano la mente. Per fortuna che adesso aveva il
libro da finire e la vita di Oriol Fontelles da sviscerare. Per fortuna che era particolarmente abile a
evitare i momenti di riflessione. Fino al trionfale giorno in cui si era fatta chiudere come una scema
nella chiesa basilicale del monastero di Montserrat e non aveva potuto evitare che tutta la miseria che si
trascinava dietro passasse davanti ai suoi occhi come in un'ironica e crudele sfilata di modelli.
Alle nove e mezza passate, quando sarebbe dovuta essere alla stazione di Sants, sent un rumore
dietro a lei e un lume flebile che si accendeva. Guard dietro. Era in alto, nel coro. C'era del
movimento nel coro. E se si metteva a gridare? Per un atavismo incontrollato, si nascose dietro a una
colonna e guard verso il coro. I monaci vi stavano entrando e, da quello che poteva vedere, si
collocavano ognuno in un posto preciso.
Per la prima volta nella sua vita, Tina Bros assistette alla preghiera di compieta. Cantarono un
pezzo breve, austero, non sapeva che cosa fosse e pens che una di quelle voci era di Arnau. Lo trov
bellissimo e non volle assolutamente rompere quella magia facendosi sentire. Quando ebbero finito, in
meno di mezzo minuto il coro rimase vuoto e oscuro e lei trattenne nella memoria quel piacevole
momento. Solo allora pens al treno, ma ormai era troppo tardi. "Come un ladro entrer nella tua casa,
o Jahv, e come un ladro ne uscir all'alba", lesse in un libro di salmi che era stato abbandonato su un
mobiletto accanto a una colonna. Come un ladro passegger per la mia vita e per la vita degli altri se
me lo permettono.
La notte fu gelida, ma lei riusc a dormire malgrado la paura e la scomodit del banco. Quando
sgusci fuori tra i primi visitatori e sbatt le palpebre aggredita dalla luce esterna, le ossa acciaccate, si
accorse che, malgrado la luce accecante, era una giornata nebbiosa, ricoperta dalla nebbia fredda dei
primi di marzo, il miglior paesaggio da sognare perch il lenzuolo della nebbia ricopre pietosamente i
dettagli, gli aneddoti, i difetti, lasciandoti solo il concetto e il sogno. Quando torno da Saragozza, si
disse davanti all'abisso di nebbia, verr di nuovo a Montserrat e gli dir che ci siamo separati, figlio,
anche se tuo padre non lo sa ancora, e non mi chiedere i particolari perch non ho intenzione di
raccontarteli.
Tina guard indietro, verso il monastero. Odiava fare la melodrammatica, ma le venne in mente
che forse non l'avrebbe mai pi rivisto. Ti voglio bene, Arnau. Non sono obbligata a comprenderti, ma
ad accettarti s. Il monastero di suo figlio. Gli fece una foto triste. Oltre ad aver perso il treno per
Saragozza, non aveva recuperato alcuna fede.
56
Feliu Bringu di casa Feli varc la porta principale di casa Gravat per la prima volta nella sua
vita a trentotto anni. Casa Gravat correva di bocca in bocca e qualsiasi persona della Vall d'ssua ne
poteva recitare senza errore la disposizione dei mobili, i diversi legni di cui erano fatti, la sfumatura del
colore delle tende, il ritratto della signora che la conservava eternamente giovane e radiosa, il silenzio
del morbido tappeto, il profumo delicato di lavanda o di mela che impregnava l'atmosfera della casa, i
rintocchi profondi di un magnifico orologio da parete, il sembra impossibile che una casa come questa
sia a Torena, la scala di legno nobile che portava verso pi grandi segreti, le numerose fotografie
esposte in salotto, il crepitare tranquillo dei ceppi nel camino. E un buonissimo profumo, appena entr
la signora.
Tu sei un giovane con futuro e ambizione.
Mi presento per rendere un servizio al paese. La mia ambizione non  personale.
Sorvolando sul fatto che quel giovane era figlio di uno degli uomini da lei pi odiati e che aveva
esitato molto prima di invitarlo a casa, sorrise:
Certo disse. E per come vanno le cose, vincerai le elezioni.
Spero di s.
L'altra lista  fatta con i piedi.
L'altra lista Bringu non si rendeva conto che non era necessario fare la voce da comizio
riunisce i franchisti nostalgici che non vogliono farsi portar via il potere.
Sono sicura che sono degli incompetenti.
Adesso la guard negli occhi. Come se finalmente si fosse accorto di trovarsi a casa Gravat
perch lei gli aveva comunicato il suo desiderio di passare un po' di tempo con lui per scambiarsi i
punti di vista eccetera.
Ma lei che cosa desidera? disse alla fine.
Tu sei molto giovane e ci sono delle cose che... Riemp la tazza di t del futuro sindaco.
Questi, invece di fare il gesto di occuparsi della tazza, consult l'orologio.
Mi fa particolare piacere cominci a dire essere eletto primo sindaco democratico. La
guard negli occhi: Prendo il testimone di mio padre.
Che faccio? Rimando a un altro giorno? Gli sbatto la teiera in faccia?
Io so come funzionano le cose, a Torena e nella valle. Nel paese in generale. Lo sai, no?
E allora?
Faresti bene a consultarti con me.
Mi scusi, ma...
La ricchezza della valle non viene dalle mucche ma dalla neve. Sono io che porto la ricchezza,
qui. Zucchero o miele?
Signora, io... Non foss'altro che per dignit, io non posso...
Ti capisco benissimo. Lo interruppe con voce calma: Ma consultati con me. Avremo tutti da
guadagnarci.
Forse le dovrei ricordare con tono offeso che la neve non dura tutto l'anno.
Furono proprio queste parole di Bringu che le fecero illuminare la lampadina, Marcel, figlio,
pensaci, potremmo fare in modo che la stagione non finisca mai. Vai in Colorado, o dovunque ci siano
fiumi tumultuosi, osserva, prendi appunti e parliamone.
L'Adidas  interessata alle scarpe da ginnastica.
Va bene. Non te la lasciare scappare. Fossero anche solo le suole. Penserai a quello che ti ho
detto?
Lo sapeva, lei, che all'inizio sarebbe stato difficile. Bringu di casa Feli, figlio dell'odiato
Bringu, fu eletto primo sindaco democratico di Torena dopo la dittatura e la gente usc per le strade a
far festa e, chi pi chi meno, tutti guardavano di sbieco verso casa Gravat, che faceva la gnorri, disposta
a fare buon viso a cattivo gioco. Il giorno dopo le elezioni Feliu Bringu entr nell'edificio del comune,
fece aprire le finestre e lui in persona, applaudito dai consiglieri della propria lista, stacc il quadro di
Franco, quello di Jos Antonio e, Dio lo perdoni, il crocifisso che fino ad allora, da sempre, era stato
presente in posizione centrale nell'ufficio del sindaco. Tolse anche l'olio che ricordava la figura di
Valent Targa, il boia di Torena, incomprensibilmente ancora esposto su una parete della sala del
consiglio. Un bel ritratto. Che occhi. Chi cazzo lo avr fatto. E invit i consiglieri, compreso il solitario
membro dell'opposizione, Xavi Burs di casa Savina, a sedere intorno al tavolo della Giunta e a
pensare al futuro di Torena.
Beh, era questione di pazienza, pens la signora Elisenda. Ma dovette sopportarne ancora
un'altra quando il consiglio si rifiut di rettificare malgrado la sua ragionata protesta, e un giorno di
pioggia, con le strade vuote, nonostante la cerimonia fosse stata annunciata con insistenza, Feliu
Bringu di casa Feli mantenne la parola data in campagna elettorale di restituire i nomi alle cose,
invitando tutti gli abitanti di Torena alla cerimonia del cambio dei nomi delle strade. Dal portico del
primo piano di casa Gravat, al riparo dalla pioggia, avvolta in uno scialle, guardava verso la Plaa
Major che si chiamava ancora Plaza de Espaa. Un gruppo di persone non molto numeroso e quella
gallina della Cecilia Bscones, che sta sempre in mezzo e che adesso  democratica convinta, che
diceva al giovane assessore all'urbanistica che la microdrepanocitosi era un tipo di anemia cronica, con
distruzione dei globuli rossi.
Mamma, entri, che si raffredda.
Elisenda si gir verso Mertxe ma non si degn di risponderle e torn alla sua osservazione.
Mertxe chiuse la porta un po' scocciata.
Possono cambiare tutto quello che vogliono, il nome delle strade di Franco e Jos Antonio, ma
per l'amor di Dio, che non mi tocchino quella di Oriol.
Sulla piazza, Jaume Serrallac, il figlio dell'artigiano delle pietre, aveva gi staccato la vecchia
targa e provato a mettere la nuova, anch'essa di marmo. In un minuto l'avevano gi collocata. I quattro
gatti l presenti applaudirono, quel figlio di buona donna di Bringu pronunci qualche parola che lei
non riusc ad afferrare, ma gli augur tutta la morte del mondo.
Guard con rammarico Serrallac che mandava in frantumi la vecchia targa e ne raccoglieva i
pezzi nel suo cesto. Allora le si offusc la vista, come le succedeva ogni volta che aveva un dispiacere.
Si tolse gli occhiali e si sfreg delicatamente gli occhi con la punta delle dita. No, non piangeva.
Sarebbe andata a vivere per sempre a Barcellona piuttosto che lasciarsi veder piangere da quella
gentaglia.
Tua madre, che non mi vuole dar retta.
Ma che c' di male a stare l a guardare?
 l da tre ore, ormai. In piedi. Sta facendo la guardia dalle otto di stamattina. E non vuole
prendere niente di caldo. N di caldo n di freddo. E s'incazza con me se le ricordo che si deve
riguardare.
Cazzo. Sicuramente sta l a piangere perch tolgono il nome di quel Fontelles dei miei
coglioni.
Immagino di s. A volte mi sembra che sia un po'...
Dille di venire al telefono.
Ti ho detto che non vuole sapere niente di nessuno!
E tu diglielo, cazzo!
Non entrer. Te l'ho gi detto.
Vedi se puoi portare il telefono in terrazza. Fino a dove pu arrivare il filo. Come sta il
bambino?
Bene. Vedrai che non vorr...
Dai, dille di venire. Mi ci mancava solo questa, oggi.
La cosa consisteva nel togliere una targa e sostituirla. Non consisteva nel fatto che una squadra
municipale (cio, lo stesso Jaume Serrallac) cambiasse discretamente le targhe il giorno prima e che il
giorno fatidico si facesse l'inaugurazione generale con un discorso e tutto il resto. No. Si trattava, con la
mentalit contorta di Feliu di casa Feli, di trasformare la cerimonia nell'estirpazione della storia dal
paese, nella vendetta, nello staccare dai muri i nomi di Franco, di Jos Antonio e di Oriol per sostituirli
con altri nomi spuri. Cambiarli, come se si trattasse di estrarre un dente. Lo chiamano atto civico ma 
un atto di rivalsa. E Cecilia Bscones, in prima fila, con un'altra casacca. Alla sua et, se la sarebbe
potuta prendere con pi dignit, perch le sigarette e i bottoni di tartaruga li vende lo stesso sia a
bianchi che a neri. Elisenda si spost nel portico per vedere la comitiva che si fermava sotto la targa
della Calle Jos Antonio. Continuava a piovere e gli ombrelli delle autorit e dello scarso pubblico
erano come una specie di funghi neri. E una nota di colore, degli sconosciuti con un impermeabile
sgargiante che facevano fotografie. Forse di una rivista.
Mamma,  Marcel.
No. Dopo.
Mamma, ha fretta. Venga qui, che il filo non arriva.
Dammelo. Pronto.
Mamma, che succede?
Niente. Dove sei?
A Parigi. Concludo l'affare con l'Adidas.
Che prodotto?
I lacci delle scarpe.
Meglio di niente.
Ma...  un affare straordinario!
Potevi ottenere tutta la scarpa.
S. E pure i calzini. Cos' questa storia delle targhe delle strade.
Niente che ti interessi.
Perch non vai dentro, allora? Mertxe dice che...
Mertxe  meglio che stia zitta. Ciao, ho da fare.
Ma cazzo, mamma, sei diabetica! Ricordati che la pre...
Elisenda aveva ridato il telefono alla nuora perch il gruppo di funghi neri stava arrivando
adesso all'inizio della Calle falangista Oriol Fontelles (1915-1944) e si fermava sotto la targa che si
scorgeva dal portico. Fu l'unica, che Dio maledica l'anima di Serrallac, che il marmista colp
direttamente sul muro per romperla. Come se ne volesse crocifggere il nome. Poi fece cadere tutto per
terra con lo scalpello. E ci collocarono, si immaginava lei, il nome di Carrer del Mig.
Vedi, io questo nome non l'avrei cambiato perch presto lo faranno santo e dovremo cambiare
di nuovo la targa.
E come fa a sapere che lo faranno santo? Se era un...
Certo, se voi giovani non andate a messa... Cecilia Bscones guard con commiserazione il
suo interlocutore. Guarigioni miracolose aggiunse con fare misterioso.
Ma chi vuole che ci creda.
Quando ebbero finito, si dispersero tutti come assaliti dalla fame. Quei due con l'impermeabile
sgargiante girarono ancora un po' e Jaume Serrallac svuot il cesto pieno di pezzi di storia nel
contenitore di calcinacci l vicino. Allora Elisenda scorse due macchie in cima a quella strada. Aveva
gli occhi troppo stanchi per distinguerle bene, ma erano due donne che camminavano a braccetto.
Erano sicuramente le donne di casa Ventura. Le due macchie cominciarono a scendere lungo la strada,
in silenzio, guardando da tutte le parti, come se invece di camminare tastassero il percorso. Arrivate
davanti al contenitore, una di loro vi si sporse dentro, per assicurarsi di qualcosa. E continuarono gi
per la Calle Fontelles. Per il Carrer del Mig.
57
Era nato a Huesca il due maggio 1919 in una famiglia di artigiani. Suo padre aveva un negozio
di alimentari, con il quale aveva fatto crescere una famiglia composta da lui, sua moglie, la prozia
Soledad, Jacinto e Nieves. Per molto tempo, il sogno del piccolo Jacinto era stato quello di passare la
sassola di latta lucida e dorata nel cassetto della pasta per riempirne un cartoccio. Lo stesso con il riso e
lo zucchero. E se un giorno avesse avuto la possibilit di servire un quartino d'olio dalla pompa tutta
unta, sapeva che allora sarebbe stato molto vicino alla felicit. Per questo il quattordici aprile
millenovecentotrentuno rimase impresso in modo indelebile nella sua anima, non perch quel giorno
fosse stata proclamata la Seconda Repubblica a Barcellona e Madrid, ma perch il giorno prima don
Rosendo aveva deciso che la scolarizzazione di Jacinto era finita e che a partire da allora il ragazzo
l'avrebbe aiutato nel negozio che avevano nella Calle Desengao all'incrocio con la Calle Caballeros.
Caricava e scaricava casse di sifoni, riempiva bottiglie di vino dalla botte. Ma conobbe anche la gloria:
riso, penne, fideus, fideus sottili (che richiedono un'altra tecnica per passare la sassola), lenticchie, ceci,
fagioli e olio; s: Jacinto aveva servito l'olio ed era gi molto vicino alla felicit mentre si puliva le
mani con quello straccio sospetto, dopo aver servito il primo litro della sua vita a Pilar, la proprietaria
della tintoria di San Vicente. A dodici anni era un bambino felice. Poi, durante la Repubblica, le cose
iniziarono a complicarsi. E con la guerra, ancora di pi, perch era un martirio dover riempire
continuamente cartocci di pasta e di riso e sporcarsi le mani con quella merda d'olio, soprattutto se ti
entra una cliente bellissima e tu sei l, unto da fare schifo.
Ne aveva talmente piene le scatole che appena lo accettarono si arruol per allontanarsi da quel
cazzo di negozio di alimentari in quel cazzo di Calle del Desengao all'incrocio con Calle Caballeros,
per conoscere il mondo e cercare la felicit. Dovette avanzare con le truppe repubblicane fino in mezzo
a quei combattimenti che sarebbero diventati la battaglia dell'Ebro. Attravers il fiume all'altezza di
Vinebre, contento perch qui aveva conosciuto una ragazza incredibile che gli aveva regalato una rosa
color rosa e non aveva avuto tempo di dirgli come si chiamava, perch tutto questo succedeva mentre la
sua compagnia iniziava gi a scendere lungo il fiume. Perse la rosa rosa appena attraversato l'Ebro, ma
arriv vivo sulle montagne della Fatarella. Spar a destra e a manca, se la fece addosso perch non
potevano uscire dal nido di mitragliatrici da cui controllavano un campo di stoppie che dicevano fosse
molto importante, partecip a un terribile corpo a corpo e una baionetta fascista gli segn la faccia con
un sorriso sinistro sulla guancia destra. Per fortuna la ferita non gli si infett. Dopo essere
sopravvissuto ottanta giorni in mezzo ai compagni morti, si ritir, sempre all'altezza di Vinebre. Per
quanto l'avesse cercata con gli occhi, non aveva trovato la ragazza che aveva un nome che lui non
sapeva e una rosa rosa in mano, per quelli che andavano a morire. Quando fin la guerra e terminarono i
mesi di prigionia, torn a Huesca con l'animo alquanto in rivolta, decise che non avrebbe servito pi la
pasta con la maledetta sassola di latta e, di nascosto dalla famiglia, si arruol nella Falange e nei suoi
gruppi d'azione; aveva forse nostalgia dell'uniforme che aveva fatto fremere una ragazza innominata di
Vinebre. Fu allora che decise che la cicatrice gliel'aveva fatta un rosso separatista che non era
sopravvissuto per vederlo e raccontarlo perch lui in persona, accecato dalla rabbia, gli aveva svuotato
gli occhi con la baionetta. E il capitano della centuria diceva bravo, Jacinto, benissimo. Bene, questa 
la rabbia che dobbiamo avere dentro. Capite, camerati? Capite che cosa voglio da voi? Jacinto Mas, che
capiva perfettamente, si fece crescere dei baffi sottili, scuri e secchi appena sopra il labbro. Impar ad
avere uno sguardo duro e quando chiesero volontari per un drappello che avrebbe operato lontano da
casa, in Catalogna, un servizio di qualche mese, pulizia di indesiderabili, si present ma non lo
scelsero. Lo mandarono invece a San Sebastin, dove entr come scorta personale al servizio di una
signora appena sposata che voleva tornare a casa. Era pi eroico far parte di un drappello di assassini
ma lo stipendio che gli offrivano per fare da scorta, autista e quant'altro fosse necessario era
impressionante, per cui non pot esitare ad accettare il lavoro. Jacinto Mas arriv a Torena per la prima
volta guidando l'auto della signora Elisenda Vilabr. Fu efficiente, duro, silenzioso, coraggioso, fedele
e lei gli disse bravo, Jacinto, benissimo, e ogni tanto gli dava una paga extra molto generosa,
soprattutto quando succedevano delle cose e lui rimaneva impassibile.
Quando and in pensione disse che manco morto sarebbe tornato a Huesca. Per questo mi
chiese di venire a Zuera e io gli dissi di s, certo. E qui  morto, s.
No. Ha lavorato come giardiniere. Con i soldi che ci avevano dato aprimmo un'attivit di
giardinaggio. Non mi posso lamentare.
Senta, eravamo fratelli...
Lei  della polizia?
Allora perch fa queste domande? Perch vuole sapere cose ormai sepolte?
E io che cavolo c'entro con le fotografie?
No. Mio fratello  morto nel millenovecentosettantasei. Venticinque anni fa, signora!
Attacco di cuore in un bar di Zuera. S.
Perch lo dico con tanta reticenza? Perch la polizia non ha mai voluto sapere nulla di un
individuo che  rimasto a lungo a parlare con lui e che se n' andato un minuto prima che lui morisse.
Stando a quanto dice Carreta, il barista.
Cinquantasette anni, s.
All'inizio, s. Ma poi ho pensato che magari si era fatto molti nemici, soprattutto quando era
entrato nella Falange a Huesca e quando si era messo a fare chiss quali lavori per la signora.
Beh... Non lo so. Non ne parlava, ma ho l'impressione che avesse vissuto da vicino alcune
morti.
Perch sognava ad alta voce. Qualcosa di uno che avevano impiccato a un fico. Erano tempi
molto... Ma io non ne so niente.
S. Forse  meglio non rimestare troppo la faccenda. Quando ho ritirato la denuncia che avevo
sporto e ho rinunciato a chiarire le circostanze della sua morte, ho ricevuto un assegno da un donatore
ignoto.
Certo che li ho accettati. Sono soldi, come gli altri.
No, non ho intenzione di tornare a Huesca. Ormai la mia vita  a Zuera.
Sort? Non ci sono mai stata in vita mia.
No. Se mai ha fatto qualcosa di male...  stato l. Qui si limitava a coltivare piante tropicali e
aveva un vivaio di gerani e begonie che era un ben di Dio. S, qui, a Zuera, s.
Era per le circostanze. Era per salvare la patria.
Si sa, i giovani non credono in niente. Ma io s. E il mio Jacinto, ancora di pi.
Adesso  impossibile dimostrarlo.  morto di un attacco di cuore e basta.
No. Ogni tanto, una depressione. Io gli dovevo dire bravo, Jacinto, benissimo, e sembra che
questo lo incoraggiasse.
No. Quando si deprimeva diceva sempre che aveva servito con anima e corpo la signora
Elisenda, che era una vera dama. Che per lei aveva dovuto sorvegliare da vicino il signorino Marcel
che era un disastro. Che aveva portato la signora in macchina per migliaia di chilometri, l'aveva difesa
da tanti pericoli e tutto il resto, e alla fine lei se l'era tolto di torno come uno scarafaggio.
No, non so perch. Non ne voleva parlare.
Certo. Una gran dama che da signora Elisenda divent Elisenda Grande Troia. Chiedo scusa.
Credo che Jacinto ne fosse innamorato.
Non me l'ha mai detto. Ingratitudine in cambio di tanta abnegazione, mi immagino.
La verit? Non voglio sapere se  viva o  morta, non mi interessa.
Macch! Non ne voleva parlare, ma lui sapeva tanti segreti della signora...
Beh, che... Perch lo vuole sapere?
Che vuole che le dica. Amanti. Molti. Finch arriv un giorno che si fece santa e cominci a
passare le giornate in chiesa a parlare con i preti. Questo diceva Jacinto.
Beh, guardi, ho l'impressione che Jacinto sia stato uno di quegli amanti... Non me l'ha mai
detto, ma...
Ci sono cose che non c' bisogno di dire.
No. Era sterile. La signora Elisenda era sterile. Non poteva avere figli.
Perch un autista vive in macchina, a volte chiude bene il vetro e a volte lo chiude male, apre
portiere, sente conversazioni telefoniche, porta lettere e sbriga commissioni, va a prendere le persone...
e riceve uno stipendio per guidare e stare zitto.
Per quale motivo mi doveva mentire, poveretto.  venuto qui con il desiderio di morire.
Beh,  chiarissimo. Il signorino Marcel non era figlio della signora.
S, si chiama Marcel.
E io che ne so! Mio no, di sicuro.
I ricchi fanno quello che vogliono. Hanno addirittura ribattezzato il bambino.
Proprio cos: gli hanno cambiato nome.
Perch lo aveva sentito stando al volante. Non voglio che mio figlio si chiami come uno degli
assassini di mio padre e di mio fratello. Rom, risolvi questa faccenda.
Dovr andare all'anagrafe e in parrocchia. Spero che non ci siano...
Arrangiati,  il tuo lavoro. Mio figlio si chiama Marcel, come mio nonno.
Risolver tutto, Elisenda.
Quindi da non so come si chiamava  diventato signorino Marcel. Ha visto che bei glicini?
58
Credo in una natura equilibrata, forte e sana, e in Greenpeace che la conserva e la tutela, e in
tutti gli esseri umani che ripudiano l'odio tra gli individui e i popoli. Credo nell'uguaglianza tra le
persone e aborrisco le guerre e le differenze per sesso, razza.
I sessi sono differenti. Le razze sono differenti, dai.
Credo nell'uguaglianza tra le persone e aborrisco le guerre e le disuguaglianze per sesso.
Bene. S. Disuguaglianze.
Disuguaglianze per sesso, razza, religione, appartenenza. E credo nel non credere in niente che
possa offuscare lo spirito libero dell'uomo.
Della persona.
Lo spirito libero della persona.
Dal balcone del loro nuovo appartamento Jordi e Tina contemplavano il fiume, che scendeva
gi alimentato dalle acque del Pamano, e il pezzo di montagna che, senza che loro lo sapessero, si
arrampicava verso Torena. Che aria sana, che aria sana. Com' possibile che non ci sia venuto in mente
prima di andare a vivere in montagna, dove dicono che la gente  schietta e nobile, colta, ricca, libera,
sveglia e felice!
Ti amo, Jordi.
Anch'io. Su, che abbiamo detto che saremmo stati l all'una.
Tina e Jordi avevano festeggiato il giorno del loro arrivo a Sort con un piatto di arrs calds a
casa Rend, accanto al tavolo dove Feliu Bringu pranzava con un cliente dopo aver presieduto la
cerimonia civica della sostituzione delle targhe delle strade di Torena e spiegava la sensazione di
pulizia interna che provava a mano a mano che cadevano i nomi del fascismo che in questa zona era
stato durissimo.
Dappertutto.
Nei paesi piccoli, di pi. Perch gli odi rimangono attaccati ai muri delle case. Tutti si
conoscono e tutti sanno chi ha fatto cosa. Io so dove stanno un paio di fosse comuni.
Molti lo sanno, ma stanno zitti.
C' ancora molta paura.
Io so chi ha ucciso mio padre.
Targa. Ma ormai  morto.
Ma conosco anche quelli che hanno applaudito quando lui ha fatto fucilare mio padre. La
strada che stava prendendo la conversazione metteva in pericolo la coscienza di gustarsi come Dio
comanda un arrs calds di casa Rend. Volle chiudere il discorso: Vivere in un paese  molto
crudele.
A meno di non avere un prato da trasformare in pista nera.
Benissimo. Siamo venuti qui per questo e non per parlare di cose tristi. Sono aperto alle vostre
proposte, ma ti avverto che ci voglio guadagnare dei bei quattrini. A qualcosa dovr pur servire essere
sindaco.
Vivere in un paese significa vivere in modo pi autentico.
Io credo che... Sono stufa della citt. Di essere un numero...
Perch non ci proviamo? avevano detto quattro mesi prima.
Ci avevano provato. Avevano chiesto tutti e due il trasferimento alla scuola di Sort e, per
informarsi, avevano aperto l'enciclopedia.
Guarda: comune del Pallars Sobir, nella valle della Noguera Pallaresa. Nei campi non irrigati
si coltivano grano e altri cereali; nei campi irrigati, prati artificiali, ortaggi e patate. Ci sono
novecentodiciassette ettari di pascolo. L'allevamento del bestiame  importante.
Che bello, le mucche.
S. E industria lattiera e casearia. La citt di Sort, centro del Pallars Sobir, si allunga sul fondo
della valle, sulla sponda destra della Noguera Pallaresa. La citt di Sort  citata sin dal
millesessantanove...
Accidenti! Ci pensi? Millesessantanove!
S, come possedimento della chiesa di Urgell.
Se ci danno il posto andiamo a vivere a Sort.
Il centro storico, formato da strade strette e case antiche, si raccoglie ai piedi dello sperone
roccioso su cui poggiano le grandi torri a pianta circolare, la facciata gotica (XV secolo) e le mura
(trasformate nel 1842 in muro di cinta del cimitero) del castello di Sort, antica residenza dei conti del
Pallars. La citt si estese ai piedi di questo complesso seguendo la strada che costeggiava il fiume, fino
al Carrer Major e al quartiere del Raval, alla cui unione con il centro storico sorge la Plaa Major,
dominata dalla chiesa parrocchiale di Sant Feliu.
Un angolo di pace aveva riassunto Jordi chiudendo l'enciclopedia, senza alcuna inflessione
ironica nella voce, perch lui non poteva indovinare il futuro n conosceva il passato.
Non credo che ci siano molte domande per un posto cos. E se proviamo a cercare una casa
antica in paese?
S. E senn, un appartamento normale.
Ce ne sono?
Ci possiamo andare questo fine settimana. A sognare un po'.
E adesso stavano festeggiando. Non una casa antica ma un appartamento seminuovo in affitto,
che andava benissimo perch era vicino al fiume e se aprivi la finestra potevi sentire il mormorio delle
acque. Si vedeva anche un bel pezzo di paesaggio. Non era molto grande, ma per loro due era pi che
sufficiente, e i prezzi non sono quelli di Barcellona, oh, neanche per sogno.  un altro mondo, qui la
gente vive pi non so, prende la vita in modo diverso, giocano a carte e cose del genere, capisci?
Che bello.
E se abbiamo dei figli, saranno di qui.
Dovremo chiedere qual  la cucina tipica della zona.
Sai che  fichissimo avere la scuola a cinque minuti a piedi?
Vivere in un paese  un lusso. E i soldi ti durano di pi.
Quando inizia la scuola smetto di fumare.
Potremmo diventare vegetariani.
Ti amo, Tina.
Anch'io.
L'arrs calds di casa Rend super tutte le aspettative. E Dio, a cui, nonostante la fama che si
porta dietro, piace divertirsi, aveva collocato due tavoli pi in l di Tina e Jordi l'appena eletto primo
sindaco democratico di Torena, Feliu Bringu (figlio dello sfortunato militante di Esquerra
Republicana Joan Bringu di casa Feli, sindaco martire per qualcuno, assassino per altri), che parlava
di affari con un acquirente di terreni per conto di una compagnia del settore degli sport invernali. E un
po' pi in l, al tavolo all'angolo, l'avvocato Gasull e il giovane dinamico Marcel Vilabr, della Vilabr
Sports e proprietario o comproprietario o socio della stazione di sci della Tuca Negra nel comune di
Torena, negoziavano un sensazionale stufato di vitello tenero come il burro, guardando dritto davanti a
loro, in silenzio, senza sapere niente delle persone sedute ai tavoli vicini.
L'oste Rend, alla cassa, sul bancone, guardava verso la strada assorto in pensieri di poco conto,
senza sapere di avere tanta storia di Torena riunita nel suo locale di Sort. E per farla ancora pi grave,
serv un caff corretto a un uomo dagli occhi azzurri con le mani e i vestiti pieni di polvere, che aveva
parcheggiato il camion carico di pietre per tetti e lastre per lapidi proprio davanti al ristorante. Jaume
Serrallac e Rend non si dissero niente, perch l'abitudine soffoca la voglia di chiacchiere. Il nuovo
avventore lasci la moneta sul bancone e mentre frugava nello stropicciato pacchetto di Celtas guard
distrattamente la clientela e not quella coppia di hippy di Barcellona senza poter immaginare che cosa
sarebbe successo vent'anni e passa dopo.
Bevve il caff d'un sorso, fece schioccare la lingua, accese la sigaretta e rivolse un gesto di
saluto all'oste Rend. Non gir la testa. Non aveva ancora alcun motivo per girarla.
Tua madre non si riguarda. Ha sempre pi problemi con la vista.
A dir la verit, mi preoccupa di pi che sia diventata cos bigotta. Non era cos, prima, mia
madre.
Lo  sempre stata. A modo suo, ma  sempre stata religiosa. Bevve un sorso di vino: Lei 
sempre come  meglio essere. Lasciala stare. Poggi il bicchiere e guard l'altro: E poi non fa male a
nessuno.
Eh, no. Col cazzo che non fa male. Spende una fortuna in preti e in quello scherzetto della
santificazione o come si chiama di Fontelles. Indic Gasull: A volte penso che ci sia stata una storia
tra loro, tanto interesse.
Non dire mai queste cose di tua madre.
Lo so, dicevo per dire. Ma pensa che d soldi anche all'Opus.
Dare soldi all'Opus  segno di maturit e intelligenza.
Ma che dici, la nostra societ sar sempre pi laica! E l'Opus era impelagata fino al collo con il
regime.
Come te, e me.
Io ero molto giovane.
Pensa che donare soldi all'Opus pu essere considerato come una spesa aziendale che alla
lunga produce utili. L'Opus avr sempre potere.  il potere, ne  una parte consustanziale, come la
lobby dei re europei o come le industrie petrolifere. Su questo, il fiuto di tua madre  insuperabile. Ha
sempre saputo dove bisognava stare e ci stava; e a chi bisognava telefonare e con quale tono di voce.
Lo sapeva un anno prima di tutti gli altri mortali. Ed  contenta del tuo lavoro in Europa.
Me lo potrebbe anche dire, no?
Ma sai com'.
Mia madre si considera un'eccezione.
Elisenda  un'eccezione. L'avvocato inutilmente innamorato prese un boccone di carne e
pens ad altre cose, lontane, vicine, e al ricordo intenso del profumo di tuberosa che adesso spesso non
era in grado di percepire per quanto l'aveva sentito.
Sai a cosa sto pensando seriamente, Tina?
No. Figli?
No, no. Forse mi iscrivo al piessec.
Ah, benissimo. E il psuc? Lo lasci?
Beh, ci sto ancora pensando.
Non c' fretta. Prendi tempo. Osserva le cose da qui.
E tu?
Non lo so. Voglio leggere.
Come?
S, voglio leggere. Ho ventidue anni, mi sono trasferita a vivere in paradiso in compagnia
dell'uomo che amo, mi sono sposata da poco, sento che sto cominciando una nuova vita e voglio
esserne consapevole.
Ma questo non ha niente a che vedere con...
Ha molto a che vedere lo interruppe Tina. A Sort sto sentendo per la prima volta gli
ingranaggi della vita, sento il mormorio del tempo che mi scorre tra le dita, vivendo al ritmo del sole e
della luna. A Barcellona non l'avevo mai sentito.
Sei una poetessa, Tina.
No. Non so che cosa sono. Mi piacerebbe saper dipingere, saper esprimere quello che sento
dentro. Per la prima volta, alla mia et, mi rendo conto che vivere ti occupa ventiquattro ore al giorno.
Lo stesso Rend gli tolse i piatti e gli port il gelato alla vaniglia. Caff? Due? Liquori? No?
Allora Jordi, con gli occhi che gli brillavano per l'impazienza, apr il tascapane e tir fuori un
voluminoso pacchetto avvolto in una carta verde, di quella da regalo. Lo mise sul tavolo.
La vita in paese non  buona per mamma.
Elisenda non si vuole muovere da Torena se non  imprescindibile.
A Barcellona avrebbe tutti i medici vicini, e suo nipote, e io potrei... E te, Gasull...
Ho sempre considerato che una parte importante del generoso stipendio che ricevo da anni me
lo guadagno facendo il viaggio da Barcellona a Torena. Un giorno, non so come, si potr dirigere il
mondo stando fermi in un angolino.
Storie. Ascolta e convincila: con la democrazia e con i nuovi comuni ci sar una forte
domanda di polisportivi.
Ci vuoi far diventare costruttori, adesso?
No: specialisti in impianti sportivi. Sar una miniera. Soprattutto se siamo i primi sulla linea di
partenza. Pensa che i comuni devono creare nuove immagini, devono trasformare i panorami
municipali se non vogliono perdere le prossime elezioni.
A volte mi fai paura come tua madre.
Perch?
Siete sempre due passi avanti rispetto agli altri.
Deve essere qualcosa dei cromosomi. E perch no, costruttori? Diversifichiamo i rischi.
Desiderano altro, signor Vilabr?
Marcel guard Gasull e, prima che l'avvocato potesse dire la sua, decise per tutti e due:
Passiamo direttamente ai caff. E due whisky. Riferendosi al locale, dopo che Rend se ne fu
andato: Non ti sembra davvero tipico, questo ristorante?
Non ci venivo da mille anni.
Tina prese il pacchetto emozionata. Con le dita impazienti strapp la carta dicendo oggi non  il
mio onomastico e neanche il mio compleanno, che cos'?
Sono esattamente trentasei giorni che siamo sposati.
Cos tanti?
Cos tanti.
Ges, come passa il tempo, trentasei giorni. S, tempus fugit. Oh, che fatica togliere 'sta carta,
adesso, accidenti. Dentro alla carta da regalo c'era una scatola nera, un po' pi piccola di una scatola di
scarpe. La met. No, forse tre quarti di una scatola di scarpe. Tina guardava la scatola sul tavolo.
Trattenne l'emozione che le sgorgava dagli occhi perch Rend stava portando i caff. Quando furono
di nuovo soli, apr la scatola quasi con un gesto liturgico, di quelli da sono trentasei giorni che siamo
sposati, mentre Jordi tratteneva il respiro e sfogliava la margherita, le piacer, non le piacer.
Era una bellissima Nikon Reflex, che ti deve essere costata un occhio, Jordi. Ma ti piace?
Tantissimo; solo che non ho idea di come si usa. Puoi imparare. E ti pu servire per esprimere tutto
quello che senti dentro.
Tina prese la Nikon con le dita curiose.
 carica l'avvert Jordi.
Mentre assaggiava il Cardhu in compagnia di Gasull, Marcel vide distrattamente che la donna
della coppia di hippy del tavolo in mezzo faceva una fotografia al suo compagno, un barbuto con i
capelli per aria e trentamila pulci nel pensiero.
Sai chi  quello della tavola in fondo?
No.
Feliu Bringu. Il nuovo sindaco di Torena.
Ah,  questo?
Suo padre  stato sindaco durante la guerra. Odia mia madre.
Perch credi che la odi?
Cose di paese.
Cose di paese, no. Gasull sempre informato: Bringu vuole aprire una nuova stazione di
sci.
Ah, cazzo. Dove?
Accanto alla Tuca Negra.
Porca puttana: dobbiamo fare qualcosa.
Tu pensa a lavorarti gli svedesi, che a vegliare sulla Tuca ci sta gi pensando tua madre.
La prima foto che ho fatto con questa macchina  del mio amore.
Grazie. Vorrei che questo amore crescesse per sempre.
Dipende solo da noi, Jordi. Io so gi che tu sei nobile e leale e voglio essere degna del tuo
amore.
Amen.
Per tre o quattro anni, Dio, che secondo l'anziana Ventura non esiste, non volle pi giocare e
non fece in modo che quelle persone si trovassero contemporaneamente nello stesso posto. Disponibili
com'erano, allora, si dispersero, inseguendo ognuno la propria idea fissa. Quella del sempre pi
direttore della Vilabr Sports S.A. e gi comproprietario della Tuca Negra, Marcel Vilabr, in quel
duro inverno del millenovecentoottantadue, era a Strasburgo.
... che non  lo stesso. Non  neanche lontanamente lo stesso.  come dire, ... Senti, io amo
molto mia moglie. Ma questo  diverso.  un'espansione che non fa male a nessuno e che, a ben vedere,
da un certo punto di vista, mi merito anche. Era da due, macch due: era da...
Senti, bello. Io chiedevo solo se eri sposato.
No, ma ti volevo dire che...
Chiedevo cos per chiedere.
Ah.
Vedrai che vorrai tornare.
La ragazza si avvicin a Marcel che, contrariamente al suo solito, non aveva preso l'iniziativa.
Cominci a spogliarlo e lui lasciava fare, ma ogni tanto buttava un'occhiata al telefono. Sapere di
aspettare una telefonata da Mertxe, che era malata, gli aveva creato un inedito sentimento di cattiva
coscienza, che lo preoccupava pi che altro perch poteva rendergli difficile l'erezione.
Il servizio era davvero fantastico e Marcel cominciava a dimenticare per qualche istante il
fallimento nell'acquisto di tute a un prezzo scandaloso perch quelli della Laxis Co. l'avevano battuto
sul tempo, questione di ore. Dimentic anche l'angoscia per la riunione del giorno dopo a Strasburgo
con i responsabili di due stazioni di Sapporo che volevano comprare la Tuca Negra.
A nessun prezzo, Marcel gli aveva detto sua madre. Se la vogliono comprare  perch pu
dare ancora pi profitto di quello che d: facciamo fare uno studio sul rendimento, ma non se ne parla
proprio di vendere.
Da quando Elisenda, dieci anni prima, in concomitanza con la nascita di suo nipote Sergi, era
diventata socia di maggioranza della Tuca Negra, la stazione era cresciuta costantemente. E con
l'ingresso di suo figlio come nuovo socio a discapito degli svedesi della Frolund-Pyrenerna
Korporation, cominciarono a proliferare un ben di dio di piste nere con circuiti estremi; una
straordinaria offerta di sci nordico per una zona cos bella che chi ci veniva una volta sicuramente ci
tornava. E una vastissima zona familiare, con piste piacevoli e piena di ogni genere di servizi.
Dovevano solo guardare il tempo e accendere ceri al santo di turno, perch la gente ci andava gi da
sola, alla Tuca Negra, e comprava sempre di pi il materiale sportivo Brusport, il prestigio dello stile
nello sport, l'eleganza fatta sport. Brusportwear, prestigio mondiale. Yannick Noah veste Brusport.
Stephan Edberg e Brusport, un'accoppiata insuperabile (i creativi avevano discusso per ore sul fatto se
fosse meglio inseparabile, per la questione degli anelli del logo della Brusport, ma alla fine avevano
lasciato insuperabile. Certo, perch inseparabile  un problema personale: ti viene voglia di dire affari
loro, se si separano, Edberg e la Brusport. Invece, insuperabile vuol dire che se tu compri una camicia
Brusport con i due anelli magici, sarai sempre vincitore, nello sport, nella vita e nel terzo e definitivo
set. E siccome la signora Elisenda aveva detto di s, che l'avevano convinta, era rimasto insuperabile).
Io farei una puntata a Val de Proudhom insinu Marcel, gi in piedi.
Come sta Mertxe?
Non molto bene: le ovaie e... adesso anche influenzata.
Perch, Val de Proudhom?
Girano voci che vogliano vendere.
Vacci. Ma non fare nessun passo senza consultarti con me.
S, mamma.
Prese l'impermeabile e chiuse la porta senza fare rumore, prima che Ci, sempre pi malandata
per l'et, ci potesse arrivare. Si era dimenticato di dare un bacio a sua madre perch aveva molta fretta
di fare tutta quella cazzo di strada fino a Barcellona. Quando si decider a lasciare la casa di Torena io
sar gi in pensione.
Per questo Marcel Vilabr era a Strasburgo, in albergo, presentando il pene a una prostituta che
nessuno avrebbe mai detto che lo era perch sembrava la regina di una favola ma dicono che faccia dei
pompini insuperabili, insuperabili come la Brusport ed Edberg, e lui sapeva cosa veniva dopo, perch
cos era scritto. A met insuperabile fellatio squill il telefono.
Pronto.
Sono io. Dov'eri?
Io? Come stai, tesoro?
Bah. Sono gi. Ti ho telefonato perch volevo sentirti e...
Il pene cominciava ad avvizzirsi ma la regina di Strasburgo reag con professionalit e Marcel
diceva al telefono che la riunione  finita molto pi tardi del previsto. Telefona a mia madre e dille di
non preoccuparsi per Val de Proudhom. Non ci interessa.
E tu stai bene? Marcel?
Io, s. Perch?
Non lo so, ti trema la voce. Che hai?
Io?
Con una manata allontan la regina d'Alsazia. Forse fu troppo brusco. Perch lei disse irritata
ehi, attento, no? ad alta voce e in francese con accento tedesco.
Che succede? Chi ?
Chi , chi?
Quella che ha detto non so che cosa.
Io non ho sentito niente. Forse era un'interferenza.
Mertxe riattacc. Non gli aveva lasciato neanche il tempo di affinare la bugia. Anche lui
riattacc, delicatamente, pensando com' possibile che ultimamente faccia tanti casini. Intanto
l'interferenza gli prendeva di nuovo il membro e lui, adesso s, senza controllo, le moll uno schiaffo
che la lasci a bocca aperta dallo stupore.
Tu es un con.
Et toi une conne.
L'interferenza si alz, rossa per la rabbia e per lo schiaffo, si vest in gran fretta e prese la borsa.
Ma Marcel si mise tra lei e la porta.
Se mi tocchi di nuovo, avviso la polizia. In francese.
Se avvisi qualcuno ti spezzo le gambe. Dshabille-toi. Forza!
Marcel si sent molto selvaggio. Troppo. Le moll un altro paio di botte e non fu tenero neanche
un momento, n volle far finta di esserlo. Quando ebbe finito, sapeva che la cosa pi difficile non
sarebbe stata la riunione del giorno dopo, ma l'arrivo a casa, a testa bassa, pensando una strategia che
non si concretizzava e sul tavolo della stanza da pranzo trov una nota che diceva io e Sergi siamo a
casa di mia madre. Non mi telefonare. Non ho pi la febbre. Me la dovevi provocare tu.
Porca troia pens. Dodici anni di matrimonio, un figlio di otto o dieci anni, molte avventure
senza problemi e adesso perch un'idiota dice ehi attento, se ne va all'aria un matrimonio.  da non
credere.
La ricomposizione fu un lavoro di filigrana che port avanti personalmente la signora Elisenda.
Evit uno scandalo, evit che se ne parlasse, evit che ne venisse a conoscenza Mamen Vlez de Tena,
fece in modo che la consuocera (dei Centelles-Anglesola imparentati con i Cardona-Anglesola dalla
parte Anglesola, e degli Erill de Sentmenat, perch la madre della madre  figlia di Eduardo Erill de
Sentmenat, dal cui suicidio, al momento dello scoppio della crisi matrimoniale di Mertxe, erano passati
tre anni, suicidio nel quale, adesso ormai si sapeva, erano intervenuti in parti uguali motivi di borsellino
e motivi di cuore) ci mettesse del suo e fece tornare la nuora e il nipote a casa. A partire da quel
momento, febbraio millenovecentottantadue, Mertxe perse il sorriso, dispose letti separati e si propose
di non parlare pi n con la suocera n con il marito. Il carattere di Marcel si inacid come lo yogurt e
lui cominci a prendere l'abitudine di incolpare tutti di tutto, anche quando nevicava poco o quando il
favonio combinava disastri sulle piste in alta quota. Tutto per colpa di un'interferenza malintesa, 
davvero incredibile.
Quando la calma torn in famiglia, Elisenda Vilabr convoc suo figlio a Torena per
consegnargli un manuale di istruzioni per la vita matrimoniale. Dopo una lunga conversazione in cui lei
enunci tutta una serie di norme di condotta e lui non pot replicare niente, finito di leggere il
manualetto, Marcel Vilabr, per passare al contrattacco, con la voce incupita dalla rabbia, disse allora,
gi che ci siamo, potremmo parlare anche della tua mania di fare santo un maestrino.
Non ti impicciare di cose che non ti riguardano.
Tu hai passato tutto il santo pomeriggio a impicciarti di cose che non ti riguardano. Tra l'altro,
hai speso molti soldi in questa storia dei santi.
La signora Elisenda Vilabr apr un cassetto, prese una cartellina colorata, ne tir fuori un
foglio e lo lasci sul tavolo.
E questo cos'?
Quello che tu hai speso in puttane solo da quando ti sei sposato.
59
Cassi era un uomo con qualche rotella fuori posto. La bava che gli colava dalla bocca solo
quando sorrideva gli conferiva tale licenza. Per questo a casa Mars aveva sempre un bicchierino di
vino gratis. Persino la Bscones, che storceva il naso a seconda del cliente, si mostrava indifferente
quando Cassi le comprava il tabacco per arrotolare sigarette e qualche volta, se l'uomo non aveva
abbastanza spiccioli, gli diceva me li porterai un'altra volta, Cassi, e se aveva voglia di ridere gli
diceva di' sincondrotomia, Cassi e Cassi rispondeva lo sai che non posso fare sforzi con la testa e lei,
soddisfatta, ripeteva sincondrotomia un paio di volte e gli diceva su, vai a casa, come se Cassi non
fosse di casa Maria del Nasi, da dove era uscito uno dei pi cocciuti, repubblicani, pidocchiosi,
massoni, separatisti, rossi, atei, catalanisti pi feroci del paese, che era il fratello minore di Cassi,
Josep Mauri di casa Maria del Nasi, che in questo momento contava le travi della soffitta per la
nonsoquantesima volta e cercava di non guardare, attraverso il buco del tempo, n il passato n il
presente n il futuro che non avrebbe avuto. Si sforzava di non guardare quella sera di otto anni prima,
quando pochi giorni dopo il sollevamento fascista del trentasei, alla fine di luglio, il gruppetto della
FAI era arrivato nella piazza del paese su un camion avvolto in bandiere con sette uomini nel cassone.
Li guidava un maestro di Tremp, Maximo Cid, che, appena sceso, cominci a dire tu, tu, tu e tu,
cercatemi chi comanda qui, e allora il tu, il tu, il tu e il tu andarono al comune ma non ci trovarono il
sindaco, perch Joan Bringu stava falciando l'erba tardiva. Mximo Cid dovette andare a cercarlo al
Pla del Music, una salita allucinante e, una volta in paese, gli fece riunire Mauri e Rafael di casa
Misseret, i due consiglieri, poi li port tutti in piazza e Bringu diceva ehi, ehi, ehi, noi siamo
repubblicani, porcoddio, che ci volete fare, e Cid gli disse non vi voglio fare niente, voglio solo fare
giustizia. E alzando la voce in tono molto tragico precis voglio che la Storia faccia Giustizia. Bringu,
Mauri e Gassia si vedevano gi morti, uccisi per mano di quelli della FAI, perch cos aveva deciso il
maestro Cid dei miei coglioni; allora questi intim loro di dirgli qual era la casa dei signori del paese e
Josep Mauri cap che Maximo Cid era idiota, perch mentre chiedeva qual era la casa dei signori del
paese dava le spalle alla maestosa facciata di casa Gravat con i suoi graffiti, la cui parte superiore Josep
Mauri conosceva ormai a memoria per quanto li aveva guardati dal suo nascondiglio in soffitta. Il
gruppetto della FAI, accompagnato da Bringu, Gassia e Mauri, entr a casa Gravat dopo aver bussato
con la mano aperta sulla porta di legno nobile. Gli apr Bibiana, la spinsero indietro e, davanti a una
terrorizzata Elisenda, portarono via suo padre, il signor Anselm Vilabr Bragulat, ex capitano
dell'esercito, eroe di Alhucemas e partecipante a svariati putsch militari quando era in attivit, e suo
fratello Josep Vilabr i Ramis (dei Vilabr di Torena e dei Ramis di Pilar Ramis di Trvia, met troia
met meglio non parlarne per rispetto del povero Anselm), che aveva appena quattro o cinque anni pi
di lei. Il maestro Maximo Cid sput per terra e disse presto torneremo a prendere possesso della casa
perch a partire da questo momento  confiscata dal popolo. E in pieno giorno, con la verit sul volto
severo, seguiti dagli sguardi inorriditi o sorridenti di coloro che osservavano da dietro i vetri, il
gruppetto di quelli della FAI con Maximo Cid e Joan Bringu di casa Feli, Rafael Gassia di casa
Misseret e Josep Mauri di casa Maria del Nasi portarono i due uomini di casa Gravat, con le braccia
legate con una corda dietro la schiena, al campo di Sebasti accanto al cimitero. Perch il campo di
Sebasti ha un dislivello ideale, sembra sia stato fatto pensando alle necessit politiche della contrada e
questo, Bibiana, questo pu essere solo opera di Bringu e degli altri due, come si chiamano, come si
chiamano, sono stati loro a denunciarci, Bibiana, che ne sanno a Tremp, li hanno fatti venire loro,
Bibiana, e ti giuro che gli far ingoiare queste morti. Stai zitta, tu, che sei una ragazzina. Non ho
intenzione di stare zitta, Bibiana, dai, dimmelo, come si chiamano gli altri due. E Bibiana, conoscendo
la piccola e sapendo quanto male poteva nascere da questo, disse Rafael di casa Misseret e Josep di
casa Maria del Nasi.
Il maestro Maximo Cid fece collocare i due uomini Vilabr con la faccia rivolta verso il
dislivello e Anselm Vilabr, vedendo che Josep era caduto in ginocchio, disse lasciatelo stare, lui 
molto giovane. Allora il maestro Cid fece alzare Josep e diede una pistola a Bringu, una a Mauri e una
a Gassia dicendogli mirate alla nuca e buona notte; i tre uomini, un po' titubanti, si guardavano tra loro.
Dietro, il resto del gruppetto muoveva un piede impaziente, aspettando che quei tre borghesi
repubblicani si decidessero a cominciare la rivoluzione nella Vall d'ssua. Allora Mauri di casa Maria
del Nasi si strinse nelle spalle e mir alla nuca del signor Anselm mentre il maestro Cid, molto
pedagogico, spiegava che ogni paese doveva farsi giustizia da solo, che non  possibile che ci
abituiamo al fatto che vengano sempre da fuori a toglierci le castagne dal fuoco. Allora anche Gassia,
convinto dalla presenza di tanta gente, alz la pistola, mentre Bringu, pi pallido del signor Anselm,
teneva ancora la pistola abbassata. Mauri spar nello stesso tempo in cui lanciava un grido per farsi
passare lo spavento e, nel portico di casa Gravat, Elisenda sent pi l'urlo che lo sparo. Il signor Anselm
Vilabr, ex capitano dell'esercito spagnolo, cadde mezzo secondo prima di poter proferire alcune parole
che avrebbero comportato per lui una morte pi epica. Non fece in tempo perch era preoccupato per il
figlio. Riusc per a rivolgere un pensiero nero a quella troia di Pilar; proprio nel momento in cui il
proiettile cominciava a farsi strada in mezzo al cervello pens grande troia che mentre io mi giocavo la
vita per la patria ne hai approfittato per mettermi le corna a casa mia, nel mio letto, con i miei figli in
casa, e con chi, con un disgraziato pieno zeppo di soldi, perch il teatro fa guadagnare molto, ma quello
era un perfetto disgraziato che spero ti abbia reso infelice per il resto della tua vita del cazzo, cos sia.
Allora Gassia lanci un urlo simile e fece esplodere la nuca rasata di Josep Vilabr Ramis di casa
Gravat, che cadde senza alcun proclama, senza alcun gemito pronunciato a met, soltanto con
l'immagine di Julia de Sorre in testa e un'idea assurda, che bello che muoio, cos non devo dire a pap
che mi voglio sposare con una contadina bella, dolce e povera perch  di casa Pona di Sorre, e pap
non mi pu rispondere se dici un'altra volta una cazzata come questa ti ammazzo.
Siete tutti testimoni proclam il maestro Cid mentre raccoglieva le pistole e dava una tanica
di benzina a quel vigliacco di Bringu che il paese di Altron si  fatto giustizia da solo.
Torena.
Che?
Questa  Torena, non  Altron.
Ah, s? Sei sicuro?
Guard i suoi uomini, con uno sguardo velato da un'ombra di spavento, o forse di angoscia.
Allora, con voce asciutta, disse annaffiali per bene, e Bringu, come se stesse pulendo l'ingresso di casa
col disinfettante, svuot la tanica in silenzio sui due corpi. Poi il maestro gli pass un fiammifero
acceso e Bringu lo lasci cadere su Josep innamorato della contadinella, che si trasform in una torcia,
mentre sull'altro il fuoco non attecch perch era pi distante. Ma gli uomini si erano gi avviati sulla
strada del paese e mezzo minuto dopo il camion stava gi scendendo verso Sorre, Altron e Rialb. In
mezzo alla piazza di Torena avevano lasciato Rafael Gassia di casa Misseret, Joan Bringu di casa
Feli e Josep Mauri di casa Maria del Nasi che a partire da questo momento dovevano farsi coraggio
con la loro rivoluzione. Elisenda, da una finestra di casa Gravat, li guard negli occhi prima di correre
gi per le scale per vedere che cosa era successo, con la folle speranza che tutto fosse terminato in un
nonnulla. E pi d'uno e di due e di tre dicevano se lo sono meritato, ricchi e fascisti come sono.
Quel giorno, quando la Bscones, dopo aver pronunciato a bassa voce, tra s e s,
sincondrotomia, gli disse fumi troppo, Cassi, finirai con le tubature ostruite, l'uomo, brandendo il
pacchetto di tabacco, rispose oh, non ti preoccupare, che se lo fuma quasi tutto Josep. Lei non disse
niente; le trem soltanto la vena del collo (sternocleidomastoidea). Diede il resto a Cassi, aspett che
l'uomo e la sua eterna nebbia sparissero e usc dalla tabaccheria, accost le imposte e corse a dire al
sindaco (il sindaco Targa s che stava in comune) che Cassi le aveva detto oh, non ti preoccupare, che
se lo fuma quasi tutto Josep e Valent Targa grid porca troia miseria accidenti a tutti loro. Disse alla
Bscones ti devo un favore, la Bscones fece il saluto fascista e disse non ho fatto altro che compiere il
mio dovere, viva Franco, e Valent Targa, accompagnato da tre o quattro suoi uomini, all'imbrunire
entr a casa Maria del Nasi, spavent i due anziani che erano in cucina a guardare il fuoco, ripassando
pezzi di vita e rimpiangendo amori, e misero tutto sottosopra, tutto, anche la cantina, e il fienile, e la
soffitta, e in un angolo che non avevano notato le altre due volte che ci erano entrati, perch era molto
ben nascosto da una parete di mattoni, trovarono un pallidissimo Josep Mauri che da quattro anni e
undici mesi e mezzo viveva in silenzio in soffitta, sognando il giorno in cui sarebbe potuto uscire a
falciare l'erba o a palpare le mammelle delle mucche, guardando dal buco da cui entravano i piccioni
quello che poteva vedere da l, cio il tetto e parte della facciata di casa Gravat, e pensando arriver il
giorno in cui Targa se ne andr e io uscir di nuovo, ma senza poterne essere sicuro perch a Rafael
Gassia e Joan Bringu era andata peggio che a lui o, a seconda dei punti di vista, meglio che a me,
perch  una merda vivere rintanato come un topo in casa propria e avere sempre un freddo fottuto che
posso fermare solo con un mucchio di coperte. Scendeva dalla soffitta solo di notte, si sgranchiva le
gambe, toccava il culo a Felisa e chiedeva altre riviste, altra aria, altri non ne posso pi, Felisa, che si sa
della guerra in Europa.
Josep Mauri sembrava un'apparizione, bianco di soffitta e di spavento, quando lo portarono in
strada e la tenue luce della luna calante gli fece sbattere le palpebre abbagliandolo. Dentro di s pens
basta, non dovr pi soffrire.
Il giorno dopo si sparse la notizia che Mauri, il fuggiasco, s, era tornato in paese a suicidarsi.
Che dici? Come, dove? Al campo di Sebasti, si  impiccato al fico, Dio, che orrore. S, che orrore.
Come Giuda, che si impicc a un fico per non so che di trenta monete. Perch era un assassino, un
rivoluzionario, un anarchico, un catalanista. Povero Josep, quanti anni doveva avere. Quando finir
tutto questo. E Oriol scrisse una nota da fare arrivare al tenente Marc, ieri, quando io ero sul colle del
Triador, un altro morto di Targa e dei suoi. Non lo posso dimostrare ma  evidente. Un certo Josep di
casa Maria del Nasi, che non ho mai conosciuto perch era un fuggitivo, secondo loro  venuto qui a
suicidarsi.
 il terzo diceva il tenente Marco, e lo diceva tutto il paese perch ce l'avevano tutti impresso
nella memoria. Il primo  stato Bringu, appena  entrato l'esercito. Quell'asino non era fuggito ed 
diventato il sindaco martire. Per Gassia hanno fatto un po' pi di fatica, ma poi anche lui  caduto. E
adesso Mauri. Tre. I tre anarchici del Cid. Schiacci la punta della sigaretta contro la pietra a terra. I
tre che dicono abbiano fatto fuori gli uomini di casa Gravat.
Oriol, a disagio, guard il calendario scolastico sulla parete, come se stesse meditando sul
trascorrere del tempo. Il tenente Marc tir il silenzio per un bel po' finch, dalla troppa tensione, lo
ruppe:
Tira il sasso e nasconde la mano disse. Chi?
Joan Ventura si alz e si guard intorno: oggi neanche nocciole rancide.
Tu stai attento e non fare il fesso avvert prima di aprire la porta e di sparire con il silenzio e
l'agilit del fumo della stufa della scuola. Oriol rimase solo nell'aula buia, guardando fuori, nella
piazza, l'intero paese nelle tenebre, la gente dormiva o faceva finta, e lui pensava  impossibile,  una
donna dolce e integra,  impossibile.
L'avevano trovato appeso a un ramo alto del grande albero di fico nel campo di Sebasti e
Felisa grid di dolore senza osare raccontare che cosa era successo quella notte. Ma grid, url.
Sentendo le urla di Felisa dal portico, per la prima volta in otto anni, dopo aver saputo che il suo Goel
aveva portato a termine il lavoro per il quale era stato assoldato, la signora Elisenda Vilabr si mise a
piangere e Bibiana pens se non gli avessi dato io i nomi li avrebbe trovati a qualsiasi angolo di strada;
poi chiuse gli occhi e disse finalmente, poveretta, finalmente pu piangere come tutte le donne.
60
Prima prese aria, come quando ci si tuffa in piscina, e poi, senza pensarci pi, entr nel
ristorante della pensione dove Jordi e Joana consumavano l'adulterio davanti a un piatto di lumache.
Guardando gli occhi di Jordi, prese una sedia e si sedette in mezzo, come unendosi a un gioco; senza
guardare Joana, disse alla tovaglia Joana Rosa Cands Bel, credo sia meglio che tu sparisca un
momento. Poi guard di nuovo Jordi negli occhi, lui sostenne lo sguardo e lei prov una rabbia
immensa perch in quel momento, invece di disprezzo, odio, schifo, desiderio di vendetta o qualsiasi
altro nobile sentimento, Tina, davanti a quello sguardo, riusc solo a sentire pena per tanti anni, per
Arnau, per te e per me che dovevamo essere nobili e onesti, per i chilometrici, per gli andiamo a vivere
a Sort, in montagna, per i giorni e giorni di felicit, di calma, di comprensione. Dovette fare uno sforzo
per non farsi trascinare dalla sua stessa storia. Poich Joana si era alzata, pallida, muta, aveva preso la
sua borsa e se n'era andata a quel paese, lei ne approfitt per sedersi davanti a Jordi, sulla sedia che
conservava ancora il calore del sedere di Joana. Con una certa insana soddisfazione percep, con la
coda dell'occhio, che gli avventori dei tavoli vicini si erano accorti che succedeva qualcosa di grosso.
Dal bancone della reception, se n'era accorto anche il proprietario, che pensava oh, no,  quella donna;
e sua moglie, che usciva dalla cucina, vedendo Tina diceva guarda,  quella donna, e celava un sorriso
di ammirazione.
Quello che pi mi dispiace  che tu mi abbia mentito.
Jordi, rosso, bianco, verde, non sapeva se alzarsi e andarsene o se stare l a parare il colpo.
Io...
Lei lo guard apertamente, le mani che reggevano il mento, attenta, incuriosita nel pensare a
come si sarebbe scusato. Siccome Jordi teneva solo la bocca aperta ma non diceva niente, lei lo
punzecchi:
La riunione di ciclo era riunione di miniciclo.
S, beh... Perch... Alla fine  stata... S,  stata revocata.
Ah.
Ma a te che ti prende? Oh, no: il bastardo contrattaccava: Perch vuoi fare una scenata? Ma
che pensi?
Vuoi che ti dica che cosa penso?
No, no: tu mi stai accusando di... Si batt la fronte con due dita: Per favore, cerchiamo di
non essere chiusi e provinciali, che siamo entrati nel ventunesimo secolo. La guard per vedere che
effetto le avevano fatto quelle parole. Per ribadire il concetto: So gi che cosa ti stai immaginando.
Patetico.
Pensavo che saresti stato pi elegante, Jordi, te lo giuro sul mio cancro.
Stavano zitti. Jordi non voleva guardarsi intorno per non vergognarsi di pi. Quando il silenzio
si fece troppo pesante, Jordi volle alleggerirlo:
Ma tu che cosa ti sei messa in testa? Con atteggiamento didattico: Che Joana ed io...
Davvero? Cos poco ti fidi di me? Profondamente offeso: Cos poco?
Quando torno a casa stasera non ci voglio trovare una sola cosa tua o la butto dalla finestra.
Come Sofia Loren.
Forse  meglio parlarne un momento, no?...
Hai gi detto tutto. Ma non hai lasciato parlare me. Si drizz sulla schiena e alz il tono di
voce, giusto quel poco perch Jordi si sentisse pi a disagio: Non dovevamo essere onesti, Jordi?
Jordi alz un dito per inventare qualche stupidaggine. Ma dopo qualche istante di riflessione, lo
nascose e abbass la testa. Non dava pi battaglia. Molto probabilmente perch l'aveva pescato troppo
alla sprovvista. Ebbe ancora la forza di guardarla negli occhi:
Che ti ha detto il medico?
Tina si alz e guard l'orologio.
Stasera alle undici sar a casa. Non ci provare neanche a portarti via Juri.
Stava per dirgli sei un figlio di puttana ma non lo fece. Stava per dirgli ti do una seconda, e una
terza e una quarta opportunit, ma non fece neanche questo. Se ne and, con lo sguardo duro, ferreo,
opaco, per evitare che le sgorgassero le lacrime prima di arrivare alla Duecavalli. Quello che pi le fece
rabbia era che Joana non se n'era andata. Era seduta nella sua macchina verde e nuova, uno di questi
modelli indefiniti. Per un po' aveva sperato che se ne fosse andata a piangere di rabbia a casa sua,
invece no: Joana era l, ad aspettare che lei uscisse, ad aspettare che si allontanasse e le lasciasse la via
e la vita libere, definitivamente libere.
Tina accese il motore. La Duecavalli rispose al primo tentativo, come se avesse fretta di
abbandonare quella pensione schifosa che era diventata la seconda casa di Jordi.
Per occupare il tempo fino alle undici di sera era andata a trovare Serrallac, a vedere se aveva
letto le carte di Oriol, a vedere se prendeva il caff anche a quell'ora, e lo trov nell'ufficetto pulito e
ordinato in mezzo al laboratorio polveroso. Gli operai stavano andando via e lui discuteva di non so che
con sua figlia, che alla fine non le present. Quando la figlia usc dall'ufficio, Serrallac le fece segno di
entrare. S, anche a quell'ora prendeva il caff. La fece sedere, apr il cassetto di sotto e tir fuori la
cartellina con le carte di Oriol.
 tutto qui? indicando i fogli.
No. Solo una parte.
Voglio leggerlo tutto.
Ci credi, adesso?
Non lo so. Forse s. Sai, non  importante crederci o no, ma se  la verit o no.
Tacquero. Dopo un po' lui, riemergendo dai quaderni, disse secondo te la figlia mia che non so
come ti chiami si chiama Joan.
Beh, s. Si chiamava Joan. Adesso si chiama Marcel. So chi .
Jaume Serrallac fece fatica ad accettare che Marcel Vilabr, che lui aveva visto crescere e
diventare cos enigmatico, intoccabile e rigido come sua madre, non fosse figlio di quella madre
enigmatica, intoccabile e rigida, ma di una donna tisica come la mia Rosa, che si chiamava Rosa come
la mia Rosa, e di un maestro che forse era un traditore o forse un eroe. E sent che Tina finiva la
spiegazione dicendo non so per quale motivo, ma la signora Elisenda lo ha adottato in segreto.
Lo puoi dimostrare?
Io so solo quello che ti ho detto. Dove posso trovare questo Marcel? Lo sai?
Vive a Barcellona. Te l'ho gi... D'improvviso, stupito: Ma... hai pianto?
Serrallac le pass inavvertitamente sulla guancia due dita ruvide ma delicate, quasi con la stessa
tenerezza con cui accarezzava le pietre. Ritir la mano quando si accorse del gesto che aveva fatto,
come la lumaca che ritira precipitosamente le corna: Scusa, non sono affari miei.
Tina prese i fogli di Oriol. Li apr per non dover rispondere alla domanda impertinente e si
trov davanti quel figlia mia, questa sera scrivo solo a te. Altre pagine in cui mi rivolgevo a te volevo
che le leggesse anche tua madre. Ma se legge quello che ti scrivo oggi, capir che  per te. Questa sera
sono triste. Ti piace il mio cane?  uno Springer Spaniel, da quello che mi hanno detto.  un cane
fedele e intelligente, che  venuto da molto lontano, e mi immagino che quando si sentir pi in forze
sparir perch crede di avere ancora speranza in un'Europa ridotta a pezzi.
So che il mio tempo sta per finire. Questi mesi frenetici sfociano in un'azione che, sia che abbia
successo sia che fallisca,  molto probabile che metta allo scoperto il mio vero ruolo e che io debba
fuggire in Francia. So che, se le cose vanno male, non potr neanche fuggire. Quindi, la cosa pi
probabile  che... tu ed io, figlia del mio cuore che non so come ti chiami, non ci conosceremo mai.
Non proprio: non ci conosciamo, ma io un giorno ti ho vista. Ho visto una tua manina. Ogni sera, da
allora, se ho un momento per dormire, penso alla tua manina e mi addormento un po' pi felice. O, per
essere esatti, meno triste.
Mi auguro che un giorno tu possa leggere queste pagine. Mi auguro che tua madre, quando
verr a sapere che sono morto lavorando per il maquis, vorr venire a prendere le mie cose e vorr
guardare nel nostro nascondiglio segreto. Me lo auguro perch sar l'unico modo in cui tu potrai
leggere quello che ti scrivo. Se lo leggi vuol dire che non sono sopravvissuto per poter strappare i
quaderni prima che ti arrivino. Sai? Ci sono delle stelle cos lontane da noi, che la loro luce ci arriva
solo dopo tanti, tantissimi anni. Cos tanti, figlia mia, che la luce che adesso riceviamo forse  partita
dalla stella prima che l'uomo fosse sulla Terra. Cos come la luce delle galassie lontane, la mia voce, se
sono fortunato, ti arriver quando gi sar morto da tempo. Siamo come astri, figlia mia. La distanza fa
di noi delle stelle come spine lass nel cielo scuro.
Molto bello, quello che dice delle stelle.
Tu sei un po' poeta, eh, Serrallac?
L'uomo vuot il bicchierino con l'ultimo goccio di caff e si strinse nelle spalle. Tina guard il
disegno del cane, perfetto, con tutti i particolari del pelo... e fatto con una matita di scuola. E poi
l'autoritratto. Si vedeva che era andato a cercarsi gli occhi, senza schivare il proprio sguardo.
Vedi? Questo sono io. Mi disegno allo specchio del bagno della scuola perch tu possa sapere
com'era tuo padre. Non credere che stia imbrogliando: sono proprio cos bello e attraente. Sono proprio
cos, perch se c' qualcosa che so fare bene  disegnare e dipingere. Se mi ci fossi dedicato appieno
non sarei venuto qui e non avrei avuto l'occasione di mostrarmi vigliacco davanti a tua madre o
intempestivamente temerario. E adesso vivremmo felici, io ti avrei portata a scuola e ti avrei insegnato
a dare da mangiare ai piccioni. E poi, non dovrei fare alcuno sforzo per farmi ogni giorno la barba
davanti a uno specchio. Non so pi qual  la mia faccia. Ieri ero ufficialmente a letto con la febbre e
invece verso sera me n'ero andato sul colle del Triador, per collocarci un'antenna. Abbiamo creato una
rete di comunicazione sotto il naso dei franchisti e ancora mi stupisco che non l'abbiano scovata.
Scendendo in paese ho sentito delle voci e delle grida. I lamenti di Felisa di casa Maria del Nasi e il
sollievo di quelli che pensavano era ora, era ora che pagasse per quello che ha fatto. Ho pensato che la
cosa pi prudente fosse tornare a letto a fare il malato e il giorno dopo scoprire una nuova disgrazia e
mostrarmi impassibile al dolore.  cos difficile, figlia. Ma una cosa sono le mie previsioni e un'altra
quelle di Valent Targa. Ha fatto venire Balans, uno dei suoi fedeli, a buttarmi gi dal letto, e all'una
di notte ci ha fatto un discorso sulla vita, la morte, la giustizia e che sia chiaro per tutti che quel
bastardo di Mauri  tornato da chiss dove per suicidarsi chiss perch all'ingresso del paese. E chi osi
dire una cosa diversa mi avr per sempre come nemico. Mi avete capito bene?
E Felisa?
Non dir niente. Nessuno di casa Maria del Nasi dir niente se non vogliono essere arrestati
come complici. Profondamente offeso: Cinque anni nascosto sotto il nostro naso! Alzando
inutilmente la voce: Avete capito tutti?
S, certo, benissimo, eccetera, mentre cominciavano a uscire.
Mi hanno detto che hai la febbre.
Trentotto. Posso tornare a letto?
Targa si avvicin a Oriol e, con un gesto che poteva sembrare tenero, gli mise la mano sulla
fronte.
Stai scottando. Vai.
Non lo so, figlia, che cosa scottava, se la mia fronte o la sua mano. O forse si stava prendendo
gioco di me. Fatto sta che mi ha detto stai scottando, mi ha guardato con quegli occhi che fanno paura e
che ho congelato per sempre nel suo ritratto e mi ha osservato in silenzio mentre me ne tornavo a letto,
dove ufficialmente avevo passato le ultime ore.
Permettimi di darti un paio di consigli, visto che non ho potuto farti da padre un solo minuto
della tua vita. Dai sempre retta a tua madre:  una donna magnifica, forte, con un cuore allegro e
coraggioso. Devi volerle bene e non lasciarla mai sola. Non fare mai niente, figlia mia, che implichi il
vessare o il procurare danno a un altro essere umano. Sii libera e coraggiosa per fare sempre quello che
dovrai fare. Tuo padre morir, probabilmente, perch ha imparato a non accettare una situazione
politica di mancanza di libert. Ricordatelo e sii degna per tutta la vita di questi pensieri per i quali io
do la vita. Non pensare che sia un eroe. Potrei anche morire di stanchezza, figurati. Sappi che ho fatto
molta fatica, ma proprio tanta, figlia mia, ad accettare che dovevo lottare per la libert. Un giorno ho
vissuto la ribellione del fantoccio. Non  stata una decisione molto pensata.  arrivata perch provavo
troppo schifo di me stesso. Anche cos, mi ci sono visto spinto dalle circostanze, mi ci hanno dovuto
forzare. Prima di tutto questo, io ero un uomo ancora pi vigliacco. Ma ecco che vivere il pericolo mi
ha fatto vedere l'importanza di quello per cui ogni notte rischio la vita, quando accolgo fuggitivi,
trasmetto messaggi o faccio io stesso da messaggero, arrampicandomi sulle pendici della Tuca Negra,
una montagna che conosco meglio di notte che di giorno e che  abbastanza lontana dal confine per
essere trascurata dall'esercito che guarda sempre da un'altra parte. Sai che da due mesi dormo solo due
o tre ore al giorno? E non mi si deve notare.  cos difficile fingere... Vorrei che tu non dovessi mai
fingere niente; che possa sempre essere te stessa.
Il fascismo e il nazismo stanno per essere sconfitti in Europa a forza di molte morti. Adesso
rimarr solo il regime di Franco. Speriamo di farlo cadere noi, con i pochi mezzi che abbiamo. E se non
possiamo, speriamo che l'Europa ci aiuti a farlo.
Lo so che non sono all'altezza di un buon padre e che ti parlo di cose che forse adesso non ti
interessano proprio. Ma non ho voluto dipingerti il mondo come non ; non ne sarei stato capace.
Dovrai aspettare qualche anno, quando sarai gi una signorina, per capire. Come mi piacerebbe vederti
a quindici anni, forse con le trecce, a passeggiare non so dove, guardando di sottecchi i ragazzi,
nascondendo risate di timidezza e sussurrando qualcosa all'orecchio della tua amica. Quanto mi
piacerebbe che
Qui c' una macchia e non si capisce che cosa  che piacerebbe a Oriol Fontelles. Pi gi, verso
la fine del foglio, il testo continua dicendo e non pensare che tuo padre avesse una scrittura cos brutta:
scrivo cos perch fa molto freddo e ho le dita irrigidite. Alla fine di settembre le notti di Torena sono
gelide anche se hai la stufa accesa. Tra un'ora devo uscire per andare sulla Tuca Negra ad aspettare un
gruppo che viene a dormire a scuola. Dormire.
Tu adesso, figlia, devi giocare, mangiare molto, credere a tua madre e crescere forte. Quando
sarai grande, mi piacerebbe che ti ricordassi ogni tanto del tuo padre pauroso, un po' ribelle, che ha
fatto quello che ha potuto, troppo tardi per il gusto di tua madre, per le nostre libert. Permettimi di dirti
altre cose di quelle che dicono i padri: da grande, figlia mia, evita l'ipocrisia; non giudicare gli altri, non
gli arrecare alcun male, non cercare gli onori, cerca il posto in cui il tuo contributo possa essere pi
efficace, non pi vistoso. E fai in modo che non ci siano troppi segreti tra te e le persone che ami. Tra
me e tua madre c' un segreto che ci ha spezzato il cuore. Un segreto? Delle differenze, direi. E io non
l'ho amata abbastanza. Sta di fatto che ci ha spezzato il cuore e non vorrei che a te succedesse una cosa
simile. Non so che dirti per concludere: ho passato un momento piacevole cercando le parole adatte per
dire addio a mia figlia. Non le ho trovate. Me ne devo andare. Se avessi una caramella, te la lascerei
accanto ai quaderni. Addio, figlia mia. Fai il possibile per rispettare, per tutta la tua vita, la memoria e
le idee per le quali io do la mia. Tuo padre che ti vuole tanto bene e sotto c' scritto Oriol e l'inchiostro
 sbavato, come se Oriol Fontelles avesse pianto appena finito di scrivere la lettera a sua figlia che non
esisteva.
Capisci perch me la prendo come una cosa personale? Lo capisci?
Credo di s.
Non voglio che la luce di questa stella morta non arrivi alla sua destinazione reale.
Esatto.  proprio cos, Tina.
Dopo aver riflettuto un momento, indic i fogli:
Il signor Oriol  come gli scultori delle cattedrali.
Come?
S. Sanno che lavorano per nessuno. Fanno sculture, doccioni, balaustre, archivolti, cornici,
rosoni e volte che, una volta collocati lass, nessuno pi vedr. Guard serio Tina: Se non i piccioni,
che per giunta ci cacano sopra.
Tacquero. Serrallac gioc con il bicchierino vuoto e disse un giorno padre Llebaria ci port a
vedere la parte superiore della cattedrale. Mi impression.
Chi  padre Llebaria?
Il prefetto degli studi del seminario. Non so neanche se  ancora vivo.
Lui vi doveva dire che gli scultori lavorano per Dio.
Immagino di s, non me ne ricordo. Ma  come con il signor Oriol. Se tu non avessi mai letto
queste pagine...
Scosse il capo, impressionato dai puntini di sospensione. Tina rimise i fogli nella cartellina e
fece schioccare l'elastico come segnale di fine della visita. Non disse a Serrallac che aveva buttato fuori
di casa suo marito e che stava aspettando che si facessero le undici. Gli disse solo arrivederci e
Serrallac rispose ne voglio vedere altri di questi fogli.
Dopo aver lasciato il laboratorio di Serrallac rimase ancora in giro finch non furono le undici.
Alle undici e sei minuti entr a casa e la trov mezza vuota: la met dei libri del soggiorno, lo stereo,
che era dell'infedele, i vestiti del suo armadio, la scarpiera mezza vuota, nessuna nota di commiato, di
giustificazione o di scuse. E nel bagno piccolo, il laboratorio di fotografia intatto. No. Mancava quella
foto di Arnau che lei teneva attaccata al sughero con delle puntine. Non importa, aveva il negativo.
Tina entr in soggiorno e si sedette su una sedia, in pizzo, come se fosse in visita a casa propria. Sul
tavolo, il dottor Zivago quasi non si accorse della signora di casa, tanto era concentrato a leccarsi una
zampa.
61
Signora Vilabr, la scienza non pu fare nient'altro.
Ma io mi sono medicata meticolosamente, ho sempre seguito tutti i suoi avvertimenti...
Signora... La scienza arriva fin dove arriva. Oggi, per questo tipo di lesione oculare, in un caso
come il suo il dottor Combalia abbass il tono di voce come se si vergognasse delle proprie parole ...
non ci sono cure.
Quando sent questo, si sent truffata nel suo intimo. Dalla scienza e da Dio, con il quale portava
avanti una dura battaglia da quando gli anarchici di Tremp erano entrati nella sua vita. Adesso non
voleva dare soddisfazione a Dio e, sebbene il buio eterno le incutesse timore, non si volle lamentare.
Neanche davanti al dottore. Tacque, dunque, disposta ad accettare l'oscurit senza tante storie. Il
mondo  pieno di ciechi.
Il giorno del suo settantacinquesimo compleanno si era alzata con una sensazione pi strana agli
occhi, come se il suo male annunciato avesse una data stabilita per mostrarsi. Pass le ore tra varie
telefonate, cercando di far finta che non succedeva niente. Finch a met pomeriggio decise di
allarmarsi.
No, no: ho detto di passarmi il dottor Combalia in persona.
Signora, il dottor Combalia non pu...
Gli dica che  da parte della signora Elisenda Vilabr.
Si sent un silenzio di rispetto e un ronzio di titubanza. Ventidue secondi dopo lo stesso dottor
Combalia diceva cara signora, in cosa posso esserle utile? E lei aveva voglia di dirgli ho paura del buio,
molta paura, perch stare sempre al buio vuol dire stare sempre con te stesso, pensare a te stesso, come
se tutto te stesso fosse uno specchio di te, che giudica tutto, e non so se questo  umano, dottore. E fu
sul punto di dire anche odio il buio perch non puoi pi controllare le cose, perch qualcuno pu
arrivare da dietro, perch i ricordi saranno troppo nitidi e non potr resistere alla pena, perch non
potr pi chiudere gli occhi per stare al buio.
Sto diventando cieca.
Che cosa ha notato?
Non lo so. Mi abbaglia tutto, non metto a fuoco neanche con gli occhiali, vedo delle
macchie...
Era la prima volta che il dottor Combalia percepiva una certa mancanza di controllo nella
signora Vilabr.
Cos d'improvviso?
Posso venire adesso?
Beh... Vediamo, che ora ?
Non sono a Barcellona. Ci metter tre ore.
Allora forse  meglio domani...
Non si preoccupi per me, dottore: fra tre ore sono in clinica.
Riattacc, vanific una cena del dottor Combalia, ordin a Miquel di volare gi per la strada e,
per la prima volta nella vita, dimentic il beauty-case.
Alle otto e mezza era seduta sulla poltrona dei pazienti e il dottor Combalia le stava guardando
l'occhio sinistro, preferendo non comunicare niente a Vanessa perch avrebbe allarmato la paziente
tanto quanto si stava allarmando lui. Ma per quale santo cazzo tocca proprio a me dover dire a Elisenda
Vilabr che  tutto finito, che lo sapeva gi ma che adesso ci siamo, che  questione di settimane, di un
paio di mesi... Fu allora che smise di pensare ai colleghi della cena (a venticinque anni dalla laurea, e
lui che voleva vedere che fine avevano fatto Amouroux e Pujol), e quando lei chiese quanto tempo ci
metter a rimanere al buio, lui si schiar la gola e disse beeeh, sei mesi, un anno, e poi aggiunse quella
frase, signora Vilabr, la scienza non pu fare nient'altro.
Cane o domestica? Bastone? E i conti? E viaggiare? E mangiare, non vedono che mi posso
macchiare senza accorgermene?
Davvero, la scienza non pu fare niente di niente.
Cap che doveva accettare che l'autista, al suo servizio da soli dieci o dodici anni, si convertisse
nei suoi occhi sulla strada; in un certo senso, la malattia le faceva rimpiangere Jacinto. Cap che Ci,
con i suoi reumatismi, avrebbe finito per essere il suo bastone dentro casa. Che Gasull sarebbe
diventato il suo secrtaire e avrebbe avuto accesso ai conti correnti e le avrebbe dovuto comunicare ti 
arrivato il versamento dei tedeschi. Non avrebbe mai pi potuto vedere il viso supplicante di Gasull,
sempre innamorato di lei fino alla perdizione, sempre a sognare che lei un giorno gli avrebbe detto
Gasull, non mi interessi perch sei il migliore avvocato a risolvere i problemi con fantasia, ma perch ti
amo. Ma questo momento non era mai arrivato e Gasull continuava a servirla. Perch la gente imprime
a fuoco il passato nella memoria?
A mezzanotte il dottor Combalia aveva fatto, e diceva mentre aspettiamo i risultati, che ci
mettono sempre cinque o sei giorni, lei, signora Elisenda, non si ossessioni. Tutto ha rimedio nella vita,
e anche nel peggiore dei casi possiamo ringraziare Dio perch ci sono forme della malattia ancora pi
aggressive.
Imbecille. Che cosa c' di pi aggressivo del buio? E poi, un individuo che si arrende cos
presto, non  dottore e non  niente.
Voglio consultare un altro... Voglio avere altri pareri.
Ne ha tutto il diritto, signora Vilabr.
Furono tre pareri. Divergevano solo nel tempo. Si apriva una forchetta da cinque settimane a
dodici mesi, per cui aveva il tempo di respirare prima di inciampare sulla propria ombra. Neanche
quando la sentenza fu confermata si lament. Pens a quello che le avevano detto, che dapprima
avrebbe notato poco la debolezza della vista, finch all'improvviso, nel giro di poche settimane,
avrebbe palpato il deterioramento giorno dopo giorno fino a vedere solo macchie nere. E, alla fine, un
puntino di luce che si sarebbe spento come una vita. Lo specchio sarebbe diventato una superficie
fredda e inutile come la morte.
Sembra che i retriever siano i migliori cani guida.
Se mi compri un cane ti sbatto fuori dall'impresa e dalla mia vita.
Gasull la guard desolato. Anche se ai suoi settantadue anni poteva pensare che la vita
sentimentale nulla che aveva praticato per tutta la sua esistenza sarebbe continuata fino alla fine,
sognava ancora che un giorno Elisenda gli prendesse la mano e gli dicesse Rom, avvicinati che ho
freddo, o qualcosa del genere. Ma Elisenda gli comunicava solo i segreti dell'impresa, i segreti delle
finanze personali, i segreti della sua difficile relazione con determinate persone, e lui la serviva con
lealt, ricevendo un buono stipendio e nient'altro. Certo, le poteva dare del tu praticamente da sempre.
Ma soltanto se erano soli. Nonostante tutto, lui per lei continuava a essere Gasull. E se adesso l'aveva
convocato nel silenzioso salotto di casa Gravat era per dirgli Gasull neanche il miglior avvocato al
mondo, quale tu sei, potr far s che io arrivi a vedere le Olimpiadi di Albertville, e ancor meno quelle
di Barcellona. Lui si spavent, perch pensava che gli stesse dicendo che stava per morire, e quando lei
disse no, gli occhi, la vista, per il diabete, sai? dentro di s tir un sospiro di sollievo e fuori non seppe
che dire, e rimase a bocca aperta. Un lumicino di speranza egoista gli diceva che forse quella era la
prima volta che Elisenda lo convocava per dirgli qualcosa di personale e che forse voleva che lui le
offrisse calore umano. Quando stava per farlo, per, lei aveva ripreso in mano le redini della situazione
e Gasull dovette accettare che Elisenda non voleva calore umano ma aveva trasformato la sua futura e
certa cecit in un ulteriore elemento da incorporare alla colonna di impedimenti e ostacoli del registro
dell'impresa. Come faremo perch io possa conservare il controllo su tutto, era in sintesi la domanda.
Lui avrebbe desiderato una domanda del tipo Rom, mi ami? E lui avrebbe detto s, amore mio,
Elisenda, ti amo malgrado tu abbia fatto, che io sappia, tre cose strane e inesplicabili nel corso della tua
vita. La prima, sposarti con un impresentabile donnaiolo come quell'inutile di Santiago Vilabr, che
non hai mai amato. Perch, Elisenda? Tra te e quel disgraziato non c'era sicuramente alcun tipo di
legame. La seconda, Elisenda, ciechina mia,  che non so che t'ha preso con la fissa di beatificare il
maestro di Torena. D'accordo, se lo dici tu, forse se lo merita: io non l'ho mai conosciuto. Ma insomma
 da anni che dura questa storia, ci hai speso una fortuna e ogni volta che insinuo che forse  il caso di
ripensarci, cambi discorso. Se non conoscessi il tuo cuore freddo, orbetta mia, penserei che magari ne
eri innamorata. E la terza... che dicono che hai avuto un amante pi giovane di te e che  durato molto
tempo. Come fai a nascondermi cos bene quello che non vuoi che io sappia? Dicono che era un
maestro di sci. Io non ci credo: tu sei troppo signora. Ma a volte, soprattutto in sogno, c' una vocina
che mi dice Rom, questa donna non pu stare sola tutta la vita a pensare al lavoro. Non lo so. Lei per
non chiese mi ami, Rom, ma lo fece sedere davanti a s e disse, forza, dimmi cos' che ha fatto
Marcel.
Rom Gasull, fedele per sempre, le raccont del tradimento del figlio, del colpo di stato che
aveva tentato con la scusa che la madre era ogni giorno pi rimbambita...
Ha detto questo? Pi rimbambita?
Insomma, Elisenda, non so se...
L'ha detto o non l'ha detto?
Beh, s, d'accordo, l'ha detto... Ma non ha molta importanza, perch...
So io lo interruppe che cosa ha importanza e che cosa no. Lui  mio figlio.
Voleva dire che tu hai gi settantacinque anni e ti devi riposare. E che lui ne ha pi di quaranta
e mi fa sempre pi incazzare dover chiedere il permesso per qualsiasi cosa, come se non fossi il
proprietario.
Ma tu non sei il proprietario, Marcel Gasull, preoccupatissimo, messo tra due fuochi, due
fedelt contrapposte ed escludenti.
Insomma, che aveva macchinato qualcosa e voleva perfezionare disposizioni legali, con
sostegni notarili tecnicamente impeccabili, basate sulla rinuncia della signora Elisenda a favore del suo
legittimo erede in ogni ambito: patrimoniale, aziendale e familiare.
Perch? 
Perch perde i colpi, non ci sta con la testa ed  rimbambita. E uno di questi giorni diventer
cieca. E non voglio che la Chiesa si mangi il patrimonio che ci rimane.
Siete immensamente ricchi, Marcel.
Quanti milioni ha speso nel processo di beatificazione di quel maestro del cazzo?
Un'enormit.
Vedi?
Ma tua madre ha il senso della misura. Lei sa fino a dove pu arrivare e fino a dove pu tirare
la corda. In tutto.  la persona pi calcolatrice che...
Sei con me o contro di me, Gasull? come Ges Cristo, ma in blue jeans e con un gin tonic in
mano sulla terrazza degli uffici di Barcellona, proprio davanti alla Pedrera assediata da una schiera di
giapponesi.
Non voglio firmare. Non posso fare questo a tua madre.
Sei contro di me. Gesto biblico con il gin tonic.
No. Ma non posso fare...
Sei contro di me. Addio. E mentre Gasull abbandonava la terrazza, lo blocc: Ah, e se dici
una parola a mia madre, ti ammazzo.
La prima reazione fu della madre. Prima di cadere nel mondo delle ombre, dopo aver
conosciuto i dettagli del tentativo di colpo di stato da un afflitto Gasull, pass due giorni a dirsi che
disastro sono stata, perch non ho saputo educare tuo figlio come ti meriti, Oriol.  tutto cos
complicato che non ho saputo stargli abbastanza vicino. Tast la croce e la catenella per rasserenarsi.
Marcel ha i tuoi occhi e il tuo naso. Ma suo figlio ha tutta la tua faccia. Sergi  come te, pi giovane. A
volte, quando lo vedo rimango senza respiro e per nasconderlo gli do un biglietto ben piegato e lui
sorride esattamente come facevi tu quando mi dipingevi. Io non so educare n tuo figlio n tuo nipote,
ma gli voglio bene perch sono parte di te. Non te la prendere per quello che adesso devo fare, Oriol: 
un caso di forza maggiore. Mi dovrei togliere la catenina ma ho giurato che non l'avrei mai fatto e
quindi non me la tolgo. Ti amo, Oriol. Quando fin questa sorta di preghiera, convoc Mertxe, le diede
il dossier sui vari incontri con puttane di Marcel, le insinu che, a quanto pareva, non disprezzava i
travestiti e le diede il biglietto da visita di un favoloso avvocato che l'avrebbe liberata da qualsiasi
impaccio. Quando le ombre cominciavano ormai ad avvolgerla anche di giorno (alla terza settimana
della sua personale via crucis), convoc Marcel e gli disse io ti ho dato tutta la mia fiducia, figlio, e tu
mi tradisci; a partire da questo momento, sappi che non ti far toccare neanche un centesimo del
capitale patrimoniale e dovrai vivere con quello che hai, con lo stipendio che ti fisserai alla Brusports e
con il tuo assegno, che  molto generoso. Sappi che non ti lascer mettere gli artigli su niente che abbia
a che vedere con la Tuca Negra e che ti dovrai concentrare sulla Brusport, come avevamo gi stabilito
anni fa. Dovrai continuare a consultarti con me su qualsiasi decisione che implichi un rischio superiore
ai venti milioni. E sappi che  molto probabile che Mertxe ti abbandoni. O pensi forse che per il fatto di
rimanere al buio diventi scema? E non appena tornerai a insinuare un disappunto di qualsiasi genere sul
mio interesse per la beatificazione del Venerabile Oriol Fontelles, ti diseredo. Mi hai capito?
Ci sono momenti cruciali nella vita di una persona, segnati dalla punta di ribellione che ne
caratterizza l'indole avventuriera e ribelle. Ribellione contro la tirannia della madre. Marcel, che sapeva
di essere un ribelle con tempra, aveva avuto, nel corso della vita, vari momenti di ribellione contro sua
madre, per esempio quando aveva avuto il coraggio di innamorarsi di Ramona che voleva essere
scrittrice. O quando aveva deciso, senza prima consultarsi, di confezionare i calzini per la Bedogni e di
farli fare a Singapore, cosa che aveva procurato all'impresa dei profitti indecenti e che aveva significato
le prime congratulazioni dirette, in persona, di sua madre. O quando, allertato da sottili e indimostrabili
indizi, aveva bloccato unilateralmente le trattative con la Nishizaki malgrado le istruzioni della madre,
la quale, dopo che lui ebbe sopportato una scenata epocale, dovette fare ops, rivoltarsi come un calzino
della Bedogni fatto a Singapore e riconoscere pubblicamente che Marcel aveva ragione quando scoppi
lo scandalo del Nishizaki Group.  impossibile opporcisi. E adesso ci si mette pure quello stronzo di
Gasull. Benissimo:  giunto il momento del gran gesto ribelle. Adesso, o mai pi.
S, mamma.
Nella vita di Marcel non cambi niente, tranne che Mertxe se ne and e non ci furono santi, n
erill n centelles n anglesola n sentmenat n cazzi vari; tra l'altro, oggi nessuno si scandalizza, perch
tutti si separano, e allora. La cosa strana  trovare un amico che non sia divorziato, te lo giuro. Vedi,
cos tra l'altro sono libero. Mertxe si allontan dai Vilabr con la testa ben alta e la borsa piena, senza
Sergi, che rimaneva vicino alla nonna, che non voleva dire proprio vivere a Torena, centro nevralgico
della noia allo stato puro, ma sotto il suo controllo, con un regime di visite alla madre molto generoso,
sebbene fosse stata lei ad abbandonare il tetto coniugale. Sergi cominciava allora a sviluppare le basi
del suo futuro da ribelle con tempra. Sergi s che era un vero ribelle, non come me, perch d'inverno
saliva sulla Tuca praticamente solo per dovere e aveva invece gi sei tavole da surf di titanio e fibra
(Brusport Marina di terza generazione, una bellezza di tavole) e due targhe incise che corrispondevano
a due campionati tra i primi cinque, uno a Gibilterra e l'altro nel Pacifico, vicino a San Diego. E a soli
sedici anni. Il problema  il primo anno di liceo che continua a opporgli resistenza per la terza volta.
Dobbiamo fare qualcosa con questo ragazzo. Gasull, tu che dici. E non mi guardare cos, che ti ho gi
perdonato, perch non ho avuto i santi coglioni di ammazzarti come avevo promesso. In realt mi servi.
E preferisco parlare con te, che sei un traditore, che non doverlo fare con mia madre, che  mia madre.
Un mercoled di fine agosto, Elisenda Vilabr si alz come sempre alle sei e mezza di mattina e
si stup nell'osservare che la luce dell'alba non macchiasse le tende. Accese la lampada sul comodino e
inizialmente pens che se ne fosse andata la luce. Tast la lampadina e not che si stava scaldando. Era
da settimane ormai che non leggeva, che non poteva fissare la vista, che chiedeva sempre quanta gente
c' in salotto, che tastava le cose e le decisioni, che accettava il braccio di Ci. Ci vedeva ancora; velato
e con delle macchie, ma ci vedeva. Quel mercoled di fine agosto alle sei e mezza del mattino spense
l'inutile lampada e si sdrai di nuovo, con il viso rivolto al soffitto invisibile. Fece un respiro profondo
e si dispose a penetrare serenamente nel mondo delle ombre eterne.
62
I Vilabr Ramis e i Vilabr Cabestany, cio i Vilabr da cui viene la signora Elisenda e i
Vilabr da cui veniva suo marito Santiago, erano i due rami franchisti dei Vilabr. Da parte della
signora Elisenda erano i Vilabr di Torena, i Vilabr Bragulat, e da parte di suo marito Santiago erano i
Vilabr-Comelles, che gi da tre generazioni vivevano a Barcellona e che sin dall'inizio del secolo
frequentavano circoli monarchici e conservatori, soprattutto per l'innesto Comelles, familiari degli
Aranzo de Navarra, quella famiglia di cui si diceva che erano carlisti gi prima che esistesse il
carlismo. S. S. No, proprio dalla parte Roure, s. Dalla parte Cabestany so che erano persone piuttosto
tiepidotte, di quelle che stanno a guardare. Ma i Roure erano parenti dei Roure; cugini di primo grado.
Figurati. I primi della CEDA e gli altri di Esquerra Republicana, e a Natale mangiavano insieme la
sopa de galets.
I ricchi non si ammazzano per queste cose.
Fino a quando non scoppia una guerra. Allora i ricchi spariscono e rimangono i loro odi. Forse
non si ammazzano, ma ammazzano.
Lo dici per la signora Elisenda?
Tutto il paese sa che le tre persone che hanno partecipato all'esecuzione dei Vilabr di Torena
sono morte per mano del sindaco Targa.
E allora?
Come se lei si stesse vendicando.
Lo puoi dimostrare?
No, nonostante la coincidenza. Sembra piuttosto che lei e Targa si odiassero a morte. Non lo
so, io ero troppo giovane... e pensavo ad altro. Ma la gente mormora. E poi... Jaume Serrallac tacque
un momento. D'improvviso, come se il ricordo gli fosse venuto come una vampata: Io sono stato tra
gli ultimi a vedere vivo il maestro.
Che cosa?
S. Quella sera, prima di cena, mi mandarono a chiamarlo a scuola.
Chi?
Targa. Ehi, tu, ragazzino, vieni qui, come ti chiami.
Jaumet.
Di che casa?
Di casa Lliset.
Quello delle pietre?
S, signore.
Vai a scuola e di' al maestro di venire subito. Digli di fare in fretta.
E che altro? Eh?
Non mi ricordo. Spari. Dicono che un gruppo di maquis avesse assaltato il paese. La gente si
chiuse in casa. Non lo so. Io ero molto... E quando avrei potuto sapere tutto... pensavo solo a...
Tina ebbe la sensazione che pensasse a qualcosa di triste. Serrallac decise di non ricordare pi.
Sai, la giovent mi ha sorpreso ancora troppo giovane.
Senza poterlo evitare, malgrado l'attenzione che prestava a Serrallac, Tina seguiva attentamente
ogni minimo gesto di Jordi, tre tavoli pi in l. Adesso Jordi si asciugava le labbra con il tovagliolo, si
alzava e invece di andare a dirle Tina, parliamone, sono pentito, sono eccetera, and a pagare al
bancone e usc da casa Rend senza girare la testa, come se non fosse mai stato suo marito. Si dovette
trattenere per non andargli dietro a dirgli Jordi, dove abiti, hai trovato un posto, hai bisogno di vestiti,
vuoi un formaggio, mi raccomando, mangia la verdura, tra quindici giorni devi andare dall'omeopata,
segnatelo...
Quella mattina era andata da Jaume Serrallac per farsi restituire le ultime carte di Oriol e per
sentire la sua opinione. In realt voleva che le parlasse degli odi di Torena.
Serrallac l'aveva invitata a entrare nell'ufficio. In fondo al capannone qualcuno batteva con
forza una vita su una pietra. Poich i colpi regolari non lasciavano pensare, improvvisamente si era
alzato ed era uscito dall'ufficio.
Cesc, torno di pomeriggio! E dopo aver consultato un foglietto che si era tolto di tasca, aveva
gridato di nuovo: Alle tre vengono a prendere le lastre per la piazzetta di Trvia!
Aveva infilato la testa nell'ufficio e le aveva detto ti invito a pranzo. Quando la macchina di
Serrallac era entrata nella valle di Cards, Tina gli aveva chiesto dove andiamo e lui le aveva detto alla
pensione Ainet, dove si mangia da dio. Ah, alla pensione Ainet. Allora lei era saltata su d'improvviso,
senti, Jaume, ovunque ma non alla pensione Ainet.
Serrallac aveva fermato la macchina sul lato della strada e l'aveva guardata. Si vedeva
chiaramente che non gli voleva dare spiegazioni.
Va bene a casa Rend?
Perfetto.
Serrallac aveva fatto inversione di marcia e aveva guidato di ritorno fino a Sort. Come se casa
Rend fosse in contatto con Dio, appena entrati, la prima persona che Tina aveva visto era stato Jordi,
che da non ancora ventiquattro ore era il suo ex marito, seduto da solo a un tavolo al centro, e le era
venuto in mente il primo pranzo qui, allo stesso tavolo, vent'anni prima, quando tu ed io eravamo felici.
Alla fin fine, potevamo rimanere alla pensione Ainet.
Qualcosa non va? Serrallac pronto a cambiare ristorante.
Niente che non andasse. Si erano seduti al tavolo in fondo. Passando davanti a Jordi non si
erano neanche salutati e Tina aveva pensato che tutti si fossero accorti che non si parlavano, come tutti
si erano accorti, ventitr anni prima, che per la prima volta si prendevano per mano per strada. Allora
Tina aveva pensato Jordi deve star pensando che Serrallac  il mio amante, perch lui deve sempre
pensare cos, e aveva guardato Serrallac con occhi critici, trovandolo per francamente troppo vecchio.
E adesso Jordi se ne andava senza guardarla. Sei proprio scema a preoccuparti per lui. Se ha un letto
come vuoi che non abbia un tetto. Come? Scusa?
Dicevo che sei una donna triste...
Io?
Serrallac guard il piatto che gli avevano appena portato. Senza chiedere il permesso, copr
dalle intemperie una mano di Tina con la sua manona tozza e ruvida, lasciandocela qualche secondo,
come se si fosse reso conto che Tina aveva bisogno di un gesto cos. Prima che l'iniziativa dovesse
passare a Tina, tolse la mano.
Questa girella ha un ottimo aspetto dichiar, indicando il piatto.
Certo che sono una donna triste, ma la tristezza non mi ha mai tolto l'appetito, perci sono cos
florida.
Mio marito era qui un attimo fa.
Accidenti, e come mai non...
Siamo separati da neanche un giorno.
Mi dispiace. Guardandola: Per questo sei triste.
Non lo so. Come mai sai tante cose dei Vilabr?
Nel mio lavoro... sappiamo molte cose delle famiglie ma poche delle persone.
Tina cominci la girella mentre il cameriere metteva davanti a loro un'insalata mostruosa.
Dimmi qualcos'altro dei Vilabr.
Serrallac si serv un bel bicchiere di vino e continu a raccontare: mi riferisco ai Vilabr
franchisti, i tre fratelli, e alla Vilabr esiliata, la sorella minore che aveva ereditato il sangue Roure e si
era sposata con un Vila Abadal, parente dei Trias, ma di quelli normali, non di quelli fascisti. Li
conosco perch tutti una volta o l'altra sono venuti a Torena. Quelli che si sono arricchiti sono i tre
fratelli franchisti. E di tutti e tre, il pi buono a nulla dicevano fosse Santiago. Si dedicava
fondamentalmente a scopare. Per questo, dopo aver passato qualche settimana terribile e noiosa a
Torena, subito dopo essere tornati dall'esilio a San Sebastin, fugg a Barcellona accanto alle sue care
puttanelle e accanto a tutte quelle donne sposate o meno a cui piaceva farsi fare da lui la riga in mezzo.
La risata di Tina con la bocca piena ebbe un esito catastrofico.
Te l'ho detto che sei un po' poeta disse pulendosi con il tovagliolo.
Gli scultori di lapidi hanno ereditato dai becchini un certo gusto per la filosofia spicciola. Ma
di poesia... conosco solo i versi che copio su qualche pietra.
Attacc l'insalata come se si trattasse del suo peggior nemico. Quando ebbe di nuovo la bocca
libera, concluse:
In sostanza: una famiglia con molti soldi. E la signora Elisenda  una delle prime fortune di
Spagna.
E non si  mai mossa da casa Gravat.
Ha viaggiato pi di te e di me e di tutti gli abitanti di Torena messi insieme.
No, voglio dire che ci vive.
Che c' di male? Anch'io vivo a Torena. Cerc una sigaretta in un pacchetto stropicciato e la
guard serio. Apr la chiusura lampo della sua cartella e ne estrasse una busta di notevole spessore. La
diede a Tina: Le carte del maestro sono vere?
Tina non aveva mai visto nessuno mangiare cos in fretta.
Certo che sono vere.
Allora, porca puttana, che merda. Scusa.
S, una vera merda.
 passato troppo tempo. Non importa pi a nessuno.
A me.
A te non cambia niente.
A me  arrivata la lettera che un uomo ha scritto cinquantanni fa.
Dalla al figlio del maestro e basta.
Serrallac frug nella sua cartella e tir fuori un biglietto da visita, Marbres Serrallac, S.L.
Dietro, c'era scritto qualcosa.
L'indirizzo di Marcel Vilabr.
Tina prese il biglietto. Le diede un po' fastidio il tono di voce di Serrallac quando continu,
dicendo allora che fai? Vai l a dirgli guardi, signor Vilabr, lei non  figlio di chi sa lei ma di chi so io.
E lui ti dir, ah, che bello. Eh? Che fai, ci andrai? Senza prove?
Pi o meno. Improvviser.
Mi piacerebbe che qualcuno mi amasse con questa tua convinzione.
Non sono in vena di amare.
E allora perch lo fai?
Non lo so. Forse perch non sia la morte ad avere l'ultima parola.
Serrallac tir una lunga boccata e sorrise, scuotendo la testa. Tina lo osserv stupita, quasi
offesa:
Che c'? Non sei mai triste, tu?
L'ultima volta che Serrallac era diventato triste era stato un paio di anni prima, quando aveva
visto un servizio in televisione sul cimitero di Genova, il Zentralfriedhof di Vienna e il Pre-Lachaise
di Parigi. E ho detto basta. Perch lo conoscevo e lavoravo nei cimiteri di Sort, Rialb, tutto il Batlliu, la
Vall d'ssua, Trvia, e anche in quelli delle tre valli, e nessuno, nessuno si poteva comparare con quello
di Torena. Ma in quel momento, dopo aver visto quello che avevo visto in televisione, mi sono
depresso. E ho pensato che era pazzesco guadagnarsi da vivere incidendo il nome e la misura esatta
della vita delle persone.
Fate anche altre cose.
Facciamo soprattutto altre cose. Ma quello che pi mi piace sono le lapidi.
Nel libro lo dico: pi o meno, la linea di Gerri segna la fine delle case con il tetto a tegole e
l'inizio delle case con il tetto a lastre di pietra.
Non  proprio cos, ma non capisco che cosa abbia a che vedere con i miei problemi.
Che segna anche la fine dei cimiteri a loculi e l'inizio dei cimiteri con le tombe per terra.
Il loculo si  diffuso nel nord. Mi guadagno da vivere anche facendo lapidi per loculi. Pi
sottili; marmo nero lucido. Pausa: Quando esce il libro?
Mi piacerebbe che fosse prima di... Beh, prima.
Sei piena di misteri.
Sono sola perch non ho nessuno con cui parlare della paura di tornare dal medico, della
distanza educata di Arnau, dei tradimenti di Jordi. Non ho amiche. Semplice. E, davanti a me, l'unica
persona che mi fa delle domande sulle mie zone d'ombra: un tagliapietra pi o meno in pensione che ha
rivestito di lastre le case e i tetti di mezza contrada e ha scritto certificati di vita e di morte sulla pietra.
Tutti hanno dei misteri, non ti preoccupare.
Certo che mi preoccupo. Una donna giovane come te... deve... Non lo so. Io... Sai?
Prima che finisse per dire qualcosa di sconveniente che li potesse mettere a disagio, Tina lo
interruppe:
Quando esce il libro, te ne regalo una copia.
E io ti regaler una lapide reag Serrallac.
Si misero a ridere forte, io morta di paura per la battuta, e Rend dal bancone pens questo
Jaume  tremendo, che tipo, l a rimorchiare la maestra grassottella.
63
La Storia, quando entra nei dettagli, perde slancio epico.  inevitabile che io, che vivo da dentro
e da molto vicino la Storia che mi  toccato vivere, colga questi dettagli. Fa ridere, ma non posso
evitare di pensare, figlia mia, che morir per colpa di un caff corretto. Stamattina, prima di aprire la
scuola, sono passato a casa Mars, come faccio sempre quando inizia il freddo. Ma la cosa divertente, o
tragica,  che ci ho pensato su un po' per pigrizia. Faceva freddo, e un fastidiosissimo vento che aveva
ululato tutta la notte invitava a non uscire di casa. Alla fine, me la sono scrollata di dosso (cosa che ti
consiglierei di fare sempre) e mi sono avviato verso casa Mars.
All'inferno il vento della stramaledetta montagna borbott Modest mentre gli serviva il caff
corretto al bancone. Oriol non rispose niente. E intanto guardava fuori. Vide un paio di bambini, con la
cartella sulle spalle e lo sguardo triste come quella giornata, lottare contro il vento, e pens che era
meglio non fare tardi perch non gli piaceva che i bambini stessero soli a scuola. Prese il primo sorso,
ne sent il potere rivitalizzante e quando stava per prendere il secondo e ultimo sorso, la porta
d'ingresso si offusc. Guard fuori con la coda dell'occhio. Il sindaco Targa entrava a casa Mars con
una valigia, la faccia soddisfatta e una donna accanto. Oriol, ancora con il bicchierino a mezz'aria, si
copr istintivamente il viso e si gir a guardare il fondo del bar.
Modest, la signora si ferma qualche giorno. E alla signora: Questo  il camerata di cui ti
parlavo.
Si avvicin a Oriol, che aveva gi preso il secondo sorso e aveva lasciato il bicchiere sul
marmo.
Camerata Fontelles, ti presento Isabel.
Oriol si dovette girare e fece un sorriso simpatico, cos pieno di panico che persino le mucche
che stavano tornando dai pascoli delle Eugues per passare l'inverno nei fienili se ne dovevano essere
accorte, e affront il Fiorellino, che non aveva pi visto dal giorno del ristorante Estaci de Vilanova,
quando lui l'aveva guardata e la mano gli aveva cominciato a tremare da sola, perch uccidere non 
cosi facile come credeva, soprattutto quando sai il nome della vittima; soprattutto quando odi chi devi
uccidere ma non hai ancora imparato a disprezzarlo. E la mano gli tremava in modo cos ridicolo che
alcuni clienti dei tavoli vicini avevano guardato distrattamente in quella direzione e lui aveva dovuto
stringere la pistola con tutte e due le mani, mentre il signor Valent si chinava sul tavolo per meglio
offrire la nuca e stava per dire con voce vellutata sei fantastica, dopo pranzo ricominciamo, ma aveva
interrotto la frase appena iniziata perch aveva visto che il Fiorellino apriva la bocca e guardava un po'
sopra e dietro la sua spalla.
Isabel Fiorellino ricambi il sorriso a Oriol e lui, nel momento di stringerle la mano, si accorse
dal modo in cui lasci aperta la bocca, dal modo in cui le narici le si allargarono, dal modo in cui fece
scivolare via la mano dalla sua mano e da come guard per un istante Valent con la coda dell'occhio
che o l'aveva riconosciuto o non ci avrebbe messo molto a farlo.
Piacere, signora.
La sto convincendo Valent a bassa voce, per non farsi sentire dagli altri a rimanere a vivere
qui.
 un posto tranquillo ment Oriol, per non rimanere zitto.
Lei era talmente sconcertata che non si un alla conversazione. Piuttosto, pensava Oriol,
guardava a destra e a sinistra, come se stesse calcolando il modo di scappare da un assassino come lui.
Quindi, con un sorriso ancora pi incantevole, si scus perch si era fatta l'ora di cominciare le lezioni
e spar da casa Mars sapendo che era tutto finito. Ma per tutto il giorno, figlia mia, per tutto il giorno,
nessuno mi  venuto a dire niente. Io ogni tanto guardavo di sfuggita la finestra. Niente. Tutto normale.
Mi chiedi perch non fuggo? Perch devo passare la notte in bianco a trasmettere messaggi dalla
soffitta della scuola per la radio che mi hanno fatto arrivare dieci giorni fa, facendo da collegamento tra
la terza e la quattrocentosettantunesima brigata, che domani, giorno della Grande Operazione, devono
scendere, una da una parte e una dall'altra del Montsent, fino ad arrivare vittoriose a Tremp, mentre
l'esercito franchista correr gi dalla montagna fino alla pianura, gridando di paura. Per questo non
posso fuggire, figlia, anche se muoio dalla voglia di farlo.
Quando i bambini uscirono da scuola, il forte vento era ormai storia passata. Una bambina,
Valldeflors di casa Ruti, quella con gli occhietti neri come il carbone che aveva imparato a leggere
l'anno prima e che adesso, a met ottobre, moltiplicava gi per tre, prima di uscire gli prese la mano
con la sua manina, perforandolo con il suo sguardo nero, identico a quello del tenente Marc, come se
sapesse che bisognava dire addio al maestro che i grandi odiavano tanto. Addio, maestro, e buona
morte.  la tua ultima notte in paese. Nella vita. Ti ricorderemo, eccome se ti ricorderemo, perch,
potendolo fare, non hai mosso un dito per evitare che il sindaco Targa, il boia di Torena, ammazzasse e
rubasse in completa impunit e lasciasse il paese in uno stato di eterna diffidenza, tanto che alla fine del
XX secolo ci sar bisogno dell'ostinazione di un'altra maestra, grassottella e insicura, per riscattare i
tuoi momenti e i tuoi sospiri dalle ombre, perch il maestro falangista  ancora presente nel ricordo e
nello sguardo di molti vecchi e nelle lapidi che una mano abile ha destinato a trasformarsi in pietre
della memoria.
A domani, Valldeflors.
Rimase solo, con le mani impolverate di gesso. Guard per un momento dei bambini che nel
buio incipiente di met pomeriggio giocavano con un sasso per terra, dirigendosi verso casa dove li
aspettava una buona merenda.
Non cancell la lavagna. Dopo aver chiuso la porta a chiave, sal in soffitta, scost i due
materassi, accese il lumino a petrolio e poi la radio. Doveva avvertire che lui probabilmente avrebbe
avuto dei problemi? Doveva solo stare attento alle richieste dei radiotelegrafisti delle due brigate che si
dovevano mettere in contatto con lui? Stabil il contatto ma non disse nulla sul fatto che non sarebbe
fuggito nonostante lo dovessero ammazzare quella sera per colpa di un fiorellino, o forse di un caff
corretto. Disse solo jug-cinque, qui jug-cinque mi senti, passo e cose di questo tipo. S, si sentivano
tutti e l'antenna che aveva installato in cima al colle del Triador doveva essere congelata ma contenta di
poter trasmettere jug-cinque, qui jug-cinque mi senti, passo. Anche i radiotelegrafisti invisibili furono
soddisfatti della prova, quindi si diedero appuntamento per due ore dopo, jug-cinque, alle ventuno,
jug-cinque, gi di notte, che  quando sarebbe cominciato il bailamme. Notte in bianco di sonno e di
neve.
Quando interruppe il collegamento radio aveva gi definitivamente scartato la fuga e accettato
la morte, che sorprendentemente ci metteva molto ad arrivare. Se il ruolo assegnatogli doveva avere un
senso, non lo voleva rovinare con un'uscita di scena che avrebbe lasciato nell'abbandono radiofonico
due delle cinque brigate che dovevano entrare nel Pallars. In quel momento, lui non lo sapeva, in pi di
trenta punti diversi dei Pirenei, dall'Atlantico a Cap de Creus, cominciavano le incursioni di centinaia
di guerriglieri che dovevano stare attenti a quello che sarebbe successo nella Vall d'Aran. Ma Oriol, che
sapeva solo quello che doveva fare, pensava che se Valent Targa decideva di denunciarlo o di
ammazzarlo una volta per tutte, lui si sarebbe liberato da quell'oppressione sorda a cui non voleva
pensare, perch tutti a Torena, e anche Rosa e la figlia mia che non so come ti chiami, avrebbero saputo
che lui era un combattente per le libert e non un traditore falangista amico degli assassini.
Nel preciso momento in cui la Quindicesima Brigata si addentrava nel paesaggio selvaggio e
solitario di Tor verso la sconfitta nella Vall Ferrera, Oriol Fontelles Grau fece un colpo di testa. Se
doveva aspettare due ore, pens che gi che c'era meglio approfittarne, scese dalla soffitta e si copr per
uscire. Solo un'ora e mezza, al massimo un'ora e tre quarti, per tornare in tempo all'appuntamento di
radio jug-cinque. Anche gli eroi vigliacchi possono essere imprudenti. Ventidue uomini, tra quelli
entrati da Andorra attraverso il Port Negre, con i piedi immersi nell'acqua della Noguera de Tor, come
avanguardia della Quindicesima Brigata, non sapevano che vicino ad Alins, gi nella valle aperta,
avrebbero sputato l'anima per colpa di sette mitragliatrici piazzate per sempre contro la Storia.
Oriol entr nell'aula in penombra. Fuori faceva buio molto in fretta, probabilmente per
nascondere le orme affrettate del centinaio di uomini della cinquecentoventiseiesima che, con l'idea di
cadere su Esterri, avevano attraversato il passo di Salau, il passo che il tenente Marc per tre o quattro
anni aveva valicato dozzine di volte e che Oriol conosceva solo dalle descrizioni che ne facevano le
guide che, di passaggio nella scuola, salivano o scendevano sui sentieri dei suoi pericoli. Non accese la
luce. Sulla lavagna non cancellata c'erano le operazioni della tabellina del sei che aveva dato come
compiti ai ragazzi di mezzo. Non le cancell. In alto, nell'angolo a destra, quella mattina aveva scritto,
con la mano tremante per il freddo e per l'incontro con il Fiorellino, diciotto ottobre
millenovecentoquarantaquattro. Era l'ultima data che scriveva nella sua vita, ma lui non gli diede
importanza. Mosse la lavagna che, insospettabilmente, poteva fare un movimento che la scostava dalla
parete. Nell'angolo del tesoro del pirata, una nicchia. Oriol prese la scatola di sigari, diede un'occhiata
in giro e pot vedere un cordino nero che era l gi da qualche giorno. Ebbe anche la forza di aprire
l'ultimo quaderno e di guardare le ultime parole che da pochissimo aveva scritto a sua figlia, dove
spiegava che sarebbe morto per colpa di un caff corretto e poi diceva Rosa, mia cara Rosa, non mi
serbare rancore. Diede un bacio al quaderno, lo introdusse nella scatola di sigari insieme agli altri, leg
la scatola con il cordino nero e la pos nel nascondiglio segreto. Accanto alla lettera c'era un involto di
stracci. Lo prese e lo apr. Era un'Astra nove millimetri con il caricatore pieno e l'aspetto ingrassato e
ottimista. Se la infil in tasca, diede qualche colpetto di complicit alla scatola di sigari, occult
nuovamente il vano del tesoro e pens fatto, forza, un'ora e mezza.
Se A  sottoinsieme dello spazio euclideo Rn, le funzioni definite in A ricevono il nome di
n-variabili reali, e se A  contenuto nel piano complesso si parla di funzioni di variabile complessa. In
analisi funzionale interessano le funzioni tra spazi topologici generali, spazi vettoriali topologici, spazi
metrici, eccetera.
Signora.
Padre August alz la testa e si tolse gli occhiali. Guard sua nipote. Il lento tic-tac dell'orologio;
il meraviglioso ritratto di Elisenda sulla parete di destra, il silenzio della notte gelata di Torena oltre i
vetri. Rimasero fermi, come congelati nel salotto nobile, accanto al camino che crepitava e scaldava
come quella sera di vent'anni dopo in cui Marcel e Lisa Monells giocavano a spogliarsi sul tappeto
dove padre August Vilabr riposava i suoi venerabili piedi, con la mente a (f+g)(x) = f(x) + g(x), (f
g)(x) = f(x) g(x), (?f)(x) = (?f)(x), gli occhi su sua nipote e su Bibiana e il cuore che avvertiva un
eccessivo silenzio tra le due donne.
Dimmi, Bibiana.
Elisenda si alz e usc senza chiedere spiegazioni. Delle voci, la porta che si chiude e Oriol
Fontelles, il cappotto in mano, che entrando in salotto cap la reticenza di Bibiana e di Elisenda. Quel
grosso canonico era in visita a casa Gravat. Gli si avvicin, lo salut cordialmente, Elisenda inform lo
zio August che quel signore era il maestro di Torena e l'autore del suo ritratto. Padre August si
congratul effusivamente con Oriol e chiese, per educazione, se poteva fare qualcosa per lui.
No, niente. Perch io sono venuto a baciare Elisenda, ad amarla e a trattenermi dal dirle addio
per sempre perch la cosa pi probabile  che non ci rivedremo mai pi.
No, niente... si gir verso Elisenda ...venivo a prendere i libri che ti ho prestato. Che le ho
prestato.
Elisenda rimase un attimo senza parole, poi sorrise al suo amore, indic una poltrona e disse
prego, si sieda, signor Fontelles, gli prese il cappotto e usc dalla stanza.
Il signor Fontelles si sedette, disse al grosso canonico il vento oggi ha soffiato tutto il santo
giorno e padre August rispose come no, ho un mal di testa che mi fa venir voglia di mettermi a letto.
Padre August tacque, e Oriol anche. Il sacerdote inforc gli occhiali e comprov distrattamente
che l'insieme di funzioni reali ha una struttura di anello commutativo con unit e Oriol guard il ritratto
pensando ti sono venuto a trovare perch non sono sicuro di arrivare vivo a domani.  molto lungo da
spiegare perch sono il tuo amante di nascosto da tutti e sono anche altre cose di nascosto da tutti e di
nascosto da te. Sono stanco, esausto di avere una vita divisa in comparti segreti e invoco il riposo della
morte.
Che libri le ha prestato? Padre August, incuriosito, chiuse il suo, disponendosi a passare un
momento tranquillo con quel giovane cos gradevole.
No, niente, dei libri che... s dei libri che le ho prestato...  una grande lettrice, la signora... E
siccome qui si tiene in cos poco conto la cultura...
Contadini borbott padre August. Non gli si pu chiedere di pi. Mucche, erba da fieno,
agnelli, capre lasciate libere sulla cima di un colle, qualche quartina di grano per il consumo in
famiglia, che il puledro gli cresca senza problemi... e qui finisce la loro ambizione.
Tic-tac. Sorriso di circostanza di Oriol. Il silenzio freddo, fuori, e il ceppo acceso che faceva
crac e gettava scintille. Elisenda che non tornava e lui che aveva voglia di rispondere la sua famiglia
deve comunque ringraziare le mucche, gli agnelli e le numerose giornate di erba da fieno che ha sparse
in tutto il mondo.
Lo so, lei deve pensare che anche casa Gravat vive di questo disse il canonico veggente. Ma
avere mille pecore e non due dozzine ti fa essere molto aperto. Non crede, giovanotto?
In quel momento riapparve Elisenda con due libretti che lasci su un tavolino, ma lo zio curioso
disse d qua, d qua, vediamo che cosa ti ha prestato il signor maestro, ed Elisenda gli porse
controvoglia i due piccoli libri con la copertina annerita. Padre August si rimise gli occhiali, che gli
scivolarono fin sulla punta del naso, apr il primo libro e tacque. Lo sfogli con una certa rapidit, gett
un'occhiata al maestro da sopra gli occhiali ed esamin l'altro libro, sempre in silenzio e con una punta
di ammirazione.
Caspita disse, come unico commento, mentre li lasciava sul tavolino. Elisenda, con un sorriso
irrigidito, li diede a Oriol mentre padre August, con lo sguardo intenso, gli occhiali in mano, osservava
il maestro.
Parlarono di nuovo del vento freddo e del numero di agnelli. Poi Padre August disse che il
giorno dopo o, tutt'al pi, quello dopo ancora, doveva tornare alla Seu, che il vescovo lo aveva fatto
chiamare, e lui pregava perch il passo del Cant non fosse chiuso. Oriol, per non rimanere zitto, rifer
quella voce secondo cui probabilmente l'anno successivo avrebbero portato un secondo maestro a
Torena perch c'erano sempre pi bambini. Ed Elisenda inform addirittura Oriol di una cosa che non
lo avrebbe pi riguardato dal momento che sarebbe stato morto, che la settimana prossima mio marito
viene a passare qualche giorno qui. Lo disse per provocare lo zio, che da giorni le ripeteva che il posto
della donna  accanto a suo marito e lei gli rispondeva che accanto a Santiago ci sono sempre altre
donne, molte, e padre August diceva Vergine Santa e si faceva il segno della croce, ed Elisenda, dura,
chiudeva il discorso dicendo il mio posto per tutta la vita  a casa Gravat e non voglio pi sentir parlare
di questo.
Sar felice di conoscerlo disse. Allora guard Elisenda negli occhi. Lei gli ricambi lo
sguardo con la stessa intensit e imprecisione e Oriol si alz perch non aveva senso allungare la visita
frustrata, salut lo zio e usc dalla stanza.
I libri.
Il canonico indicava i libri con gli occhiali. I libri. Elisenda li prese e li diede a Oriol mentre
diceva  venuto a prendere i libri e se ne andava a mani vuote. Poich il canonico si era alzato e
sembrava che avesse intenzione di arrivare fino all'ingresso, Oriol si conged per sempre dalla sua
amata con una cortese stretta di mano e un vago quando vuole, se ne desidera degli altri... e poi,
arrivederci, signora, buonasera. Mentre la porta si chiudeva dietro a lui, al chiarore del lume esterno di
casa Gravat, osserv i libri. L'imitazione di Cristo, attribuita a Tommaso da Kempis, e la biografia
canonica di padre Alonso Rodrguez scritta da un altro gesuita, padre L. Jacobi.
Quando finalmente padre August si chiuse nella sua stanza, Elisenda si alz, guard le fiamme
accoglienti del camino e and a prendere il cappotto. Non si prese il disturbo di avvisare Bibiana
perch non le venisse in mente di cercare di fermarla o di raccomandarle prudenza; Bibiana sapeva che
quella storia non poteva essere buona per la sua protetta e da giorni cercava di dirglielo con lo sguardo.
Elisenda usc dalla porta del vicolo da dove un giorno era fuggita sua madre. La ricevette uno
schiaffo di freddo gelido. A Torena aveva cominciato a nevicare solo da dieci giorni e la temperatura, il
giorno prima, aveva subito un calo impressionante, perch fosse chiaro a tutti che era a favore
dell'inverno. Cielo coperto e luna nuova, il bianco della neve dava una sfumatura cadaverica alle strade
solitarie e al volto di Elisenda. Quando arriv davanti all'edificio solitario della scuola, le sembr di
sentire una specie di ululato lontano, come se i lupi fossero tornati a stabilirsi dalle parti del Tossal o
del Bony d'Arquer. Batt dei colpi leggeri sul vetro dell'aula e le sembr che si sentissero da tutti gli
angoli di Torena. Distinse di nuovo gli ululati lontani. Non rispose nessuno. Nessuno. Che cosa star
facendo Oriol, pens. Voleva chiedergli che cosa significava quello sguardo, che cosa succedeva, che
cosa temevi, che cosa mi volevi dire che non mi hai potuto dire per colpa di mio zio. Batt di nuovo sui
vetri e allora mi venne in mente di avvicinare la faccia alla finestra per scrutare l'interno dell'edificio.
Niente. Oriol, che cos'era quello sguardo. Fu allora che smisi di essere felice per sempre. E la signora
Elisenda Vilabr, seduta sul banco d'onore, la testa leggermente inclinata, non sent neanche che Gasull
le diceva il Santo Padre se ne va; pensa, lo portano via perch non pu neanche camminare, e mi
immagino che adesso ci diranno che  tutto finito; devi essere contenta, perch nell'insieme  stata una
cerimonia molto emotiva. Eh? Eli? Mi ascolti? Ti senti bene?
La signora Elisenda non stava n bene n male; si trovava sessantanni indietro, in quella notte
fredda, e batteva con insistenza sui vetri della scuola senza sapere che stava per smettere di essere
felice, perch, come un malaugurio, sentii di nuovo quegli ululati, che adesso mi sembrava venissero da
dentro. Allora mi sono spaventata e ho aperto la porta, e non mi sono neanche stupita che cedesse
subito, sono entrata nel buio del corridoio e ho detto Oriol, Oriol. Gli ululati si sentivano meglio, ma
erano sempre lontani. Venivano dalla porta di sinistra e fu allora che mi tolsi le cuffie per riposare e mi
accorsi che la porta della soffitta si apriva silenziosamente. Pensai imbecille, non hai chiuso bene la
porta e adesso vedrai la canna nera della pistola di Targa. Lo sfior anche il pensiero che questo non lo
avrebbe potuto ormai raccontare alla carissima figlia mia che non so come ti chiami. La porta aperta.
Non era Targa; era Elisenda, male illuminata dalla lampada a petrolio che impuzzolentiva la soffitta e
ne dissipava quasi le ombre. Il pacifico maestro di Torena puntava una pistola sull'intrusa. In quel
momento la radio, accusatrice, emise una specie di ululato e dalla cuffia sentirono entrambi la voce del
radiotelegrafista della Terza Brigata che gli diceva pronto per il collegamento, jug-cinque.
E questo cos'? inorridita.
Allora vidi il grande inganno, delle specie di brande, coperte pidocchiose, un fornello a
benzene, un apparecchio radio che strideva ed emetteva come degli ululati di lupo lontano e insisteva
jug-cinque, jug-cinque, rispondi e il miserabile mio amore con le mani sporche di comunismo rosso e
di anarchismo, che mi puntava contro una pistola e mi guardava spaventato e, credo, mortificato,
riuscendo solo a dire come sei entrata.
Sono le ultime parole che mi ha rivolto. Come sei entrata, chi ti ha dato il permesso per
intrometterti nella mia vita e nei miei tradimenti. Per questo, spaventata e indignata, gli sputai per
risposta con l'amore che muove il sole e le stelle, come fosse un insulto alle molte belle parole con cui
mi aveva irretito lui, i suoi occhi, le sue mani, mio Dio. Perch non spari, eh? Oriol si accorse allora
che le teneva ancora la pistola puntata contro. Abbass l'arma e la lasci sul tavolo della radio. Lei era
cos sorpresa che riusciva solo a dire io ti amo, perch mi fai questo, Oriol. Lui allora si alz da quella
specie di scanno su cui sedeva e io sparii, indispettita, irritata, confusa, e abbandonai la scuola
piangendo in silenzio mentre mi dirigevo verso casa, da dove non sarei mai dovuta uscire per
interrogarmi sull'urgenza di uno sguardo muto.
Fu una notte di dolore, trascorsa con l'anima profondamente ferita per l'inganno di un uomo cui
aveva affidato senza remore la propria intimit. Fu una notte trascorsa con il cuore straziato per la
malvagit di un uomo che aveva tradito il ricordo di mio fratello e di mio padre entrando a casa mia e
lasciando che posassi come modella e lo amassi alla follia. Mai, nella sua lunga vita, Elisenda Vilabr
avrebbe vissuto un attacco di dubbi cos profondo e lacerante come quello che vissi quella notte di via
crucis. Che pena impossibile.
64
Quando andava a passare un fine settimana al mare, il signor Marcel Vilabr prendeva sempre il
fuoristrada dal garage del Carrer Pau Claris e lo lanciava sull'autostrada con il pilota automatico mentre
finiva di ripassare varie questioni con Carmina usando il viva voce. Non gli era mai successo, per, che
al momento di aprire la portiera, una donna sconosciuta si sistemasse sul sedile del passeggero.
Vedendola entrare, pens molte cose. Prima di tutto all'eta e ai grapo, ma scart subito queste
possibilit perch si sarebbe gi trovato incappucciato nel bagagliaio di una macchina a contare i
sobbalzi, per raccontare il tutto alla polizia al momento del brindisi e del rammarico per il pagamento
del riscatto. Ma soprattutto sent una certa irritazione professionale, perch ogni mese pagava una
valanga di soldi per la sua sicurezza personale e una donna gli si era piazzata tranquillamente in
macchina. E le due guardie del corpo lo stavano sicuramente cercando in ufficio, usando quegli
apparecchi per sordi per darsi pi importanza e per fregarti cinquecento euro in pi al mese. Pens tutte
queste cose, dopo che era arrivato alla macchina rimuginando sul modo di proporre definitivamente al
Bara la cessione dell'esclusiva per l'intero equipaggiamento della prima squadra con un accordo che
gli avrebbe fatto mandare al diavolo la dozzinale Naik dei miei santissimi coglioni.
E lei che ci fa qui?
Era una donna pienotta, con gli occhi vivaci e piacevoli. Che a letto ci sa fare, sicuramente. E
con quell'aria indefinibile, tra il fatalista e l'umile, delle persone testarde.
Le devo dire una cosa.
Scenda immediatamente dalla mia macchina o chiamo gli addetti alla sicurezza.
I suoi vigilantes devono star scendendo la rampa; a quanto pare l'hanno perso.
E lei come sa che...
Cinque ore di attesa alla reception della Brusports illuminano molto.
Una licenziata. La moglie di un operaio licenziato. Una delegata sindacale del cazzo. Un'ex
impiegata che vuole chiedere un risarcimento per quella stronzata degli elastici che provocavano
l'asma.
Se voleva parlare con me, perch non ha preso un appuntamento con la segretaria.
Impossibile. Ha degli ottimi filtri, signor Vilabr.
Che cosa vuole? Atteggiamento, tono e gesto di impazienza e autorit.
I due vigilantes sordi adesso erano accanto alla jeep, con espressione preoccupata. Uno di loro
si chin e guard attraverso il finestrino.
Ci avevano detto che... Guard la donna sconosciuta con un'aria interrogativa molto
professionale. Al signor Vilabr: Tutto bene?
Una cosa che dava fastidio al signor Marcel Vilabr i Vilabr era che i due gorilla pensassero e
spargessero la voce che lui andava in giro con donne cos da poco come quell'ostinata sconosciuta. In
quel momento suon, anemico, il tema dell'Ouverture della Grande Pasqua Russa di Rimsky e lui fece
quell'espressione rassegnata che aveva ogni volta che suonava il tema dell'Ouverture della Grande
Pasqua Russa di Rimsky quando era davanti a una donna, e disse dimmi, Carmina.
L'Ikea dice di s.
E Bedogni? improvvisamente allerta.
Sta volando a Stoccolma.
Annulla la prenotazione ad Antibes. Voglio essere a Stoccolma stasera.
Le ricordo che luned deve essere in Vaticano.
Lo so, me lo ricordo. Se fosse necessario, ci andr direttamente. Ah, e scusami con Natalie.
Osserv che le guardie del corpo si allontanavano per non sentire la conversazione. L'ex impiegata
rivendicativa rimaneva seduta e ferma sul sedile del passeggero. Dille che la chiamer. Falle portare
un bel mazzo di fiori di... Non lo so, fai tu. Come si chiamano... Dalie. Le piacciono molto. Vedi che ci
siano delle dalie.
Premette il pulsante di interruzione della chiamata senza salutare quella tale Carmina e sospir.
Alla guardia del corpo che aveva pi vicino:
Vado all'aeroporto.
Senza guardare la sconosciuta disse signora, sono molto occupato. Vuole fare il favore di uscire
dalla macchina? Per tutta risposta, lei gli diede una busta grande, abbastanza piena. Marcel la prese,
incuriosito e timoroso. Ricatto. Un ricatto sotto il naso dei gorilla. Con quale donna l'avevano beccato e
come?
 la copia di una lettera che le mand suo padre quando lei  nato, cinquantasette anni fa.
L'originale ce l'ho io. Apr lo sportello del passeggero: Dentro c' un mio biglietto da visita. Con i
numeri di telefono e il resto.
 uno scherzo?
Per favore, legga la lettera e creda a quello che c' scritto. Dopo ne parliamo, se me lo
permette.
Marcel Vilabr, incuriosito, strapp la busta per aprirla. Dentro, dei fogli scritti al computer:
Cara figlia che non so come ti chiami, lesse di traverso, senza togliere i fogli dalla busta. Guard la
donna:
Credo che si sbagli. Mio padre non ha mai avuto una figlia.
No:  suo padre che scrive a lei, anche se la chiama figlia. Lo capir dopo, immagino...
Usc dalla macchina. Con lo sportello ancora aperto disse mi chiami quando l'avr letta.
Il volo fino a Copenaghen fu velocissimo. Non mangi n approfitt della possibilit di bere un
bicchiere di champagne n altre cose del genere. Invece di ripassare il materiale e la documentazione
sull'Ikea - in fondo, sapeva tutto a memoria - lesse due volte la lettera del famoso maestro Fontelles a
sua figlia che, secondo una tizia sconosciuta e fuori di testa, era lui. E guard fisso fuori dal finestrino.
Nella sala VIP dell'aeroporto di Copenhagen assaggi distrattamente delle arachidi che gli avevano
messo davanti e rilesse, adesso scorrendo le righe, le numerose pagine di quella strana lettera. Osserv
il biglietto da visita di quella donna: nome, e-mail e telefono. E un indirizzo di Sort.
D'improvviso si scosse, prese il mucchio di fogli e and verso il distruggidocumenti. Li fece
passare uno per uno, facendo gemere di dolore i ricordi di Oriol; all'ultimo momento decise di tenersi il
biglietto da visita di quella donna. Marcel Vilabr, la figlia mia che non so come ti chiami, prese con
determinazione e forza la cartella in cui teneva la documentazione di Saverio Bedogni e dell'Ikea e usc
dalla sala VIP nel momento in cui una voce dolce e carezzevole annunciava l'aereo per Stoccolma.
Roma, ancor pi venendo da Stoccolma, era il caos, il rumore, il disordine, il traffico rischioso e
fantasioso, le grida e le diecimila chiese dei sette colli. La madre aveva avuto il tatto di metterli tutti in
alberghi diversi, per cui Marcel Vilabr dovette telefonare all'albergo dove alloggiava la signora
Elisenda per annunciare che si sarebbe presentato nella suite della madre prima di cena. Lei aveva
riservato un tavolo nell'hotel, signor Vilabr, e aveva intenzione di cenare da sola o con Gasull, che era
un altro modo di cenare da sola. In un taxi suicida si trasfer nell'albergo della madre, accanto al
Vaticano. Cominciava a farsi buio e il Cupolone era gi illuminato.
Seduta sul divano della suite, ferma, rimestando i ricordi, le mani giunte sul grembo, dopo
molto tempo la signora Elisenda disse Rom, fammi il favore di leggermi immediatamente queste carte.
Mamma, ti ho gi detto che le ho distrutte.
Idiota.
No. Cos lo puoi sapere solo dalla mia bocca. A Gasull: Ci lasci soli un momento?
Rom, non te ne andare.
Gasull, preso come al solito tra due fedelt, bloccato a met nel gesto di alzarsi, guard Marcel
come un animale braccato. Non aveva pi l'et per quei giochetti. Marcel fece un gesto come a dire
decidi tu e Gasull si risedette con un sospiro non di sollievo ma di dolore perch, oltre all'artrite al
ginocchio destro, sapeva che adesso si sarebbe scatenato il finimondo.
Secondo quello che ho letto, il tuo santo Oriol Fontelles era un maquis comunista e ci vuole
poco a immaginare che fosse il tuo amante.
Sono invenzioni. Voglia di fare del male.
Non  che ci capisca molto... prosegu Marcel senza dar peso al commento ... ma se
Fontelles non  quello che  ufficialmente, non pu essere beatificato domani, giusto?
Due secondi per pensare una nuova tattica disperata, da trincea:
Ti interroghi sui dettagli della vita di un uomo che  morto da martire e non vuoi sapere se era
veramente tuo padre.
Non me ne importa un bel niente.
Cosa? ferita, scandalizzata.
Proprio cos. Me ne frego, mamma. In tono pi energico, prima che lei potesse replicare:
Sono disposto a montare uno scandalo. In ricordo di quello che mi hai montato tu proprio dodici anni
fa.
Per favore, Marcel, abbi...
Tu non dovresti essere qui, disse seccamente a Gasull quindi stai zitto. A Elisenda:
Domani non beatificheranno il tuo santo.
Benissimo. Cosa vuoi in cambio?
Tutto.
Silenzio. Rom Gasull stava per avere un infarto e la signora Elisenda, per la seconda volta
nella sua vita, pens Oriol, che disastro sono stata, tanto che tuo figlio mi vuole uccidere di dolore
come mi hai ucciso tu quando mi puntavi contro la pistola spaventata, con tutti i tuoi segreti allo
scoperto. E dire che ha i tuoi occhi e la stessa curva del tuo naso. Siete forse una razza maledetta nata
solo per alimentare la mia disgrazia? Apr gli occhi perplessa, come se ci vedesse:
Che vuol dire, tutto?
Lo sai. Tutto. Tu puoi ritirarti a Torena a recitare avemarie a san Fontelles.
Se non fossi cieca, se avessi qualche anno di meno, se Rom non fosse qui, avrebbe
schiaffeggiato suo figlio.
Mi vuoi uccidere, vero?
No, mamma, per Dio! Il fatto  che ho cinquantasette anni e voglio comandare su quello che 
mio senza doverti chiedere il permesso per niente. Per niente! Pi semplice di cos....
Benissimo. Dopo la beatificazione firmer un documento di rinuncia. Chinando la testa, a
Gasull: Preparalo per domani.
 un errore, Elisenda.
Madre e figlio dissero zitto e non t'impicciare, l'unica cosa su cui furono d'accordo. Stabilirono
anche che, dietro adeguato compenso economico, Mertxe avrebbe preso un aereo da Barcellona e
sarebbe volata in Vaticano con un vestito lungo e scuro. Solo per la cerimonia, Mertxe, davvero.
Davanti all'argomento di Gasull, Mertxe ex Vilabr Centelles-Anglesola i Erill disse d'accordo, solo la
cerimonia, e indic all'avvocato di famiglia il numero del conto corrente su cui versare l'argomento.
Che succeder con l'Ikea? chiese la signora Elisenda, quando tutto fin.
Mamma, ti sei appena ritirata.
Fino a domani dopo la beatificazione, no.
Marcel scosse la testa, ammirato dal carattere della madre, e le disse che Bedogni e la Brusports
compravano il quarantacinque per cento di tre societ filiali perch il tronco principale era cooperativa.
Vale la pena?
A breve, medio e lungo termine. Grande operazione. Con un'ombra di umorismo, la figlia
mia che non so come ti chiami ribad: La Grande Operazione.
Davvero non vuoi sapere se Oriol era tuo padre?
No. Ciao, a domani.
Arrivederci, figlio. E che dio ti maledica.
Gli occhi stropicciati per la notte in veglia, chiuse delicatamente la porta dell'ufficio del sindaco
e si accomod sulla sedia davanti alla scrivania. La stanza puzzava di tabacco freddo e di qualche
leggera traccia di alcol. Batt con le dita sul tavolo, mentre lo sguardo accompagnava il pensiero ben
lontano, e si dispose ad aspettare con pazienza perch la decisione era gi presa.
Valent Targa non ci mise pi di cinque minuti ad arrivare, pensando da quando il Fiorellino 
arrivato a Torena  intrattabile, donne, donne, chi cazzo mi ha ordinato di mettermele in casa se so che
mi porteranno problemi. Il sindaco aveva un cappotto indossato precipitosamente, la barba di un giorno
e l'espressione di che cazzo vuoi adesso.
Il maestro.
Senza togliersi il cappotto, Valent Targa raggiunse la sua sedia. Si vedeva cos tanto che
l'avevano buttato gi dal letto.
Che hai da dirmi sul camerata Fontelles?
Vai a fare un'ispezione nella soffitta della scuola e vedrai che cosa ho da dirti. Elisenda
Vilabr prese aria rancida dell'ufficio, port un po' avanti la sedia e appoggi le braccia sulla scrivania.
Le sue parole erano infarinate di odio e di dolore.
Ci ha ingannati tutti e questo non lo posso tollerare da nessuno.
Di che mi stai parlando?
Ammazzalo.
Ma non... Tu e lui non...
Ammazzalo.
65
L'Euromed rallentava a poco a poco la marcia, come se volesse dare l'ultima possibilit ai
passeggeri di contemplare il paesaggio accecante del Mediterraneo. Quando si ferm fece una specie di
sospiro e alcune delle porte si aprirono. Tina scese e ricevette all'improvviso la vampata di caldo che si
era risparmiata sul treno. E pensare che erano a marzo.
Come le avevano assicurato, il gruppo di pensionati usciva puntualmente dalla visita al castello
di Penscola, alcuni con delle cartoline in mano, altri rimettendo la macchina fotografica nel fodero,
tutti in attesa dell'arrs a banda che gli avevano promesso per le due. Tra quelli rimasti pi indietro
vide Balans, con una fisarmonica di cartoline di diverse vedute del castello. Camminava con
parsimonia e conservava i baffi sottili, adesso biancastri, e uno sguardo vivace che ti faceva ritenere
impossibile che quell'ometto avesse pi di ottant'anni. Quando gli disse che si chiamava Tina Bros, che
stava facendo un servizio sulle chiese e i cimiteri del Pallars e che era convinta che lui la potesse
aiutare, si accorse che l'uomo si metteva in guardia, chiudeva la fisarmonica di cartoline, come se fosse
una precauzione necessaria, e disse si confonde, signorina.
Andreu Balans, nato a Pobla, aiutante del sindaco Valent Targa. Lei  implicato in cinque
omicidi che non sono mai stati giudicati. Mi sono confusa?
Deglut. Era questo il momento: o l'altro la mandava a farsi friggere o faceva quello che stava
cominciando a fare Balans, cio intimorirsi, considerare che la terra sotto i piedi fosse insicura e
offrire alla sconosciuta signorina di incontrarsi dopo pranzo a prendere un caff. Ma lei non cadde nella
trappola e gli disse dopo pranzo il gruppo sale di nuovo sul pullman. La invito a pranzo da un'altra
parte.
Lo prese sottobraccio, come se stesse aiutando un nonno a cui era molto affezionata.
Si accorgeranno della mia mancanza.
Li lasci piangere. Non le far perdere il pullman.
Invece di un arrs a banda, mangiarono un piatto di riso con verdure in un ristorante solitario,
lontano dall'influenza del castello. Tina ment come non aveva mai fatto, assicurandogli che un collega
sopravvissuto le aveva raccontato tutto e le aveva fatto il suo nome ma che non aveva niente da temere
perch con il cambio di secolo erano prescritti tutti gli atti criminali di tipo politico, e arriv addirittura
a illustrare tutto questo mostrando la pagina della gazzetta ufficiale dove si parlava di sovvenzioni per
la creazione letteraria, plastica e musicale.
Non sono obbligato a raccontarle niente.
S, perch senn la ricoprir di merda, signor Balans. Sorrise mentre ingoiava una
cucchiaiata di riso troppo buono per quella conversazione. Di merda fino al collo.
Non ha detto che  tutto prescritto?
S, ma io la ricoprir di merda. Sono giornalista. Senza sapere esattamente che cosa diceva:
Sa come vanno queste cose: una sua foto, un programma in televisione, una presentatrice che ha
voglia di far discutere la gente...
Io ho obbedito agli ordini. Tutto ci che  stato fatto era necessario.
Non ne dubito. Come  morto Oriol Fontelles?
Chi?
Il maestro di Torena.
La signora se n'era andata gi da cinque minuti ma l'odore del profumo c'era ancora. Nel
frattempo, Targa non si era mosso dalla sedia pensando fa cos perch ha scopato male; pensandoci
bene, anch'io l'ho fatto sorvegliare, pensando figlio di buona donna, se sei davvero un traditore ti far a
pezzetti, anche se mi dovesse portare dei problemi. Alz la testa spettinata e disse che c'?
Un telegramma. Un soldato sconosciuto gli aveva portato personalmente un telegramma. Dal
Capitanato Generale. Segreto. Offritegli un caff a casa Mars, disse. Apr il telegramma con le dita
ansiose, sperando in un premio, un elogio, una carezza, un ti amo, cazzo, almeno uno, da parte di
chiunque fosse.
RISERVATO STOP
RELATIVO INDAGINI INDIVIDUO OSSIAN UNICA
TRACCIA RISALE SESTO SECOLO SCOZIA STOP POETA STOP
NO PERICOLO IMMEDIATO STOP
ABBRACCI STOP VIVA FRANCO STOP VENANCIO STOP
No pericolo immediato. Balans, Arcadio, grid. E ordin ai due uomini di andare a scuola e di
frugare dappertutto, dappertutto, anche in soffitta, di non lasciare neanche un affluente n un aggettivo
da ispezionare e poi di comunicargli i risultati. Ma prima che gli uomini andassero a eseguire l'ordine,
il telefono cominci a fumare, Torena, qui Sort, Torena, tesoro, mi senti. Dimmi, Sort, bella. Di' al
sindaco che ci sono centinaia di maquis per tutte le montagne, a Esterri, Valncia, Isil, Alins, Escalo e
dicono persino a Baiasca, mi raccomando. Madonna Santissima. Sei sicura? Sort? Mi senti, bella?
Chiedo se sei sicura. Sort? Adesso s, Torena, le linee sono uh, qui hanno tutti certi nervi. Mi dicono di
dire al sindaco vivaspaa. Qui invece  tutto tranquillo. Aspetta un momento, Sort. Dimmi, Esterri,
tesoro, dimmi. No. Davvero? Mi fai preoccupare, Esterri. Sort, dice Esterri che l  pieno di soldati
comunisti. E anche qui. Maria Santissima. E tu, Torena? Qui  tutto tranquillo. Devo riattaccare,
Torena. Arrivederci, Sort. Arrivederci, Torena, bella.
S, signor sindaco, mi hanno detto questo. E vivaspaa.
Porca puttana, se vengono li riceviamo a botte, vivaspaa, Cinteta. E tu, attaccata al telefono.
S, signor sindaco.
Balans e Gmez Pi. E anche quello con le sopracciglia arruffate che si chiama non mi ricordo
come, e altri tre uomini silenziosi. La scuola pu aspettare. Tutti con il rapporto telefonico, tutti con
l'uniforme della falange e la pistola nella fondina, tutti ad aspettare impazienti che qualche bandito si
decidesse a entrare a Torena.
Quindi, lo sapete. Torno a casa un momento, a farmi la barba. Ognuno al posto stabilito, e ben
coperti.
Da dove verranno?
Forse dalla strada di Espot. Si tratta solo d'aspettare.
E se diciamo alla guardia civil che...
La benemerita ha gi fin troppo lavoro laggi. Qui, noi e i nostri coglioni.
A Torena il gruppetto falangista pass la mattinata tra il comune e i posti di guardia, e Targa a
dare lavoro a Cinteta, la telefonista, facendole fare telefonate a Sort, a guardare la montagna, a fumare
e ad aspettare il nemico che non si decideva a farsi vedere, finch all'ora di ricreazione pass davanti
alla scuola senza fermarsi. I bambini non uscivano a giocare per il freddo e il maestro gli stava
raccontando qualche storia.  impossibile, pens. Prima che il camerata Fontelles alzasse la testa e lo
vedesse gett il mozzicone e se ne and a casa Mars a mangiare e a incontrarsi con il suo Fiorellino,
che era un po' appassito e molto strano.
Oriol aveva passato la giornata pensando alla notte precedente e a quella che doveva venire,
mentre segnava con una matita rossa gli errori di ortografia del dettato di Carme, la ragazza di casa
Cullers, che da giorni ripeteva la tiritera di volersi iscrivere al laboratorio di taglio e cucito di Sort e
non si concentrava su niente. Forse era innamorata. Aveva passato la giornata aspettando la visita finale
di Targa, che non arrivava, resistendo alla voglia di fuggire oltre le montagne perch a partire dalle
sette si aspettavano che jug-cinque si rimettesse in collegamento, e dicevano che il suo ruolo fosse
essenziale per il contatto tra le due brigate, situate da una parte e dall'altra del Montsent. Era esausto e
non solo per la paura, perch durante la notte aveva fatto da nesso tra le due brigate che avanzavano
nelle tenebre verso Valncia d'neu e verso Esterri mentre il grosso si concentrava nella Vall d'Aran. E
adesso, a met mattinata, con la radio muta, mezzo morto di sonno, segnava con un cerchietto rosso
altri errori di ortografia, quelli di Jaumet Serrallac, che ne faceva pochi; quel ragazzino, nonostante la
distanza poco dissimulata a cui si teneva, aveva una sorta di necessit urgente di sapere tutto e persino
il maestro lo poteva aiutare in questo. Mentre andava a caccia di un accento di troppo, la Brigata 410,
sotto un freddo e un'aria gelata intensissimi, arrivava a Es Brdes e la numero 11 falliva nella sua
occupazione della bocca nord della galleria di Viella perch non siamo venuti, oh, Signore, a lottare
contro la furia degli elementi ma contro l'esercito franchista. Ma la 551, che era entrata da Canejan,
occup la valle di Toran e scese lungo il letto della Garonna verso la libert.
Jaumet, ricordati: echar senza l'acca all'inizio.
 vero.
All'ora di pranzo il sindaco spieg la situazione a tutti i clienti ammutoliti di casa Mars e
aggiunse se viene un solo guerrigliero figlio di puttana lo impicco per i coglioni. Il Fiorellino aspett
che Targa finisse le sue arringhe e che si concentrasse sul piatto di lenticchie; quindi, a bassa voce, gli
comunic le sue paure e certezze.  per questo che sono cos nervosa.
Ne sei sicura?
Se non  lui,  spiccicato. Te lo giuro.
Donne. Ma se non sapete neanche distinguere un maiale da un montone, porco giuda.
Quello che dici  molto grave.
Credi che mi inventerei una cosa simile, tesoro?
Fino alle sette, gi verso sera, non doveva tornare alla radio. Se pure c'era spazio per la sera
nella sua giornata. Il tenente Marc e i suoi uomini, che erano andati a farsi uccidere su uno dei tanti
crinali o nella centenaria boscaglia del Gerdar de Sorpe, avevano come missione quella di portare
disordine in sei o sette nuclei di popolazione ben diversi e lontani dal confine per aiutare il caos ed
evitare che l'esercito franchista salisse sul passo della Bonaigua. E lui a correggere il quaderno di
Jaumet Serrallac di casa Lliset. Sapeva che da un momento all'altro Ventura avrebbe visitato Torena.
Per questo fece una pazzia e, mentre grandi, medi e piccini, dal momento che il freddo era diminuito,
all'ora di ricreazione erano occupati a dare calci alla palla di stracci, sal in soffitta, accese la radio e
disse jug-cinque a Marc, jug-cinque a Marc, sulla frequenza del tenente. Li sent molto chiaramente
perch non dovevano essere dalle parti di Sorpe ma pi vicino e gli disse il lupo e le cinque iene stanno
passando la giornata nella tana, sono tutti nella tana, e interruppe la comunicazione, chiuse il
collegamento e scese dalla soffitta, arrivando in tempo per separare Nando e Albert di casa Batalla che
litigavano per la dubbia legalit di un goal cruciale.
Ehi, tu, ragazzino, vieni qui, come ti chiami.
Jaumet.
Di che casa?
Di casa Lliset.
Quello delle pietre?
S, signore.
Bibiana in cucina che mette in fila i barattoli di marmellata, fa brillare l'ottone dei fornelli, dice
che cosa le succede, che cosa le succede, questa volta  davvero grave, che cosa le succede, la sua
tristezza  pesante come una pietra, mi morir di dolore; non piange: bramisce, come se stesse litigando
con Dio e io non so che cosa si deve fare per calmare un'afflizione cos profonda. A questo punto del
pensiero, Elisenda, in salotto davanti al suo ritratto, lasciava scivolare un fiume di lacrime silenzioso e
amaro, ed era tentata di abbandonare, di uscire per strada, abbracciare Oriol e nasconderlo dai nemici
che lei stessa gli aveva aizzato contro. Allora prendeva i ritratti di suo fratello sorridente e di suo padre
irritato e le tornava quella vampata di rabbia con cui diceva chiaramente a me non mi inganna nessuno.
E un momento dopo tornava a sgorgare il fiume di lacrime, abbondante come il salto di Gargalla e
diceva Oriol, Oriol, com' possibile che sia stato capace di tanta crudelt se prima hai fatto s che il mio
mondo fossi solo tu.
Cara... Una tisana.
Ho detto che non voglio essere disturbata.
Povero tesoro. Che cosa posso fare per lei, che cosa le posso dire. Se potessi cullarla e cantarle
la canzone della fatina di Baiasca oppure quella della mucca grossa di Arestui, ma adesso il mio tesoro
non si lascia pi cullare tra le mie braccia, quanta pena fa la pena.
Arriv l'ora delle fredde ombre incerte e i bambini uscirono di corsa da scuola, urlando contenti
verso casa dove li aspettava la merenda, mentre nella Vall d'Aran si era stabilita una linea fissa di
fronte e i telefoni franchisti fumavano chiedendo rinforzi. L'Ultima Cena, che prepar, come tutte le
altre, in una stanzetta della scuola, consisteva nei resti del piatto di carne conservata che due giorni
prima gli aveva dato la Bscones, desiderosa di alimentare patrioti, e che lui allungava con delle patate
bollite e un po' di pane, e un sorso di vino, mentre pensava inevitabilmente alle sue donne, a Rosa, alla
sua figlia senza nome e a Elisenda perplessa davanti alla pistola, che a quanto pareva non lo aveva
denunciato. Si accorse che il silenzio del paesaggio era un po' pi spesso del solito. Ma ancora pi
strano era il silenzio di Targa che non era ancora venuto a sputargli tu quoque, tu mi volevi uccidere,
sei stato tu, bastardo assassino, me l'ha detto il Fiorellino che ti ha visto la paura nelle pupille. Perch,
se sei il mio camerata? E Claudio Asm? E le lezioni di anatomia del dottor Targa? E il Caudillo, porco
Giuda?
Sent dei passi frettolosi ma titubanti e Jaumet, che andava sempre su e gi di corsa, come se
avesse fretta di vivere tutto, si present d'improvviso nello stanzino e fiss il piatto per non doverlo
guardare negli occhi. Rimase fermo, in silenzio, ansimante.
Che c', Jaumet?
Dice che un certo Ossian l'aspetta in chiesa.
Chi?
Ossian.
Chi te l'ha detto?
Mi ha detto che non si poteva dire. Che era un amico.
Mancava mezz'ora per riprendere i collegamenti e, morire per morire, non voleva abbandonare
la scuola.
E il prete?
Il prete  alla Seu. Dice di dirle che sono degli amici.
Tu non dire niente a nessuno di questo. Mai.
No, signore.
Ne vuoi un po'?
Jaumet Serrallac guard con ansia il piatto del maestro ma disse no, grazie, e cominci a correre
verso casa senza sapere di essere diventato l'emissario della morte.
Oriol, rimasto solo, pens a Ventura; forse stava preparando un attacco contro il comune. Mio
Dio, se lo fanno, posso ancora salvarmi. Mise da parte il piatto e si sent alleviato per qualche istante;
non gli venne in mente che di Ossian aveva parlato solo con Valent. Si copr e, passando nell'aula,
guard la lavagna e pens figlia mia, cerca di essere una persona degna. Uscendo dalla scuola, tocc
qualcosa nelle tasche del cappotto: c'erano ancora i due libretti che Elisenda aveva fatto finta di
restituirgli. Malgrado tutto, sorrise.
Adesso s che prender una tisana, Bibiana.
Oriol guard di nuovo indietro, verso l'edificio della scuola, e gli venne un brivido perch la
osservava dallo stesso punto da cui lui e Rosa l'avevano vista per la prima volta e anche da cui Achille
l'aveva guardato quando, dopo qualche giorno passato a recuperare le forze e a curarsi le ferite dei
piedi, aveva deciso di continuare, con la lingua di fuori, il suo viaggio impossibile verso nord, sulle
tracce invisibili di Yves e Fabrice, lasciandolo con il cuore un po' pi infranto. Evit di passare davanti
al comune.
E un bicchierino di cognac.
Ma tesoro, tu...
Cognac, Bibiana.
La chiesa di Sant Pere di Torena aveva la porta accostata. La spinse con precauzione. Dentro
era tutto al buio. Gli arriv una zaffata di fresco e umidit e un impercettibile rumore metallico. Si
accese una luce elettrica, quella della lampadina dell'altare.
Quando si accorse che il Ventura dagli occhi come il carbone e i suoi imboscati erano il sindaco
Targa e i suoi falangisti, era gi troppo tardi per tutto.
Salve, camerata.
Addio, pens. Addio, figlia. Addio, monti. Guard i cinque uomini.
Salve, camerati. Che c'?
Valent Targa fece un segno e due degli uomini uscirono in fretta dalla chiesa. Valent si sedette
su un banco e guard incuriosito Oriol, mentre Balans lo perquisiva e gli trovava la pistola, un'Astra
di quelle usate dai maquis, signorina; com' vero che mi chiamo Balans.
Ma che succede?
Dobbiamo aspettare un momento. Come mai non sei venuto ad aiutarci?
Aiutarvi a fare cosa?
 appena iniziata un'invasione comunista. Con un leggero movimento del capo: Da quando
hai una pistola?
Ma che hai? Che ci facciamo qui?
Aspettiamo. Stiamo appurando una cosa, una delle tante cose che dobbiamo appurare oggi.
Fece un gesto a Balans, e anche lui se ne and, facendo risuonare gli stivali, quindi in quei
momenti non so cosa sia davvero successo, davvero, signorina.
Dall'interno del confessionale emerse un'ombra che, via via che si avvicinava al cerchio di luce,
si tramutava nell'autista taciturno di Elisenda. Si mise accanto a Targa, che allungava un dito
accusatore:
Ti scopi la signora Elisenda sput.
Che c'entra questo adesso?
Anch'io me la sono fatta continu Targa: Scopa da favola, eh?
Come no! Anch'io le ho dato una ripassata. Era la prima volta che Oriol sentiva la voce di
Jacinto Mas.  una cagna in calore. Per tu non la dovresti toccare, signor maestro.
Non capisco niente.
Non mi dire che non sai di cosa parliamo.
Jacinto pronunci la frase con voce minacciosa mentre si infilava la mano in tasca e la tirava
fuori con un quadernino stropicciato.
Dammi il cappotto, Bibiana.
Ma non sai che c' una grande confusione? Dove vuoi andare?
Non mi tormentare. Il cappotto.
Apr il quadernetto e cominci a sfogliarlo, insalivando prima il pollice, per rendere il gesto pi
liturgico.
Vuole che facciamo un ripasso di tutte le volte che si sono incontrati lei e la signora?
Davvero io... Oriol guard Targa, disorientato: Non so a cosa stai giocando.
Targa si alz, rise artificiosamente e disse non gioco, io; smise di ridere all'improvviso e si
piazz davanti a Oriol, borbottando stiamo ancora aspettando.
Rumore all'ingresso della chiesa. Gli uomini di Targa tornavano portando qualcosa che
lasciarono davanti a Valent. Era la radiotrasmittente. Adesso s, addio, figlia, addio monti, e jug-cinque
a farsi benedire. Targa esamin con attenzione l'apparecchio; gli sfugg un fischio di ammirazione. Uno
degli uomini gli faceva delle confidenze all'orecchio e lui assentiva continuando a esaminare pulsanti e
interruttori. Poi prese la pistola di Oriol ed esamin anche quella.
Non  il modello che...
Quello che usa il maquis conferm Arcadio Gmez Pi.
Targa si piazz davanti a Oriol e cominci a parlare a bassa voce, scandalizzato dalle sue stesse
impossibili parole, tu mi volevi uccidere, sei stato tu, bastardo assassino, da dietro, come i vigliacchi;
perch, se eri il mio camerata? Perch un colpo alla nuca, io che ti ho dato tutto? Da quando? A che
giochi? Chi sei?
La luce della lampadina riflessa negli occhi furiosi di Valent e in quelli pi ansiosi e muti di
Jacinto.
Hai detto che ci sono notizie di movimenti di truppe?
Valent Targa lo guard perplesso, sconcertato.
Hai capito qualcosa di quello che ti ho detto? Indic la radio: Hai visto che cosa avevi a
casa?
Non so di cosa mi stai parlando. Perch ti avrei dovuto voler uccidere, io?
Valent Targa prese la pistola del maquis, la caric e la punt contro la fronte di Oriol. Nel
momento in cui stava per sparare si sent un grido e lo sbattere della porta contro la parete:
Basta! No! Non lo fare!
Elisenda entrava e scendeva i tre gradini con passo deciso. Jacinto, con buoni riflessi, si ritirava
nell'ombra e fin per rintanarsi nel confessionale e Oriol iniziava un sorriso, cominciando a muovere la
testa per guardare il suo amore nello stesso momento in cui il dito di Targa premeva il grilletto. Lo
sparo risuon nelle strette volte della chiesa e scoppi nella testa di Oriol Fontelles che non aveva
ancora perso il sorriso e che non ebbe il tempo di certificare erroneamente che s, moriva per colpa di
un caff corretto, con tanto lavoro che c' ancora da fare.
Che hai fatto?
Ho obbedito agli ordini.
Ti ho detto che...
Troppo tardi.
Targa pul con un fazzoletto l'impugnatura dell'arma e gett questa accanto al cadavere, con
disprezzo. Allora ci fecero entrare. Il maestro era a terra e la pistola che l'aveva ucciso pure. E le giuro
che io ero fuori, stavo fumando una sigaretta e non ho visto niente, quindi non mi pu accusare di
niente.
Non le ho detto che  tutto prescritto? Tina indic vagamente la fotocopia delle sovvenzioni
alla letteratura, alle arti plastiche e alla musica.
Quando la campana di Sant Pere annunci la mezza, risuonavano ancora il grido di Elisenda e
lo sparo alla testa di Oriol. Allora avvenne tutto all'improvviso, quasi che la Storia avesse fretta di
mettere in atto quelle miserie senza intrattenercisi troppo. Come se lo sparo di Targa fosse stato il
richiamo, si sent una sparatoria venire dalla parte dell'Arbess e Targa reag velocemente, come
quando lavorava per Caregue; usc con i suoi uomini perch aveva capito che la guerriglia stava
assaltando il comune per dare la caccia a lui. Furono minuti di confusione, i maquis che entravano
nell'edificio, il tenente Marc che controllava le quattro sale dell'edificio, aprendo rabbiosamente le
porte e dicendo dove s' cacciato, il lupo bastardo con le cinque iene del cazzo, e poi gridava fuori,
fuori, ci devono aver visto, pu essere una trappola, ma ormai non potevano pi uscire, perch il
gruppetto di falangisti era l fuori ad accoglierli con una cortina di spari, i ruoli scambiati, i maquis a
difesa del comune e la Falange che lo attaccava.
Seduta per terra, davanti all'altare, Elisenda Vilabr abbracciava il corpo un po' sollevato di
Oriol, facendo riposare la testa perforata sul suo seno che si tingeva a poco a poco di rosso. Guardava
l'altare, guardava Oriol, lo abbracciava e respirava, incapace di dire alcunch. Solo molto tempo dopo,
credendo di essere sola, disse Oriol, io non volevo, Oriol, amore, vita, anima mia... Lo fece reclinare
sul suo seno. Gli guard il viso, gli occhi aperti, lo sguardo che cominciava gi ad avere il tono del
vetro freddo e lo strinse al cuore mentre pensava mio padre, mio fratello e il mio amore, la mia vita 
piena di morte, e adesso per colpa mia, ti giuro che ti ricompenser. Mio Dio, come sei ingiusto, che
terribile castigo mi stai infliggendo, io che sono la tua serva fedele, la serva fedele della tua Chiesa.
Abbracci un'altra volta Oriol e con la voce rotta lanci la preghiera che diceva a partire da adesso,
Dio, preparati.
Signora,  morto sent che diceva da dietro la voce di Jacinto, impressionata da tanto amore,
nel momento in cui il gruppo di Targa entrava di nuovo in chiesa.
Andreu Balans si serv un altro mezzo bicchiere di vino bianco, contento del fatto che in quel
ristorantino solitario nessuno lo seccasse perch si versava di nuovo un po' di vino che in fondo non fa
male a nessuno.
Quando tornammo in chiesa, dopo aver respinto con forza l'attacco dei maquis, la signora era
ancora l dentro. E il suo autista era accanto a lei. Sapeva che erano amanti?
Chi?
L'autista e la signora.
Come lo sa?
Jacinto e io eravamo amici. Mi raccontava tutto con tutti i particolari. Lei era innamoratissima
e lo trattava come un re. E pensi che era il suo autista! A proposito, mi hanno detto che  morto in un
modo un po'.
Un po' che.
Un po' come dire.
Che vuol dire?
Io so solo quello che si dice.
Balans approfitt del silenzio imbarazzante per bere un altro sorsetto. Come aveva fatto il suo
collega dai capelli ricci ma ormai bianchi davanti a Jacinto Mas, in silenzio, in quel locale scuro di
Zuera, vicino al fiume che lui non sapeva, e gliene importava assai, che si chiamava Gallego, uno dei
fiumi che i bambini della scuola di Torena, che in quel momento erano gi padri di famiglia, avevano
saputo a memoria e poi dimenticato per sempre perch sapere che il Gallego  un fiume che sfocia
nell'Ebro vicino a Saragozza non era diventato niente di essenziale nella loro vita, e come si chiama un
fiume che sfocia in un altro fiume e non nel mare?
Affluente aveva risposto Elvira Llus, sette mesi e mezzo prima di morire di tubercolosi.
Benissimo, Elvireta.
Benissimo, Arcadio. Perch sei venuto?  lei che ti manda?
Arcadio Gmez Pi guard la sala: scura per il fumo di una specie di camino addossato al muro.
Dall'altra parte, su un ripiano in alto, un vecchio televisore con le antenne storte e insufficienti stava
trasmettendo per la quarta o quinta volta i momenti pi emozionanti dell'incoronazione del nuovo re di
Spagna, che abbiamo vinto una guerra, che ci siamo sporcati le mani per un ideale, che abbiamo giurato
fedelt ai principi del Movimento e alla Falange fino alla morte e che all'indomani della morte del
Caudillo, la nostra guida, il nostro nord, il paese si svegli monarchico  inconcepibile. Per questo i due
uomini si erano messi ostentatamente di schiena all'apparecchio mentre bevevano il loro bicchiere di
vino. Poich Gmez Pi non rispondeva, Jacinto continu:
Vieni ad uccidermi?
Sei stato tu?
Sono stato io a fare cosa.
Non lo so.
Tu obbedisci agli ordini e basta.
Come te. Abbiamo sempre fatto lo stesso.
S, ma la signora non pu sopportare che io l'abbia abbandonata perch avevo le palle piene di
tanti anni di lavoro e volevo del tempo per me.
Davvero, tu e lei...
Ti potrei recitare il suo corpo centimetro a centimetro. Focosa. Un po' puttanella. Eccezionale
ciucciacazzi. Persino in macchina.
Accidenti.
Jacinto sorrise. Calcolava se si doveva avventare sul suo ex collega o se si doveva lasciare
ammazzare con un briciolo di dignit. Pensava all'effetto che avrebbe fatto alla gente di Zuera la sua
morte per mano di un sicario. Chi l'avrebbe mai detto, del fratello di Nieves, cos pacifico, con il suo
giardino e i suoi glicini.
Andiamo da un'altra parte.
Non  necessario disse Gmez Pi alzandosi. E Jacinto pens, ecco, adesso estrae la pistola,
me la punta alla fronte allo stile di Targa e pam, addio. Arcadio Gmez Pi si mise la mano in tasca,
tir fuori delle monete e le lasci sul tavolo. Disse, in tono secco, fai il favore di smetterla di rompere e
di fare lo spaccone, o davvero potresti prenderti un bello spavento. E usc al freddo di dicembre,
seguendo quella sorta di passeggiata lungo il fiume, mentre Jacinto lo guardava sorpreso, tremando
ancora dentro, chiedendosi  venuto solo per rimproverarmi? contento di essere stato abbastanza
coraggioso da non fare scene pietose. Vuot il bicchiere di vino e fece schioccare la lingua mentre
guardava quell'uomo che si allontanava. E proprio quando Arcadio arriv sotto il lampione, la vista di
Jacinto si cominci a offuscare, le mandibole gli si paralizzarono, irrigidite, e tutta l'aria del mondo
scomparve dai suoi polmoni mentre il bicchiere di vino cadeva a terra e faceva un dring allegro prima
di frantumarsi sotto il ripiano del televisore, come la vita di Jacinto Mas.
Che vuol dire quello che si dice?
No, niente. Sono girate voci che la signora... Insomma.
Insomma. Che la signora, insomma. Voci. Tina, un po' stordita, le annot nella memoria e fece
uno sforzo per tornare al giorno in cui era morto il maestro, altre informazioni, non le doveva sfuggire
niente adesso che aveva davanti qualcuno che aveva quasi visto come era morto il maestro. Per questo
disse continui, per favore, voglio sapere tutto. Che altro  successo?
No, che... Niente, che per colpa di quell'attacco la facciata del comune sub dei danni. Forse si
possono ancora vedere, se non ci hanno fatto i lavori.
E nient'altro?
Beh, anche la mia gamba ha subito dei danni. Per questo zoppico.
Che altro hanno fatto i maquis?
Sono fuggiti come topi. Ne ammazzammo uno e loro ci ammazzarono il maestro.
Vergine santa, madonna, madonna santissima, non  possibile, non  possibile, non  possibile.
Com' successo. Se solo un attimo fa. Stamattina. Ieri notte. Com' possibile che.
Non lo so, padre. I maquis. Stia attento a dove mette i piedi.
Padre August Vilabr sbatt le palpebre entrando nella chiesa di Sant Pere. Nonostante la poca
luce delle lampadine anemiche, era rimasto abbagliato da un chiarore che poi comprese che poteva solo
essere inesplicabile. Vide prima di tutti il sindaco, vestito da falangista, seduto su un banco a capo
chino; era la prima volta che vedeva Targa a capo chino. Poi vide sua nipote, in piedi davanti all'altare,
macchiata di sangue, pregando a bassa voce. E infine vide il corpo steso a terra, ai piedi dell'altare,
come un'offerta alla divinit. Mio Dio, il maestro. Da una tasca del morto usciva il dorso di un libro: il
Kempis. Il maestro del Kempis. Il maestro del Kempis con un buco in fronte.
Signore Iddio, cos' successo?
Con voce calma, il sindaco Valent Targa gli raccont nei particolari i fatti ammirevoli, direi
quasi miracolosi, e fin lanciando un'accusa con voce fioca e abbattuta:
A sparare,  stato Joan di casa Ventura.
Chi?
Esplandiu, il contrabbandiere.
Quello di Altron?
S.  del maquis: le mani sul viso l'ha ucciso lui. Ed io... non ho potuto fare niente per
evitarlo. Mostr le mani aperte al sacerdote: Ero disarmato.
 vero, l'ho visto io certific Elisenda senza girarsi, guardando l'altare. Il signor maestro si 
frapposto tra gli assassini e il Tabernacolo.
Mio Dio, perch tutto quest'odio, mio Dio... recit padre August, sbigottito. Poi cadde in
ginocchio, guard il Tabernacolo, guard la fiamma perenne del Santissimo e due, tre, quattro lacrime
rotonde scivolarono sulle sue sante guance.
Il maestro difendeva il Tabernacolo disse commosso. Not la catena d'oro. Con la punta delle
dita spost la camicia mezza insanguinata, scoprendo una specie di croce, forse una mezza croce
dorata. Quella visione gli riemp gli occhi di lacrime. Stando in ginocchio, si chin sul martire e gli
baci con fervore la fronte. Il Santo Protettore del Tabernacolo, dichiar quasi in un mormorio. Dio, ti
avverto che me la pagherai, ripet Elisenda a bassa voce, disperata, e si inginocchi di nuovo davanti al
corpo inerte del suo unico, grande e imperituro amore.
Quando si rasseren, padre August si alz con uno sforzo e si rivolse al sindaco:
Non siete riusciti a catturarne nessuno?
Per risposta, il silenzio. E noi l a morire di freddo, aspettando fuori della chiesa per espresso
ordine del signor sindaco. Finch l'autista della signora ci fece entrare. Il canonico era inginocchiato
davanti al cadavere del maestro, s, e ci inform di come erano andate le cose.
Questo  quanto  successo sospir il sacerdote quando ebbe finito, pallido, con una luce
diversa negli occhi.
Il sindaco si alz e con la sua presenza accanto al sacerdote certific la veridicit dei fatti. La
signora Elisenda stava in piedi, pregava rivolta verso l'altare.
Avete domande? chiese il sindaco dopo averli guardati uno per uno.
Fu allora che Cinteta, la telefonista, ci interruppe. A quell'ora l, c'era una telefonata
urgentissima per il maestro e non lo trovo da nessuna parte. E siccome ho visto che qui c'era luce... Oh,
Signore!
Per il maestro? Elisenda Vilabr, dritta in piedi, si gir verso Cinteta.
S. Una suora spergiura di un ospedale. Cos' successo qui, Maria Santissima?
Ci parlo io, Cinteta disse la signora mentre si chinava, dava un casto bacio sulla fronte del
martire, si alzava e si disponeva a uscire.
E non mi faccia dire nient'altro perch ho un ricordo molto confuso... Lo giuro su Dio. Faceva
un freddo della miseria, questo me lo ricordo bene. E noi ricevemmo l'ordine di disperderci perch
dovevamo inseguire quei sorci dei maquis. Non mi avevano ancora spaccato la rotula, quei bastardi.
Chi paga questo pranzo, signorina?
Tutta la faccia principale del blocco di granito ha il disegno dei colpi dello scalpello,
bellissimo, e la targa di marmo grigio con le lettere scolpite che  una meraviglia, lo dovresti vedere.
Perch tra l'altro ho trovato una lastra di marmo con delle venature che sembra come quelle degli
antichi romani. Possono essere pi che contenti.  anche vero che pagano sull'unghia. E quando poi
hanno cominciato a dire Oriol del Tabernacolo, Oriol di Torena, Josep Oriol del Tabernacolo di
Torena...
Quando la gente si mette a fare il ridicolo, pu diventare patetica. Prima di entrare in ospedale
ho intenzione di raccontare tutto per filo e per segno a un giornalista.
Che dici? In ospedale? Dove sei, adesso?
Beh, niente.
No, cazzo, dimmi, dove sei?
Poi ti racconto. Va tutto bene. La prossima settimana mi ricoverano, niente, per una
sciocchezza. Mi potresti tenere il gatto durante... insomma, per questo?
Certo. In tono un pi spento: Telefonami e vengo a prenderti la bestia.
Jaume Serrallac si era improvvisamente seccato. Rifece il calco che aveva sopra la tavola,
vediamo se adesso gli piace, e perch cazzo non mi ha detto prima che la dovevano ricoverare, porco
cane.
Che fai?
Niente, prove.
Sei diventato matto? Domani lo vengono a vedere.
Sar pronto, figlia. Lasciami sognare un po'.
Tu e le tue storie.
S, io e le mie storie.
Chi andr a prendere il basalto.
A Tremp?
S.
Come le direi, se mai glielo dovessi dire, che io ho avuto la fortuna di sapere sempre che lei si
chiama Amlia e che l'ho vista crescere, avere dubbi, partorire e mettere su questo brutto carattere?
Ci andr io, Amlia.
Settima parte
Il canto della pietra
...la casa silenziosa, la casa
senza te, figlia mia.
VICENT ANDRS ESTELLS
Per percorrere il lunghissimo corridoio Apostolico, quando tutte le autorit e gli ospiti d'onore
sono gi andati via, malgrado la sua resistenza, la fanno sedere su una sedia a rotelle. Mamma,
accidenti, rimaniamo solo noi, stai calma. Un silenzioso assistente sanitario della Guardia Svizzera si
occupa della sedia, e cominciano la traversata del deserto. Intorno a lei, la signora Elisenda intuisce i
passi vacillanti di Gasull, quelli affrettati e nervosi di Marcel, il tacchettare snervante di Mertxe e il
silenzio felino di Sergi, che  capace di non essersi messo i calzini per la cerimonia. La sua amata
famiglia che lei aveva sacrificato per ideali pi nobili. Io so fino a dove posso fare e non fare, santit.
Ma, cara figliola, se ho sentito bene, se ho capito bene, tu ti attribuisci il potere di istituire i parametri
morali. S, santit, perch so che ne far buon uso. Il mio udito non  pi quello di una volta: hai detto
davvero di essere al di sopra della morale degli altri? Non so se l'ho detto, santit, ma so di avere un
rapporto speciale con Dio.  impossibile, figliola; attenta all'orgoglio. Voglio che mi assolviate. Quello
che dici, figlia mia, richiede un colloquio pi lungo. Sono d'accordo, santit. La Chiesa, ricordatene
sempre,  la Chiesa degli umili. Ed Escriv, santit? Che me ne dite? Escriv;  davvero un santo o solo
un potente con dietro ancora pi potere? Dobbiamo interrompere, figliola, senn i medici mi
sgrideranno. Voglio che siate voi in persona ad assolvermi, Santit.
Il corridoio apostolico  pi lungo di una messa cantata. Il tacchettare di Mertxe risuona quasi
grottesco ma lei tranquilla, perch  cos. Se penso com'era discreta, all'inizio. Per colpa di un uomo
con la nuca rasata e le mani come tenaglie che l'aveva allontanata senza troppi complimenti, non gli
aveva potuto dire io faccio il bene, io ho un senso evangelico della giustizia; chi la fa la paga, santit,
ma la paga perch l'ha fatta davvero, mi capite; io non agisco mai per interessi materiali n a mio
proprio vantaggio perch sono cos ricca, grazie a Dio, santit, che non ho ambizioni economiche.
Ambisco solo alla giustizia per i miei e a un ricordo eterno per l'uomo che ho davvero amato, e adesso
 fatta,  beato e un giorno lo faranno santo e cos la gente vedr chiaramente che io scelgo sempre la
strada giusta. Oriol era una buona persona che adesso qualcuno vuole calunniare con delle falsit sulla
sua vita.  un bene che la Chiesa abbia un altro beato. E se un giorno ho giurato che avrei fatto salire
Oriol agli altari, adesso ho onorato il giuramento. Assolvetemi da tutti i peccati, santit. Voi,
personalmente. Voi che dite la messa nella chiesa di San Pietro. Voi che siete Cristo sulla terra.
Basta! No! Non lo fare!
Come ogni giorno, Elisenda entrava nella chiesa di Sant Pere di Torena e scendeva i tre gradini
con passo deciso e, come ogni giorno, arrivava tardi, di un secondo; e questo era il suo eterno inferno,
non ti perdoner mai di esserti lasciato ammazzare invece di difenderti. Mai.
Che hai fatto? gridava contro Valent Targa, che aveva ancora in mano la pistola fumante.
Ho obbedito agli ordini diceva sempre Targa mentre puliva l'impugnatura dell'arma e la
guardava negli occhi con nuovo odio.
All'uscita, attraverso lo stesso portale del Palazzo Apostolico da cui sono entrati, la limousine
pascola tranquillamente tra i sampietrini. Il gruppo familiare, disposto intorno alla signora vestita di
nero seduta su una sedia a rotelle, rimane qualche secondo in alto sulla gradinata, guardando in avanti,
come se aspettasse che qualcuno gli faccia la foto di famiglia che non potranno mai pi provare a fare.
Tutto questo vede la signora Elisenda dalla sua oscurit. Vi invito a pranzo, dice con apprensione.
Ho da fare, mamma. Marcel si  chinato sulla madre e ha parlato a bassa voce.
Qui, a Roma?
S.
Saluta Saverio Bedogni. Agli altri della foto: E voi che fate, venite?
Sareste cos gentili da chiamarmi un taxi? Praticamente le prime parole, di ghiaccio,
pronunciate da Mertxe in tutta la giornata.
Rom, chiedi a qualcuno di chiamarle un taxi. Inclinando la testa da un'altra parte: E tu,
Sergi?
Devo andare, nonna.
A Roma non ci sono onde.
A Paramaribo. Mi aspettano l tra ventiquattro ore e non li posso deludere.
Naturalmente.
Ciao, mamma.
Ciao, nonna.
Sergi, sai che ti dico? Accompagnami tu all'aeroporto.
S, mamma.
Annulli il taxi, Gasull.
D'accordo.
E tu, Rom? Anche tu hai da fare?
Quello che vuoi tu.
La signora Elisenda si alza apparentemente senza sforzo. Qualcuno ritira la sedia e le mani
tremanti di Gasull la prendono per il braccio. Lei, a bassa voce, come tante, tante volte:
Siamo soli?
S.
Non  rimasto nessuno?
No. Tu ed io.
Annulla il pranzo.
Tu ed io non dobbiamo mangiare?
Mi voglio stendere. Ho perso l'appetito.
Come vuoi, Elisenda.
66
Una Mercedes lunga, lucente, con vetri segreti, silenziosa, fren delicatamente davanti a
Marbres Serrallac S.L., a mezzo metro dal muro, come se avesse paura di impolverarsi la carrozzeria
brillante. L'autista scese e apr una delle portiere. Due piedi eleganti, calzati in scarpe rigorosamente
nere, con una fibbia argentata, uscirono dalla Mercedes e si poggiarono con decisione a terra.
Era da anni che non si trovava faccia a faccia con Elisenda di casa Gravat. Non le aveva ancora
visto gli occhi ciechi, che nascondeva dietro a delle lenti fum, pur abitandoci proprio di fronte, a un
tiro di schioppo, dall'altra parte della Plaa Major ma a mille storie di distanza. Gli si mise davanti,
fiancheggiata dall'autista e da un uomo magro e gracile come lei che ho visto spesso ma che non so se 
un parente o che altro.
La signora vuole vedere il cenotafio disse il parente o che altro.
Non  un cenotafio.  un monumento. Un monumento commemorativo.
Comunque si chiami.
Li port dentro al capannone dei laboratori. In fondo, una sega circolare trapanava le orecchie.
Serrallac alz il braccio e la sega tacque, disciplinata. Dall'ufficio illuminato usc Amlia che, appena
vide di chi si trattava, si avvicin con un sorriso da un orecchio all'altro.
Lo stiamo caricando sul camion proprio adesso.
La dama chin la testa verso il parente o che altro. Questo, con voce sicura:
Fatelo scaricare.
Ci sono toni che non ammettono repliche. Le tre tonnellate di monumento commemorativo
furono scaricate e collocate in mezzo al capannone e Cesc dovette trattenere una bestemmia perch
volevano anche che fossero tolte tutte le cinghie di sostegno. Quindi Elisenda di casa Gravat ci si
avvicin accompagnata dai due uomini e mise una mano sulla superficie ruvida del granito. Poi l'altra
mano. Adesso s che avrebbe voluto vederci di nuovo. Nonostante si fosse adattata con grande
rassegnazione al nero permanente dello sguardo, forse perch la sua mente continuava a vivere con
grande intensit e con ancora maggior concentrazione, senza distrazioni. Ma adesso s, adesso avrei
voluto vederci, Oriol, per sapere se ti hanno fatto esattamente quello che io ho disposto. Gir
tutt'intorno al monumento, con lo sguardo rivolto a molto tempo addietro. E quando ebbe terminato il
giro intorno alla pietra, si concentr sulla targa di marmo, leggendo lettera per lettera, con la punta
avida delle dita asciutte, quello che nel frattempo il parente o che altro le mormorava all'orecchio.
Quando ebbe esaminato tutto il monumento, gir la testa e dalla penombra disse Serrallac? C'
Serrallac, qui?
Mi dica fece Serrallac, scocciato per averle dato del lei.
Grazie infinite.  esattamente quello che volevo. Hai le istruzioni per la collocazione?
S, s. Davanti alla scuola. Abbiamo preparato la base.
Grazie, Pere.
Jaume. Sono il figlio di Pere.
Per qualche istante, la signora Elisenda Vilabr rimase disorientata. Ma furono pochi secondi.
Il figlio.
Mio padre  morto vent'anni fa.
Certo. Al parente o che altro: Andiamo?
Quando ebbe abbandonato il capannone, Amlia aveva ancora il sorriso stampato in faccia e
Cesc ricolloc le cinghie per sollevare il monumento del santo maestro di Torena; Serrallac,
pensieroso, alz la mano con autorit e la sega circolare riprese a forare i timpani con la stessa
efficacia.
67
Avvilito, io? Immaginazioni. Che c'entra Arnau? Senti, se Tina e io abbiamo lottato per essere
aperti  per essere preparati a tutto, e ci sembra perfetto che Arnau stia facendo uno stage a Montserrat.
No, no, no, uno stage. Tranquillo, non l'abbiamo neanche battezzato. Per questo dico,  un esercizio di
tolleranza e punto. Non si deve essere tolleranti solo verso i discorsi politici ma anche verso la vita, lo
sai bene. No: il ragazzo vuole conoscere altre versioni della vita? Fantastico. In questo avr sempre il
mio appoggio. Ehi, io passo le mie giornate a predicare mentalit aperta, che qui ce n' molto, molto
bisogno. S, s, io credo davvero alla cittadinanza universale, quindi se mio figlio se ne vuole andare a
fare uno stage a Montserrat, benissimo, figlio, vuoi i soldi, buono stage, poi ci racconti come  andata.
La trasversalit  questo, no? Certo, s. Oh,  maggiorenne. No, non sono affatto avvilito, davvero. Il
problema  che... beh, che non ho... No, senti; pensavo di avere dei soldi e invece non ce li ho. S,
continuo a pensare che sia un buon affare perch ci saranno sempre dei fessi che sbaveranno per
rompersi il collo scendendo sul fiume; il mio problema  che non ho i soldi. O aspettiamo o dovrai
cercarti un altro socio. Certo che mi dispiace; l'idea era mia, no? Come? E che c'entra Tina? Mi devo
tirare su? Beh, veramente... No, ma...  da un po' di giorni che. Insomma: ci siamo separati. Proprio
cos. Senti, adesso non voglio entrare nei particolari, ma... S, ultimamente molto nervosa, molto non so
come. Un amante? No, no. Insomma, sono sicuro di no. Cazzo, perch la conosco. Beh, come puoi
capire, non la sto seguendo, non credi? Che dici? No, Joana  una buona amica, una donna sensibile e
generosa che mi sta accanto in questi momenti difficili, ma nient'altro. No, macch, un appartamentino
affittato in fretta e furia, s. Certo che mi sento solo, ma meglio cos che stare male in casa. No, no,
macch,  stata una cosa molto precipitosa da parte sua: un giorno viene e mi dice che deve ritrovare se
stessa, che ha bisogno di pi spazio di manovra e stronzate del genere. No, che dici, le parli del
meticciato culturale e non sa neanche cos', non  che la voglia criticare, eh, ma bisogna riconoscere
che  un po' chiusa. Se devo essere sincero, da quando mi  arrivato l'incarico di assessore, per quella
storia di Porta, sai, s, beh, ti giuro che ho tanto lavoro che non mi rimane molto tempo per pensare.
Arnau? No, te l'ho detto che sta facendo... No, non ci ha detto quanti giorni ci sarebbe stato, no.
Monaco? Ho la faccia di uno che ha un figlio monaco, io? No, adesso, a Pasqua, con le vacanze di
scuola mi prendo quattro giorni e me ne vado ad Andorra. Beh, s con Joana, ma questo non vuol dire
niente. No, non ne so molto:  un libro di fotografie, fondamentalmente, sul Pallars, le montagnette, le
mucche e le pecore. No, no, non lo critico mica:  positivo che faccia qualcosa. Soprattutto adesso, che
sta provando i suoi, tra virgolette, spazi di manovra. Un articolo? Lei?  la prima notizia che ho. Sul
maquis?... No, non ne avevo idea.  strano, perch non mi aveva detto niente, e guarda che noi ci
diciamo sempre tutto; s, insomma, ce lo dicevamo. Dove  uscito? Ah, la comprer, s. S che si sa
muovere, eccome. Beh, veramente ne ho abbastanza piene le palle di tante mucche e tanti agnelli, ma
credo che ormai non mi muover da qui. No, non mi  mai piaciuto molto sciare. Quattro volte alla
Tuca Negra, un paio a Port Ain e basta. Il problema  che con il casino della separazione sono rimasto
al verde. Stiamo dividendo i soldi e tutto il resto. No, no, una separazione molto civile. S, s. Beh,
ultimamente, un po' isterica ma non voglio criticarla e tirar fuori i suoi panni sporchi, questo no, voglio
comportarmi come un signore, sai. No, no, non mi freghi: la nobilt deve essere trasversale, deve
occupare tutti gli ambiti della mia vita e dire per esempio che era un po' isterica, che  vero, e sempre
pi visionaria, e anche questo  vero, vuol dire solo essere obiettivo, non  per desiderio di criticarla.
Guarda,  cos recente che non ho ancora avuto tempo di parlarne con Arnau. E neanche con il gatto,
figurati, che quella troia se l' voluto tenere senza negoziare; no, dai,  un'espressione poco felice,
d'accordo, ma  un modo di dire, accidenti, non te ne venire tu adesso con; beh, sai che ti dico allora,
sono stato io a dirle senti, Tina, non so che cazzo vuoi dire con questa storia dello spazio di manovra,
ma siccome ti voglio vedere felice, lo accetto. Cos me ne sono andato e le ho lasciato la casa, tutta per
lei. L'abbiamo comprata, s, ma che vuoi, che adesso le chieda la met del valore? No, non sono di
questi, io; se c' qualcosa che non sono  rancoroso. Beh, s, tecnicamente, s, perch  stata lei a
volersi separare, ma  preferibile fare un gesto ragionevole e generoso nel momento difficile che
doversi rammaricare per comportamenti di miseria mentale quando  ormai troppo tardi, mi spiego? E
per fortuna che Arnau non sta pi a casa. No, ma quando finisce lo stage che sta facendo... Beh, s,
forse sar un po' lungo, s. No, dai, te lo dico io, che non si far monaco. E se ci si fa, pazienza, non
casca mica il mondo. Come? No, domani ho il consiglio comunale. Neanche. Ah, s, gioved, s. No, a
casa Rend, non voglio... Sai, perch. Perfetto, a Escalo. Gioved alle nove. E cos ti finisco di spiegare.
S, non sai quanto mi dispiace di non potermi imbarcare in questa avventura; s, esatto, davvero
appropriato, imbarcare, s. No,  proprio come ti dico: quattro barche, un fuoristrada, contratti
temporanei e ti riempi di soldi facendo scendere dei coglioni di Barcellona gi per la Noguera, s.
68
Sull'ultimo numero di Arnica.
Noi ci abbiamo messo dei soldi, no?
S. Parecchi. Ogni anno.
Chiudi i rubinetti per sempre. Che altro dice.
Le campane, calme, si fecero sentire per annunciare le undici con un'inflessione solenne e un
tono lamentoso: il vento freddo che aveva cominciato a soffiare all'alba era diventato vento ghiacciato.
Un fronte polare. In coincidenza con il terzo rintocco cominciarono a cadere dei sorprendenti fiocchi di
neve, in pieno mese di marzo, che non si scioglievano baciando la terra. L'orologio da parete, pi
vecchio della stessa signora Elisenda, aveva risentito nella propria dignit di quell'improvviso
cambiamento di clima, e invece non gliene importava un bel niente che la rivista rnica avesse
pubblicato un articolo con una fotografa del monumento nel laboratorio di Serrallac, un'altra di quella
stupida maestra e un inquietante disegno inedito del volto di Oriol, dove si raccontava una storia, che
da quanto  incredibile non interessa a nessuno, sull'affiliazione del beato di Torena al maquis
comunista.
La strana morte del santo di Torena.
Non so che interesse abbia a inventarsi tutto questo. Si sfreg le palme delle mani sugli occhi
ciechi, come se volesse fare un gioco di prestigio e vederci di nuovo. Se mi piacesse essere volgare
direi che sono tutti un branco di figli di buona donna e di ingrati bastardi.
S. Ma non ti preoccupare, perch questa rivista la leggono quattro gatti.
Non sono disposta a tollerarlo.
Che vuoi che faccia?
Non lo so.
Per devi reagire.
Lanciagli addosso tre o quattro avvocati. Muovi tutto quanto c' da muovere. Con un gesto
irritato: Risolvimelo davvero.
Ti ho detto di non preoccuparti,  tutto pianificato e non ho molta voglia di parlarne. Mi
ricoverano venerd prossimo.
Accidenti, scusa, sai che a Torena comincia a nevicare?
Qui no, ma fa un freddo cane.
Ti operano venerd stesso?
Beh, no. Analisi, radiografie e tutte queste cose. Il giorno dopo, in sala operatoria, fuori il
tumore e comincio la chemio. E porca puttana al cancro.
Scusa?
No, per quanto possa dire, nell'articolo non d nessuna prova, su questo hai ragione. Oltre a
fare pubblicit al libro di fotografie che dice di dover pubblicare.
S, ma perch ti preoccupa che ci sia un autoritratto di Fontelles?
Non mi preoccupa. Vorrei poterlo vedere. La cosa pi probabile  che se lo sia inventato la
maestra.
Tutto l'articolo  per dire che Fontelles era del maquis.  una mania. Come ha fatto con
Marcel.
D qualche prova?
Dice solo di avere il diario del maestro.
Il famoso diario. Dice di averlo ma non lo fa vedere.
Non so perch abbia tanto interesse a infangare la memoria di Fontelles.
Tu ci credi, Rom?
Io credo a quello che tu dici.
La signora maestra getta l'amo per vedere se qualche pesce abbocca.
Se vuoi vederla cos...
 da anni che non vedo niente, Rom.
Scusami.  un modo di...
Lo so. Il fatto  che sono molto indignata. Pi che paura, la morte mi fa rabbia, perch sono
troppo giovane.
Nessuno ha parlato di morte, Tina.
Devo fare molte cose. Ho voglia di finire il libro e di sfogliarlo. Ho voglia di tornare a Torena
e di sentire la cantilena del Pamano.
Dal paese non si sente.  molto in basso.
Io l'ho sentita. Vivendoci da tanti anni, tu non te ne accorgi pi. E ho voglia di parlare con mio
figlio.
 un bel programma. Sai che ti dico? Ti voglio vedere molto presto in forze perch non mi
piace tenere gatti per molto tempo, soprattutto se non sono miei. Quanti anni hai?
Quarantasette. Tu avresti voluto morire a quarantasette anni? No, vero?
Io non voglio morire mai perch non mi fido di nessuno che mi faccia la lapide. Neanche di
mia figlia, se devo dirla tutta.
Ma che sciocchezze.
Tutte le storie finiscono in una tomba. Lo sapevi?
D'accordo: che ci vuoi sulla lapide?
Niente. Pietra. Sono stanco di tante vite incise. Marmo, possibilmente con qualche venatura
diagonale. Voglio che la pietra parli per me.
Poeta.
Non ti confondere, Tina.
Stai bene, Elisenda?
Perch?
Hai una faccia...
La signora Elisenda, con lo scialle invernale sulle spalle, usc sul portico senza aiuti di nessun
tipo e senza il bastone, che usava solo dentro casa. Si immagin che Marcel, da Helsinki o da dove si
trovava, stesse dando istruzioni a quelli della Tuca per riaprire gli impianti. Tempo ideale per i cannoni
da neve. Si gir verso la parte del paese dov'era la scuola e pens a Oriol. Volle immaginarselo con una
mitragliatrice o con una bomba in mano. Gli tornava, come un cibo amaro, il ricordo della soffitta,
della lampada a petrolio, della radio, dell'evidenza del mostruoso inganno che le aveva creato tanto
sconcerto, la paura di Oriol sulla punta della canna della pistola, che profonda delusione. Allora faceva
uno sforzo per tornare all'Oriol dal pennello raffinato, all'uomo che le correggeva la posizione con la
delicatissima punta delle dita e che prendeva il pennello pi sottile, quello che usava per ritoccare gli
occhi, o l'altro pi grosso, mentre la contemplava con un misto di avidit, rispetto, perplessit che
l'aveva fatta innamorare. Nessun uomo l'aveva mai guardata cos. Non aveva mai provato, e non
avrebbe pi provato dopo, quella sorta di rispetto e di curiosit per un uomo colto, educato e tenero. Le
esperienze di Burgos e di San Sebastin le avevano fatto pensare agli uomini con una smorfia di
disprezzo mentre metteva due camicie da notte, quella rosa e quella bianca, ben piegate, accanto al
beauty-case. Pantofole?  meglio di s, no? E quattro libri. E il caricabatteria del cellulare. Se mi
lasciano telefonare, dall'ospedale.
Non ti aspettare niente dalla vita. Cos la morte non fa tanto male.
Tu che ne sai, Juri Andreevic.
Passo molte ore a meditare.
Per qualche istante pens che la valigetta rossa fosse la borsa, rossa anche quella, con i vestitini,
i pannolini e la bottiglietta di colonia, del giorno in cui aveva rotto le acque in quella stessa stanza e via
di corsa all'ospedale a partorire un monaco, perch anche se hai una data fissa, anche se sai tutto e sei
preparata, le contrazioni ti prendono sempre alla sprovvista, come la morte quasi annunciata nel mio
seno. Arnau, ti voglio bene. Ti amer sempre, Oriol, sempre, so che ho fatto del mio meglio e tu non
sei nessuno per giudicarmi: ti ho fatto beato, ho vinto. Per il tuo amore, Oriol, ti ho fatto beato, onorato
da tutti. Domani  il grande giorno. Abbiamo vinto su tutto il paese, Oriol, tu, io e il nostro amore
segreto.
69
Valent Targa apr i cassetti della cattedra, uno dietro l'altro, facendoli cadere per terra, con i
quaderni corretti, le matite, i pezzi di gesso colorato ben allineati, i ricordi disordinati, il cancellino
nuovo; dove tiene le sue cose questo figlio di un cane che mi voleva uccidere sparandomi alla schiena e
poi mi leccava il culo.
In soffitta non  rimasto niente.
Nessuna parete falsa? Nessun buco? Pensate a quel bastardo di Mauri che si nascondeva dietro
a un tramezzo del cazzo.
Non c' nessuna parete, nessun buco, camerata.
Tutti con l'uniforme falangista, tutti a frugare come furie in ogni angolo della scuola e della casa
del maestro, in cerca di fogli, di mappe di truppe, di qualunque cosa potesse compromettere l'eccessiva
fiducia che gli aveva accordato Targa, mentre questi sudava di panico, perch adesso capisco come ha
fatto lo stato maggiore del maquis a scoprire che Pardines era un infiltrato, potrei pagarla cara se
vengono a sapere che avevo raccontato tutto a Oriol.
Camerata.
Gmez Pi veniva da casa del maestro. Come unica cattura, un posacenere pieno di mozziconi
di sigaretta.
E allora?
Fumava, il maestro?
Direi di no.
Quindi riceveva visite.
Nient'altro?
Ne facevi di cose di nascosto da me, oltre a scoparti Elisenda. Quanti segreti hai cantato ai
comunisti, bastardo di merda. Facevo bene a non fidarmi di un individuo che non voleva la sua fetta di
torta, cazzo.
Targa si sedette sulla sedia del maestro, come se fosse pronto a spiegare i segreti dell'aggettivo
specificativo o a chiedere a Elvira Llus di continuare con se io obiettassi, se tu obiettassi, cazzo che
mal di testa, questa bambina, tutto il santo giorno a tossire, se dipendesse da me, le avrei gi fatto
passare la tosse di botto. Dietro a lui, nascosti dalla lavagna, i quaderni con la vita di Oriol dedicata alla
figlia, il suo unico segreto. Niente. Era furbo. Non ha niente che possa compromettere nessuno: n da
una parte n dall'altra. Si alz nel momento in cui Balans, che alla fine non aveva avuto nessun
problema al ginocchio perch in realt se lo sarebbe fatto qualche anno dopo in un incidente di moto,
arrivava sbuffando e, invece di declamare se io obiettassi, se tu obiettassi, disse camerata, il camerata
Claudio Asm verr al funerale.
Porca troia.
Ma  un onore, camerata.
Chi gli ha detto che...
Padre August Vilabr ha fatto correre la voce. Verr molta gente, anche camerati di Tremp.
In piena guerra disse Gmez Pi. E vengono a...
Non siamo in guerra, camerata interruppe Targa.  solo una scaramuccia.
Sai, figlio? I cimiteri dei paesini mi hanno sempre fatto pensare alle fotografie di famiglia: tutti
si conoscono e tutti stanno fermi fermi, uno accanto all'altro per sempre, ognuno con lo sguardo fisso
sul proprio sogno. E con gli odi disorientati da tanta quiete.
Questo  il testo da scrivere, Serrallac.
Benissimo. Ma cado si scrive con l'accento.
Sicuro? Targa gli lanci uno sguardo sconcertato.
 il mio lavoro.
Allora ce lo metti. Ma se scopro che ti sei sbagliato, te la faccio vedere, che deve venire gente
molto importante.
S, signor Valent.
Meglio che sia pronta per il funerale, in modo che tutti quelli di fuori la possano vedere.
S, signor Valent.
Oggi, Jaumet, non potremo fare lo spuntino. E non credere, sai, che se fosse per me, questa
lapide non la farei mai, per quanto sia stato il tuo maestro. Non mi piace incidere sulla pietra la
memoria di un assassino. Ma a volte dobbiamo fare delle cose che non ci piacciono e questa  una:
cado por Dios y por Espaa e complice del crimine che avremo sempre nella mente.  ben centrato,
eh?
S.
Vedi? Qui ci imprimo una testa di chiodo.
Una in ogni angolo.
Bravissimo. Presto lo potrai fare tu. Il maestro non si merita tanti riguardi, ma io non sono
capace di fare male il mio lavoro. Cos, eh?
S. Fammelo lucidare a me, pap.
Dannato maestro, che hai fatto pi male del signor Valent in persona, perch lui almeno non
finge.
Serrallac: il giogo e le frecce. L'hanno portato apposta da Lleida. Quindi, vedi di fare bella
figura.
Questi gioghi si arrugginiscono sempre.  meglio inciderlo sulla pietra, signor Valent.
Me ne sbatto. L'importante  che sia bello oggi.
 meglio che lo cancelli dalla memoria, Jaumet. E mi raccomando, non raccontare a nessuno
quello che ti ho detto. Amen. Ci penso io a mantenerne un po' vivo il ricordo, non si sa mai, perch a
volte il maestro sembrava una brava persona e non posso negare che mi abbia dato dei buoni consigli
sulla tua educazione. Sembra incredibile, la vita.
Elisenda, con un elegante vestito scuro, con l'anima piena d'ombre e lo sguardo indurito, lasci
un foglio sulla scrivania di Targa che, malgrado mancasse poco per la cerimonia, si stava bevendo il
secondo bicchiere della bottiglia dell'armadio per sentirsi pi cos.
E questo cos'.
Quello che devi dire.
Parler solo padre August.
Quello che devi dire a partire da adesso: imprimitelo bene in mente.
Tu mi hai ordinato di...
Io ti ho ordinato di fermarti. Leggi.
Con una certa titubanza, lesse che il maestro Oriol Fontelles era caduto durante un attacco che...
Cado si scrive con l'accento denunci indignato Targa.
Tu leggi.
...che possiamo attribuire con certezza alle orde di maquis che infestano queste montagne;
testimoni oculari possono accertare l'estrema eroicit del defunto, e cose del genere. Targa alz la testa
e guard Elisenda con curiosit.
D'ora in poi, ovunque te lo chiedano, questo  quanto  successo.
Per ribadire il concetto, apr la borsa, tir fuori un mazzo di banconote, lo lasci sulla scrivania
e si sent spregevole, perch sembrava che stesse pagando al suo sicario una morte non voluta invece di
un silenzio perpetuo.
Per un lunghissimo mezzo minuto, si guardarono a vicenda nel fondo degli occhi, senza riserve,
come se stessero praticando una profonda relazione intima, uno contro l'altro. Finch lei chiuse la borsa
e se ne and senza dire una parola. Rimasto solo, Valent Targa valut con la punta delle dita, con un
accenno di ammirazione, le circostanze materiali del nuovo accordo.
Ebbe appena il tempo di nascondere le banconote prima che l'insigne Claudio Asn irrompesse,
come al solito, senza chiedere il permesso perch la Vittoria gliel'aveva gi concesso per sempre, e
declamasse ti ingiungo, camerata, in nome della Patria e di tutte le persone dabbene, di rendere
omaggio al camerata caduto battezzando una strada di questa ridente localit con il nome di camerata
Fontelles e il sindaco Targa esclam che bella idea, come mai non ci ho pensato prima, maledicendo il
suo nord, il suo punto di riferimento, Claudio Asm, presente, perch si era impicciato di cose che non
lo riguardavano, visto che l'ultima cosa che voleva avere sul muro assolato del comune era il nome
della sua vittima.
Mi sembra una magnifica idea ripet adesso, deglutendo fiele, davanti a tutti i camerati,
camminando verso la chiesa di Sant Pere. Non capisco come mai non ci ho pensato prima, eh?
Eh, Claudio Asm  proprio Claudio Asn riflett uno dei filosofi che lo accompagnava.
Fu un bellissimo funerale. La chiesa di Sant Pere era stracolma. Officiava padre August Vilabr
insieme, quali accoliti di lusso, a padre Bag e al cappellano militare colonnello Bernardo Azorn, che
era venuto a sapere della notizia mentre si trovava a Sort in cammino con una brigata verso la Vall
d'Aran a caccia di ribelli. Sui banchi di sinistra, la vera famiglia del defunto eroe, vale a dire i suoi
camerati della Falange Spagnola, guidati dall'illustre camerata don Claudio Asn e dal sindaco della
localit di Torena, l'illustrissimo signor don Valentn Targa Sau. Sul primo banco a destra, quello
riservato alla famiglia Vilabr, la signora Elisenda Vilabr, sola con il suo dolore occulto,
accompagnata, a una certa distanza, da Bibiana che sapeva che quella storia era appena cominciata. Sui
banchi di dietro, Cecilia Bscones e tutti i membri di casa Savina, casa Biruls, casa Narcs, casa
Majals e casa Batalla, tutti con il volto severo, tutti ad ascoltare le parole di padre August, che parlava
del maestro martire che era stato capace di difendere il Tabernacolo con la propria vita, un uomo
coraggioso e, a quanto pare, molto devoto, che, dando la vita per l'integrit del Tabernacolo, l'ha data,
in un certo senso, per tutti noi. Ed Elisenda, a capo chino, aveva gli occhi velati dall'eccesso di colpa, la
bara del suo amato traditore a un passo, mentre sentiva la litania del responsorio. Non ti potr mai
perdonare, Oriol, perch  tutta colpa tua, ma ti ricompenser per essere arrivata qualche secondo
troppo tardi per fermare il castigo che ti meritavi, abominevole traditore, mio amato, com' possibile
che avessi un segreto cos nero se il tuo sguardo era limpido come l'acqua delle fonti del Vaquer, e ora
a me non rimane che imparare a vivere con questo dolore. In fondo, vicino alla porta, Jacinto
sorvegliava che tutto fosse in ordine, che nessuno commettesse spropositi, che non entrasse nessun
altro guerrigliero a rovinare la cerimonia, bravo, Jacinto. E in fondo, pi che contento, felice, perch
adesso che il maestro non c'era pi, cosa si interpone tra me e la signora?
Io qui, immobile, impalata, ben lontana dalla chiesa, ad ascoltare le grida che ogni tanto
vengono da l dentro (Vivaspaa!). Non mi permettono di portarti fiori, Joanet, figlio: ma  come se te
li portassi (Viva!). Oggi, un grande mazzo di ranuncoli delle Roques Basseres, tutti per te (Camerata
Fontelles, presente!). Se io fossi Dio, adesso prenderei una bomba e la butterei in chiesa, perch cos li
prenderei tutti (Viva Franco!). Non so se sapr mai se il mio Joan veniva con quelli che ci hanno fatto
visita stanotte; a casa non  potuto venire, ma ha lasciato una traccia chiarissima del suo modo di fare.
Peccato che non sia ancora riuscito ad ammazzare Targa. Almeno il maestro ha gi pagato per il male
che ci ha fatto (Arribaspaa!). Passer tutta la mia vita a piangere pensando a te, Joanet, perch la
peggiore fatalit per una madre  che le muoia un figlio, soprattutto quando ha gi avuto il tempo di
amarlo, di rimproverarlo, di dargli molte volte la merenda e di chiamarlo ogni giorno dalla finestra
quando si fa buio.
70
Jaume Serrallac usc e si sedette sulla panchina di pietra a fumare l'ultima sigaretta. Il cielo era
coperto e la terra infarinata. A casa Gravat, dirimpetto, tutte le luci erano spente tranne quella esterna
sulla porta d'ingresso. Che freddo di dicembre in pieno marzo, pens.  meglio che lo cancelli dalla
memoria, Jaumet, mi diceva. Come ci siamo sbagliati tutti. Ma mio padre disse anche che ne avrebbe
mantenuto un po' vivo il ricordo, non si sa mai, come se sapesse che Fontelles aveva una doppia pelle.
Noi gli abbiamo fatto la lapide da falangista e adesso gli facciamo il monumento da beato. Marbres
Serrallac, sempre al servizio della menzogna. Per fortuna che Tina, con i suoi scritti, gli far la lapide
vera. Ebbe un brivido e guard in su. Impossibile vedere alcuna stella dietro il lenzuolo di nuvole.
Dovevano essere tutte congelate. Pens di nuovo a Tina e alla sua sfortuna, cos giovane, quarantasette
anni. Con tutto il paesaggio innevato, le creature della notte tacevano. Allora ascolt il silenzio e, per la
prima volta nella vita, sent l'acqua lontana. Il vibratore del cellulare che aveva in tasca gli disperse il
pensiero. Amlia. Ma non riposi mai, figlia mia?
Tirando ancora le ultime boccate, guardando distrattamente verso casa Gravat, ascolt le
istruzioni di sua figlia, riattacc e premette un numero prestabilito. Sent la voce di Tina che gli diceva
in questo momento non posso rispondere, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.  andata a
dormire davvero presto, poveraccia.
Senti, non posso venire domani mattina perch ho un altro carico di pietre a Tremp e mia figlia
non ammette scuse. Non ti preoccupare, passo pi tardi, prima di pranzo. Ciao. Tantissimi auguri e un
bacio. Verr a trovarti. Ah, avevi ragione:  vero che si sente la cantilena del Pamano.
Bip, bip. Ciao. Una voce maschile, con l'accento di quelle montagne, roca per il fumo e il caff
corretto, che parlava fiduciosamente del giorno dopo. Lo sconosciuto aspett qualche secondo che si
aprisse la porta della stanza in fondo. Niente. Nessuno. Per sua fortuna, Juri aveva deciso di non
rivelare la propria presenza rimanendo nascosto nella propria immobilit. Quando si fu dissipato il
ricordo dello squillo del telefono, quando fu in grado di sentire di nuovo i fiocchi di neve che si
posavano dolcemente sulle forme di tutto, lo sconosciuto si permise di respirare appena e accese di
nuovo il computer.
Juri abbandon la porta dello studio senza sapere bene che fare e per il momento si nascose in
soggiorno, attento a ogni rumore che arrivasse dallo studio.
L'intruso torn al lavoro. Riemp subito cinque dischetti con i file delle cartelle che avevano nel
nome le iniziali O.F., pi qualche altro, perch non si sa mai. Quando ebbe finito, butt tutti questi file
nel cestino del computer. Si assicur che non rimanesse traccia di quei documenti n di altri simili.
Quindi inser un nuovo dischetto con il virus, lo tolse e spense il computer.
Accese la torcia e se la mise in bocca per avere le mani libere. Svuot senza fatica le tre
cartelline che gli interessavano dello schedario sul tavolo. Erano fogli, foto, cartelle di dossier. Mise
tutto nella borsa e chiuse lo schedario. Sul pavimento, accanto alla parete, una valigetta rossa. L'apr.
Come se la donna che dormiva dall'altra parte della casa dovesse partire. Vi rovist dentro
attentamente: niente di interessante. La chiuse e la lasci cos come l'aveva trovata. Prima di andare via
gli venne in mente di frugare in tutti i cassetti, nel caso ci fosse qualcosa. Fogli in bianco, blocchi,
quaderni di scuola. E una scatola di sigari. L'apr e un rivolo di sudore gli si concentr
improvvisamente sulla fronte. Dei quaderni scritti a mano in bella grafia, con qualche disegno. Il
bandolo della matassa. Ed era stato sul punto di ignorarli. Gli sembr di sentire un sospiro di pena
dall'altra parte della casa.
Mentre chiudeva la porta sul pianerottolo sapeva di non aver lasciato tracce della sua presenza
in quella casa, sapeva di aver fatto tutto in poco pi di un quarto d'ora, che doveva ancora lavorare sulla
Duecavalli e che quanto pi lontano l'avesse sorpreso l'aurora tanto meglio sarebbe stato.
Appena fu di nuovo solo, il dottor Zivago entr nello studio al buio. Sembrava che tutto fosse al
suo solito posto, eppure lui sentiva una certa angoscia qui dentro. Come una strana sensazione di non
essere stato all'altezza della situazione.
71
Il monumento era una meraviglia, coperto da un telo di un colore indefinibile. Il telo ne
aumentava il mistero ed Evaristo, il messo comunale, l davanti, rimpicciolito da tanta pietra, mentre
aspettava che la gente uscisse dalla chiesa, pensava oggi s che mi immortaleranno in qualche foto.
Finalmente cominciavano a uscire, accecati dal chiarore di maggio, e, come in una sorta di processione
involontaria, camminavano fino alla piazzetta della scuola e del monumento. In prima fila, dove c'erano
una ventina di sedie, accanto alla signora Elisenda e a Gasull, un'agghindata Cecilia Bscones si era
riservata da ore una sedia. Perilinfoadenite. Al suo fianco, l'eterno sindaco Bringu, elegantissimo, con
i capelli radi, sorridente malgrado la lombaggine, accompagnato dal consiglio comunale al completo e
dal nuovo assessore all'istruzione, alla cultura e allo sport di Sort in rappresentanza del sindaco.
L'assessore all'istruzione, alla cultura e allo sport di Sort non aveva una faccia sorridente perch era
un'assurdit questa storia di santi e beati, mio dio, nel ventunesimo secolo. Un ragazzo gli si mise
accanto, come se fosse un'autorit. Stava per dirgli che quel posto non era per il pubblico normale e per
questo lo guard. Rimase di ghiaccio per la sorpresa.
Ciao disse il ragazzo.
Arnau, che ci fai, qui?
Ho chiesto un permesso ai superiori. In realt, non mi aspettavo di vederti.
Doveri della carica. Espressione da martire, Jordi. Come stai?
Davanti a loro don Rella, con la soddisfazione del dovere compiuto, fiancheggiava il signor
vescovo e schioccava seccamente le dita in direzione dei chierichetti dando ordini contradditori perch
era importante che tutto andasse bene a favore della riconciliazione definitiva di tutte le famiglie del
paese.
Mentre si sedevano sulle sedie a loro riservate, la signora Elisenda prese il cellulare che Gasull
le porgeva e disse dove sei.
A Bruxelles. Si pu sapere che cosa hai raccontato a Bedogni?
Non urlare con me.  solo per ricordarti che, se voglio, posso comandare.
Ma se  tutto a mio nome!
Tu sappi che, se voglio, continuo a decidere io. Ricordatene. Perch non sei venuto?
Me ne frego di santi e beati. In tono di protesta: Mamma, ho da fare!
Era tuo padre, Marcel.
E restitu il cellulare a Gasull, che riattacc e si mise a raccontare, accostandosi all'orecchio
della sua amata, che il signor vescovo si  sistemato in mezzo e porta quella cosa piena d'acqua.
Il secchiello.
S. E l'altro sacerdote adesso apre un libro.
Quanta gente c'?
 strapieno ment Gasull. La folla erano loro, le autorit, la Bscones e un'altra trentina di
persone, meno della delegazione che era andata in Vaticano. Mentre tutti si preparavano, Arnau
sussurr all'orecchio di suo padre, come se fosse Gasull:
Come sta, mamma?
Non lo so.
Silenzio. Entrambi con lo sguardo fisso davanti a s, il monumento coperto dal lenzuolo ed
Evaristo sul punto di conoscere la gloria.
 successo qualcosa?
No, ma... Mi sembra che oggi andasse in ospedale per un problema di...
Che ha?
Un bozzo al seno. Ma non mi vuole dire niente.
Ma dov' adesso?
E che ne so, io!
Non lo sai?
Beh: secondo la nota che si  degnata di mandarmi, deve essere vicino a Tremp.
Accidenti. Forse ci siamo incrociati per strada.
Tua madre ed io ci siamo separati. Non vuole che vada a trovarla in ospedale.
Arnau drizz la testa. Rimase un bel po' a bocca aperta.
Non sar per colpa mia, per la mia decisione...
No. Risposta secca. Sembra che voglia spazio di manovra. E guardando da un'altra parte:
Quando si fermer a riflettere si sistemer tutto, vedrai.
Il ragazzo stava per dire pregher per voi, ma ci ripens in tempo.
Adesso il vescovo ha chiesto la presenza del sindaco e ha preso l'arnese che sta dentro al
secchiello.
L'aspersorio.
Esatto. Mi immagino che adesso toglieranno il lenzuolo.
Non si azzardino a chiamarmi...
S, Elisenda, lo sanno... Ti lasceranno tranquilla.
Chi toglier il lenzuolo?
Mi immagino che lo far questa signora che...
Com'?
Bassetta, chiacchierona, molto truccata.
La Bscones.
Non sei d'accordo? Gasull, disposto a tutto.
Fa lo stesso. Che altro?
No, adesso questa signora prende il lenzuolo per un lembo e tira. Beh, no. La devono aiutare.
Il sindaco Bringu.
Sentendo quel cognome, Elisenda Vilabr storse il naso. Ma disse solo e che altro, che altro.
Adesso avevano tolto il lenzuolo e il monumento a Oriol Fontelles i Grau venne mostrato in
tutto il suo splendore alla trentina scarsa di curiosi che poterono osservare come, tra il granito e il
marmo, in diagonale, qualcuno degli eternamente scontenti aveva lasciato il proprio messaggio con uno
spray nero. "Fuori i fascisti", c'era scritto. A Evaristo si rizzarono i capelli per i guai che stava per
avere; intanto, poteva cominciare a dire addio alla foto d'onore.
Cos' questo silenzio?
Niente, la gente... Gasull non sapeva dove guardare.  un monumento cos bello... E qui ci sta proprio bene.
La signora Elisenda Vilabr, con le sue mani mute, cominci ad applaudire. Gasull si un a lei.
Poi la Bscones. E il sacerdote. Altri due cittadini. Jordi, no: lanciava occhiate nervose a destra e a
sinistra e si lamentava amaramente, dicendo dove cazzo mi sono cacciato, chi era questo tizio che
adesso risulta che  un fascista, tanto bene sarei stato io da qualsiasi altra parte e invece sto qui a fare il
coglione con i preti e i tossici che riempiono tutto di graffiti come se fossimo nella metro; spero soprattutto che non mi facciano nessuna foto.
Adesso applaudivano pi numerosi, quasi tutti. Era un applauso cos fiacco che Elisenda cap che Gasull le aveva mentito sul numero dei presenti. Pochi o molti che siano quelli che oggi ti onorano,
questo  solo l'inizio, Oriol caro che sei nei cieli, sia rivendicato il tuo amato nome;  solo l'inizio, come quel giorno in cui ho applaudito davanti al quadro finito dicendo  un capolavoro.
Non lo so ha risposto il mio amore, che sei tu. Ma mi  venuto da dentro.
E questo  stato l'inizio, perch in principio era il primo bacio che ti ho dato in fronte, davanti al quadro, dopo che tu avevi passato tanti giorni a baciarmi con il pennello. Com' possibile che poi mi
abbia tradito? Perch mi hai messo tra l'incudine e il martello, perfido miserabile mio?
Fu sul punto di mettersi a piangere mentre sentiva che la gente muoveva le sedie e il sacerdote diceva qualcosa sul gran giorno e sull'emozione che ci pervade. Vedi, Dio?  beato: ho vinto io.
Quando vuoi, ormai posso morire. Nel frattempo, amore mio, mi dedicher a ricompensarti, anche se Dio non vorr.
La signora Elisenda Vilabr tast delicatamente la mezza croce che portava appesa al collo e pens l'amore che muove il sole e le stelle.
Non si sa mai quando avr fine la disgrazia. Non sei neanche arrivata all'ospedale, poveretta.
Ogni volta che di notte, nel silenzio dell'insonnia, sentir le voci lontane del Pamano, penser a te.
Dopo averti cercata dappertutto, ti hanno trovata nel bacino di Sant Antoni, tu, le tue paure e la tua Duecavalli. Mi terr il gatto che, a proposito, non mi hai detto come si chiama. Tina Bros,
millenovecentocinquantacinque, duemiladue. Sono arrivato tardi per aiutare a dare un senso e a riempire il trattino tra le tue date. Il gatto si chiamer Nonsocometichiami. Era da tanto che non
piangevo, Tina. Sai che cominciavo ad avere qualche speranza?
...
Matadepera, 1996-2003.
...
.
...
FINE.